L’11 settembre 1968 ci lasciava Pino Pascali

0
Pino Pascali con la Vedova Blu, 1968, Vienna, Mumok. Foto di Claudio Abate

“Forever young, I wanna be forever young …” cantavano negli anni Ottanta gli Alphaville. E morire a quasi 33 anni, certamente realizza la prospettiva di restare giovani per sempre nell’immaginario collettivo.

L’11 settembre 1968, a causa di un incidente motociclistico e dopo dieci giorni di coma, moriva a Roma Pino Pascali, il ragazzaccio pugliese che tanto aveva dato all’arte contemporanea internazionale.

Era successo già altre volte che a causa dei suoi atteggiamenti spericolati Pascali si procurasse delle ferite, che si rompesse qualche arto mentre era intento a realizzare le sue opere o, a causa dell’alta velocità, andasse a sbattere con la sua motocicletta. Pino era così, vivo, infiammato dall’estro creativo di chi nella mente ha un mondo fantasioso e ricco di gerarchie avulse dalla normalità.

Nato a Bari nel 1935, Pascali alternava la sua vita tra Polignano a Mare e Bari, alla quale si sostituì Roma a partire dal 1955, dove si iscrisse al corso di scenografia dell’Accademia di Belle Arti. In questa città ricca di spunti creativi e di tante personalità che in quel momento stavano facendo la storia dell’Arte italiana, l’artista pugliese ebbe modo di frequentare un ambiente creativo che lo indirizzò verso le tendenze più moderne appena giunte nella capitale.

Per diverso tempo Pino affiancò alla prima produzione artistica quella di aiuto scenografo per la Rai, con la quale collaborò per circa dieci anni, realizzando sia diversi disegni per i caroselli di note marche tra cui Algida, Cirio, Cafffè Camerino, Tv7 e Ferrovie dello Stato, sia le scenografie per brevi fiction musicali come Primula Rossa, I tre Moschettieri,  Il Fornaretto di Venezia e il Conte di Montecristo, disegnando anche alcuni costumi per le coreografie delle Gemelle Kessler.

A partire però dalla fine degli anni Sessanta, grazie anche alla grande amicizia con Maurizio Calvesi, Pascali iniziò la sua produzione più famosa, quella scultorea. Caratteristica principale del suo lavoro era la velocità di esecuzione e l’estrema agilità nel plasmare oggetti di natura diversa, che venivano trasformati in animali preistorici e marini (Grande rettile, Coda di pesce, Dinosauro che emerge), teatrini, armi (Cannone ”bella ciao”, Mitragliatrici, Colomba della Pace), elementi della natura (Campi arati, Canali di irrigazione, Pozzanghere, o i famosi 32 mq di mare circa) e l’ultima produzione degli animali fantastici, come i Bachi da setola e la Vedova Blu.

L’ultima partecipazione pubblica dell’artista pugliese fu alla XXXIV Biennale di Venezia, edizione turbolenta a causa delle ripetute manifestazioni di protesta nei confronti del sistema organizzativo della manifestazione, ma che contribuì a consacrare a livello internazionale l’artista appena scomparso, poiché a mostra ancora aperta, gli venne conferito il Premio internazionale per la scultura.

In pochi anni di attività, Pino Pascali realizzò nove mostre personali e quarantasette collettive, numerosi caroselli e scenografie e tanti film, tra cui il famoso SKMP2 di Luca Patella, lasciando un’eredità importante per chi, come lui, faceva dell’arte il suo gioco preferito.

Condividi
Isabella Battista
Classe 1985, vive e lavora a Bari. Laureata in Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Bari, è giornalista pubblicista dal 2013. Con una forte propensione alla didattica museale e artistica, ha collaborato con diverse istituzioni con progetti per sensibilizzare il pubblico più giovane nei confronti dell’Arte contemporanea e far partecipare attivamente gli studenti alla comprensione delle più moderne tecniche artistiche. Collabora con le redazioni di Puglia In, Telebari e Artribune, mentre nel 2013 è stata coordinatrice della prima edizione della Project Room della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a mare. Ama l’arte in tutte le sue forme, in particolare la fotografia e il linguaggio visivo contemporaneo a cui si sta appassionando anche praticamente e appena ha l’occasione di partire, va alla ricerca di nuove realtà, esplorandole sia dal punto di vista della tradizione culturale che folkloristica. isabella.batt@gmail.com

Nessun commento

Commenta l'articolo