La Grotta dei Cervi

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Il complesso pittorico neolitico più imponente d’Europa è custodito nel Salento, presso la “Grotta dei Cervi”, una cavità situata nella splendida insenatura di Porto Badisco, a 6 km da Otranto.
Incastonato nella roccia calcarea, questo sito archeologico (non accessibile al pubblico) risale a più di quattromila anni fa e deve la sua bellezza alle numerosissime iscrizioni e ai pittogrammi in guano e ocra rossa dell’era neolitica, che ricoprono le pareti della grotta.
Inizialmente, l’ipogeo fu battezzato “Antro d’Enea”: un’antica leggenda raccontava infatti di uno sbarco di Enea, dopo la fuga da Troia, proprio nell’insenatura di Porto Badisco. In seguito, con la scoperta di numerose raffigurazioni pittoriche parietali di cervi, gli fu dato il nome attuale.
La Grotta dei Cervi è un complesso di stretti cunicoli sotterranei collegati tra loro e si articola in tre grandi “corridoi” di 200 metri ciascuno.
Il primo, ad un certo punto, si sdoppia in due rami. Da uno di essi si accede al secondo corridoio. E’ questo il corridoio più stretto, ma nonostante le ridotte dimensioni, è anche quello più ricco di iscrizioni e di testimonianze preistoriche. Verso la fine del suo percorso, si allarga, dando accesso a due sale successive ed, infine, ad un laghetto naturale formatosi dalle acque di stillicidio. La zona circostante è un deposito di guano di pipistrello, la sostenza organica adoperata dall’uomo neolitico per dipingere le pareti.
I corridoi raggiungono una profondità di 26 metri sotto il livello del mare.
Gli ambienti si susseguono secondo criteri logistici; nella parte anteriore della grotta probabilmente si svolgeva la vita familiare, mentre nella zona più interna pratiche per lo più cultuali.
Entrare non è semplice, poichè richiede il passaggio attraverso strette aperture, ma, una volta superate le difficoltà, lo spettacolo che si apre di fronte agli occhi del visitatore è straordinario, soprattutto per la ricchezza di simboli dei pittogrammi dipinti.
Tra le scene rappresentate, numerose sono quelle legate alla caccia, con uomini che tendono l’arco, cervi e cani che corrono. Compaiono, poi, donne, bambini e oggetti di uso quotidiano, come vasi e otri.
Ma quel che colpisce è soprattutto il ricchissimo repertorio di immagini astratte, difficilissime, forse impossibili, da decifrare.
L’intera volta di una sala sotterranea, in fondo al secondo corridoio, è, per esempio, tempestata da impronte di mani di bambino: forse quel che resta di un rito d’iniziazione, o, più semplicemente, un modo di dire “io sono stato qui”. Certo è che tutte queste manine preistoriche creano in chi entra un senso di angoscia e inquietudine, acuito dal profondo silenzio che aleggia nel luogo.
Ci sono poi simboli che ricorrono in tutto il mondo antico, come la spirale, simbolo di vita e rigenerazione, legato al culto della Dea Madre. Nella Grotta dei Cervi questo segno è presente in molti pittogrammi e ciò dimostrerebbe che l’uomo del neolotico usava simili grotte a scopi religiosi o, comunque, sacrali.
Potrebbe essere questo il senso anche della figura della scimmietta o dello sciamano (anche detta divinità danzante) che compare ancora una volta nel secondo corridoio della grotta.
Tale figura appare ad una prima vista in forma antropomorfa, ma, ad una seconda e più approfondita analisi, si scorge la mancanza di elementi antropici e si nota la presenza di una “coda” che non ha alcun riferimento con la figura umana.
Probabilmente, quindi, si tratta di una figura appartenente al mondo animale (una scimietta appunto), o una figura di fantasia accomunata ad elementi religioso-mitologici.
Al di sotto della figura si ritrovano due linee a forma di cuore che si incrociano, comedue serpentelli che s’insidiano nel ballo della scimietta.
Tale figura è entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo, tanto da essere assurta quasi a simbolo del Salento e delle sue tradizioni coreutico-musicali, vista la sua connessione con gli elementi simbolici del tarantismo locale.
Un’altra teoria relativa al pittogramma, lo vede invece come una mappa geografica della zona di Porto Badisco, una trasposizione su pietra dell’ambiente circostante.
Qualunque sia il significato di questo e degli altri pittogrammi, la Grotta dei Cervi resta una delle più belle testimonianze della presenza dell’uomo primitivo in Puglia.

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Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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