La pazienza dell’unico primitivo [Gallery]

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Ezechiele Leandro - "Santuario della Pazienza", San Cesario di Lecce

Un santuario scultoreo, composto da una fitta sequenza di figure che si affastellano occupando ogni minimo spazio, è il fulcro della vasta mostra dedicata a Ezechiele Leandro, protagonista non classificabile né ancora classificato dell’arte contemporanea pugliese, pittore-scultore che ha operato per un’intera esistenza a San Cesario di Lecce, comune salentino che è uno dei tre poli dell’articolata retrospettiva (fino al 30 settembre 2016, catalogo edito da Claudio Grenzi).

L’esposizione, che coinvolge oltre al Santuario della Pazienza e alla Distilleria De Giorgi a San Cesario anche il Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce e la Galleria Nazionale “Girolamo e Rosaria Devanna” di Bitonto, illustra con attenzione il percorso creativo di Leandro, vero e proprio outsider animato da un’autentica ossessione compulsiva del creare arte, all’interno di sezioni autonome che, senza seguire un ordine cronologico, contengono pitture e sculture realizzate con linguaggi e materiali totalmente diversi dall’“unico primitivo” – questa la definizione che Leandro dava di se stesso.

Un’antologia di immagini a mezza via tra reale autobiografico e irreale simbolico rese con un approccio compositivo tendente all’accumulo, emerge con forza arcaica e molto spesso irrazionale dal progetto curato da Antonella Di Marzo, Lorenzo Madaro, Brizia Minerva e Tina Piccolo che, con il sostegno di istituzioni, enti e gallerie, si sono cimentati nel non facile compito di delineare un profilo artistico non inseribile in un movimento specifico, ma che rientra nel più largo e indefinito contenitore della “Outsider Art”, ai cui esponenti viene riservata una sezione al Museo Castromediano.

L’isolamento fisico di Leandro a San Cesario di Lecce, la febbrile e incrollabile pazienza nella costruzione del suo Santuario, al quale lavorerà dal 1962 sino alla morte, nel 1981, sono dunque elementi utili per la comprensione di una produzione solo apparentemente slegata dal contesto artistico coevo, ma che strizza l’occhio alle suggestioni delle grandi Avanguardie Storiche, dal Cubismo di Picasso al Dadaismo e ai movimenti russi; tutte influenze mai dichiarate ma che risultano evidenti quasi quanto i rimandi al mosaico della Cattedrale di Otranto, iconografia che l’artista ripropone ciclicamente soprattutto nei dipinti, a loro volta ascrivibili per larghe maglie alla cosiddetta Art Brut, con cui Jean Dubuffet definiva la produzione di artisti non professionisti e quasi sempre afflitti da problemi di natura psichiatrica.

Questa stessa commistione di stili, influenze, forme, rimandi all’avanguardia e al primitivismo si amplifica nella produzione plastica di Ezechiele Leandro, che trova risalto nell’allestimento presso la storica Distilleria De Giorgi, affascinante sito di archeologia industriale destinato, grazie a un lungo e attento recupero, a diventare per il futuro un importante contenitore culturale, e soprattutto nel Santuario della Pazienza di via Cerundolo (dichiarato di recente dal MiBACT luogo d’interesse culturale), nel giardino dell’artista trasformato negli anni in una fitta selva pietrificata dove il sacro s’intreccia con il profano, il moderno con l’antico, in un immaginario polimaterico di sculture a tutto tondo e di bassorilievi; ed è proprio tra i viali del santuario, sorvegliati dallo sguardo di divinità umane e arcaiche, che la dimensione di Leandro, quella più intima e problematica, trova la sua più esplicita consacrazione.

 

[Nella gallery le immagini del Santuario della Pazienza di San Cesario di Lecce]

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