La Via Appia “pugliese”

Domenica 14 maggio è in programma la seconda edizione di Appia Day, un’intera giornata dedicata alla famosa arteria di comunicazione, con 120 eventi in calendario, consultabile sul sito internet ufficiale della manifestazione, www.appiaday.it .

0

Ritorno al passato. C’era una volta la Via Appia. Ossia l’antica strada che collegava Roma a Brundisium (Brindisi), il più importante porto per la Grecia e l’Oriente, nel mondo dell’antica Roma. Si tratta, senza tema di smentita, della più famosa strada romana di cui siano rimasti i resti, tanto che gli stessi romani dell’epoca la definivano come “regina viarum”. C’era una volta e c’è ancora, nella memoria e nelle testimonianze che ne tengono vivo il ricordo. E così, domenica 14 maggio è in programma la seconda edizione di Appia Day, un’intera giornata dedicata alla famosa arteria di comunicazione, con 120 eventi in calendario, consultabile sul sito internet ufficiale della manifestazione, www.appiaday.it .

L’evento, organizzato da un ampio comitato promotore, intende rappresentare una grande festa popolare che unirà tante città e comunità locali per celebrare il fascino e l’incanto dell’Appia Antica e per chiedere la pedonalizzazione della storica strada 365 giorni all’anno.

Correva il mese di dicembre del 1965 quando il ministro dei Lavori Pubblici Giacomo Mancini decideva di vincolare a parco pubblico il comprensorio dell’Appia Antica, da Porta San Sebastiano ai confini del territorio comunale. Un’iniziativa che ha dato il via alla nascita del più grande museo a cielo aperto della Roma antica, dalla Colonna Traiana di piazza Venezia ai Castelli romani.

Ripercorriamo le principali tappe della storia della strada che riguarda in parte anche il territorio pugliese. I lavori per la costruzione iniziarono nel 312 a.C., per volere del censore Appio Claudio Cieco (Appius Claudius Caecus, appartenente alla Gens Claudia), che fece ristrutturare ed ampliare una strada preesistente che collegava Roma alle colline di Albano. I lavori di costruzione si protrassero fino al 190 a.C., data in cui la via completò il suo percorso fino al porto di Brindisi. Nel 71 a.C., 6.000 schiavi si ribellarono sotto la guida del celebre Spartaco (Spartacus). Dopo la cattura e la morte dello schiavo, tutti i ribelli vennero a loro volta catturati e crocifissi lungo la strada, fino a Pompei. La strada fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano, Adriano. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la strada cadde in disuso per molto tempo, fino a quando Papa Pio VI ordinò il suo restauro e la riportò in attività.

Dal porto di Brindisi salpò Federico II in direzione della Terra santa; nel Medioevo, l’Appia divenne, con la via Traiana, la via dei crociati. La strada dimenticata per secoli fu riscoperta durante il periodo rinascimentale. Ampie parti della strada originale si sono preservate fino ad oggi ed alcune sono tuttora usate per il traffico automobilistico (per esempio vicino Velletri). Lungo la parte di strada più vicina a Roma si possono ammirare numerose tombe e catacombe romane delle prime comunità cristiane.

Negli anni ’50 e ’60 sul tratto urbano della Via Appia Antica si realizzano ville esclusive, che diventano residenza dell’alta società romana. Il percorso originale dell’Appia Antica, partendo da Porta Capena, vicino alle Terme di Caracalla, collegava l’Urbe a Capua (Santa Maria Capua Vetere) passando per Aricia (Ariccia), Forum Appii, Anxur (Terracina) nei pressi del fiume Ufente, Fundi(Fondi), Itri, Formiae (Formia),Minturnae (Minturno), e Sinuessa (Mondragone).

Da Capua proseguiva poi per Vicus Novanensis (Santa Maria a Vico) e, superando la Stretta di Arpaia, raggiungeva, attraverso il ponte sul fiume Isclero, Caudium (Montesarchio) e di qui, costeggiando il monte Mauro, scendeva verso Apollosa ed il torrente Corvo, su cui, a causa del corso tortuoso di questo, passava tre volte, utilizzando i ponti di Tufara Valle, di Apollosa e Corvo, i primi due a tre arcate e l’ultimo a due. Questi furono distrutti durante la seconda guerra mondiale, e solo quello di Apollosa è stato ricostruito fedelmente. Un dubbio sorge circa quale percorso seguisse l’Appia da quest’ultimo ponte fino a Benevento; rimane però accertato che essa vi entrava passando sul Ponte Leproso o Lebbroso, come indicato da tracce di pavimentazioni che conducono verso il terrapieno del tempio della Madonna delle Grazie, da cui poi proseguiva nel senso del decumano, cioè quasi nel senso dell’odierno viale San Lorenzo e del successivo corso Garibaldi, per uscire dalla città ad oriente e proseguire alla volta di Aeclanum (Mirabella Eclano), come testimoniano fra l’altro sei interessanti cippi miliari conservati nel Museo del Sannio. Ed eccoci giunti in Puglia. L’Appia raggiungeva il mare a Tarentum (Taranto), passando per Venusia (Venosa) e Silvium (Gravina). Poi svoltava a est verso Rudiae (Grottaglie) fino ad un’importante stazione presente nella città di Uria (Oria) e, da qui, terminava a Brundisium (Brindisi) dopo aver toccato altri centri intermedi.

 

Condividi

Nessun commento

Commenta l'articolo