LaserInn di Valenzano, tra ricapitalizzazione e fallimento

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In bilico tra ricapitalizzazione e fallimento. E quella che poteva (anzi, che avrebbe dovuto essere) una chiave di sviluppo e di successo per tante StartUp del territorio, rischia di finire in maniera poco consona alle speranze ed agli investimenti di molti.

Venerdi 11 novembre 2016, infatti, c’è grande attesa per l’assemblea dei soci del consorzio pubblico/privato Laserinn di Valenzano, attualmente in stato di liquidazione dallo scorso 4 agosto, che sarà chiamata a decidere fra la ricapitalizzazione della società, da parte dei soci o attraverso l’ingresso di nuovi investitori, o il fallimento.

La situazione attuale, dovuta ad una grave perdita di bilancio 2015 con conseguente azzeramento del capitale sociale, era tuttavia nell’aria da più di anno. Soprattutto la mancata erogazione dei contributi spettanti per lavori svolti e rendicontati da parte delle pubbliche amministrazioni, e in particolare del MIUR, hanno lentamente portato la struttura al collasso.

A pagare le conseguenze di questa situazione sono i 14 dipendenti della L.A.Ser.Inn Scarl (ex Centro Laser Scarl), quasi tutti a tempo indeterminato, che il 15 ottobre hanno ricevuto dal liquidatore la lettera di licenziamento.

Peraltro i dipendenti non percepivano retribuzione dal mese di Agosto 2015, e in questo momento non hanno alcuna certezza di poter recuperare, almeno in parte, quanto loro dovuto, ivi compresi gli ultimi versamenti contributivi e ai fondi pensionistici di categoria, dovuti e mai erogati.

A fronte di questa situazione insostenibile, gli stessi lavoratori si dicono sconcertati del fatto che al di la delle tante belle parole di sostegno e solidarietà ricevute, soci dell’importanza e dell’autorevolezza di Università di Bari, Politecnico di Bari, Area Metropolitana di Bari, Enea, tutti soci pubblici, e Gruppo MerMec, socio privato che detiene il pacchetto più sostanzioso del capitale sociale, non abbiano mai né sollecitato il liquidatore alla distribuzione richiesta dai dipendenti delle cifre incassate nelle ultime settimane a fronte di lavori eseguiti, né, cosa ancor più grave, minimamente accennato all’ipotesi di creazione di un tavolo operativo mirato al ricollocamento del personale.

Insomma, alcune somme sono arrivate nelle casse sociali, ma nessuno ha pensato di utilizzarli per ristorare, almeno in parte, i lavoratori che tanti sforzi hanno profuso nel cercare di far andare avanti una situazione che, da tempo, era abbondantemente insostenibile.

Un progetto di impresa che, nato con l’idea di fare da collettore di giovani risorse umane e professionali, viene affossato dall’inerzia di chi avrebbe dovuto contribuire al suo sostentamento (senza regalìe o altro, ma soltanto con il pagamento del dovuto). Ma per queste cose c’è sempre tempo, no?

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