Latte alla stalla, l’aumento della produzione fa scivolare il prezzo

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Difficile prevedere l’andamento del prezzo del latte  alla stalla nel primo semestre 2018, ma ci potrebbe  essere un’inversione di tendenza rispetto a un’annata sostanzialmente positiva.

L’inizio del nuovo anno coincide con i rinnovi dei contratti sulle forniture di latte e i primi segnali, a causa degli aumenti di produzione registrati negli ultimi mesi del 2017, in Italia, ma soprattutto in Paesi europei come Francia e Germania, lasciano intravvedere una tendenza al ribasso dei listini, soprattutto rispetto a quelli degli ultimi mesi del 2017.

Lo segnala Renzo Nolli, nuovo presidente della Federazione nazionale del latte di Confagricoltura: “In realtà – spiega – il contratto con Italatte, il maggior primo acquirente del latte italiano (Gruppo Lactalis, proprietaria dei marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Cademartori),  in scadenza il 31 dicembre scorso, si è tacitamente rinnovato: si basa su un indice composto per il 70% dalla media dei prezzi della materia prima nei 27 Paesi Ue e per il restante 30% dal valore del Grana Padano che negli ultimi mesi del 2017 ha raggiunto massimi di 40-41 centesimi al litro. Anche altri contratti stipulati nel 2017  in base alle destinazioni della materia prima si sono mantenuti sul livelli soddisfacenti”.

Nel 2017 il latte alla stalla in Lombardia, regione leader con il 42% del latte italiano prodotto, è stato quotato mediamente, secondo le elaborazioni del Clal, 37,42 centesimi al kg, ben 11,4% in più rispetto al listino medio dell’anno precedente.

Queste quotazioni potrebbero essere a rischio scivolone nei prossimi mesi: i dati del Clal.it (sito di riferimento per il settore) evidenziano un aumento dei volumi di latte dell’Unione Europea da gennaio a novembre 2017, più marcato  negli ultimi mesi, con un +4,5% a settembre in confronto allo stesso mese del 2016, un +4,8% a ottobre e un +5,6% a novembre. Nei primi 11 mesi del 2017 l’Unione europea ha prodotto complessivamente 2 milioni e 213mila tonnellate di latte in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+1,6%), superando i 143,2 milioni di tonnellate.

Anche in Italia si è registrato un incremento della produzione, mediamente del 3,3% fra gennaio e novembre 2017, con un picco del 5,7% in ottobre.

“A causa della crescita produttiva si sta già osservando un calo del prezzo medio sia del latte europeo – sottolinea Nolli – che del Grana Padano”.  In vista di nuovi pesanti sacrifici che la congiuntura potrebbe richiedere agli allevatori, non resta che correre ai ripari: “Innanzitutto accelerando – spiega il presidente della sezione di prodotto – sull’aggregazione dell’offerta in modo da rafforzare l’associazionismo e quindi il potere contrattuale dei produttori.  Su un altro versante occorre puntare sempre di più sulla corretta informazione al consumatore circa le garanzie di qualità offerta dal sistema produttivo italiano,  per sgombrare il campo dalle numerose fake news che spesso circolano anche sul web”.

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Redazione
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