Ligabue dà forma ai sogni di Bari

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“Sono sempre i sogni a dare forma al mondo” canta Luciano Ligabue in uno dei pezzi più belli di Mondovisione, il suo ultimo, riuscitissimo album.
E c’è da crederci, a giudicare dall’entusiasmo con il quale il rocker di Correggio è stato accolto dal popolo di Bari, nella quattordicesima tappa del suo Mondovisione tour 2014. “Questo è l’ultimo concerto del tour, rendiamolo indimenticabile” dice il Liga aprendo lo spettacolo. E a rendere speciale la serata ci penseranno la passione, l’energia, il calore degli oltre 40000 presenti all’Arena della Vittoria, provenienti da ogni parte del Sud, per inseguire i propri sogni, urlando e ballando le canzoni di Ligabue.

Che sarebbe stato uno show in grande stile, lo si era capito subito. Non è male l’idea di un concerto che inizi tardi, quando il buio è ormai pieno e la febbre d’attesa ha raggiunto il suo apice. E non è male un palco a 180 gradi che consente una migliore visuale anche agli spettatori laterali. La scenografia insomma è imponente. Alle 21.30 precise si spengono le luci dello stadio e sul mega schermo (davvero impressionante l’impatto visivo) compare una mano che accende un fiammifero: è il segnale d’avvio del concerto.

Parte subito forte lo spettacolo che, in più di due ore, condensa tutta la carriera dell’artista emiliano. C’è il mondo di Ligabue e il mondo secondo Ligabue nella scaletta e nella scenografia di un live che dosa, con sapienza, successi storici e nuovi brani.
Apre le danze “Il muro del suono” e si concretizza subito, anche dal vivo, quell’attualità civico-politica che per la prima volta il Liga ha deciso di dare alle sue canzoni. Seguono in rapida successione “Il volume delle tue bugie” e “Ho messo via”, nel primo degli intensi momenti di richiamo del suo repertorio classico. Il Liga crede ai nuovi brani e li canta con grande convinzione, ma è il supporto del pubblico a non mancare davvero mai: spesso la sua voce (che certo non manca) rischia di soccombere al coro unico dello stadio.
La serata prende semre più ritmo con “Nati per vivere” e “Il giorno di dolore”, in un momento di grande impatto sonoro ed emotivo. Soprattutto quest’ultima mette i brividi.
Il concerto diventa una festa e Luciano si scioglie, seguito dalla band. Dopo una serie di passerelle verso il prato, per nutrirsi ancora più intensamente del calore dei suoi fan, Ligabue torna dal suo gruppo e attacca “Balliamo sul mondo”. Naturalmente viene giù lo stadio. E non sarà l’unica volta.
Il palco intanto continua a fare il suo dovere. Il rischio sarebbe stato quello di togliere attenzione alle canzoni, viste le dimensioni dell’impalcatura e dello schermo. E invece, quasi ogni brano ha i suoi video dedicati, ben inframezzati dalle immagini in diretta, grazie a una regia che aggiunge senso ai pezzi. È il caso di “Per sempre”, accompagnata da foto tratte dall’album di famiglia Ligabue: Luciano bambino e i genitori in bianco e nero accanto a lui. Poi è di nuovo delirio con “L’odore del sesso” e “Urlando contro il cielo” inno che fa letteralmente esplodere lo stadio. Segue, in un passaggio di ritmo per nulla facile e scontato “La neve se ne frega”, una delle canzoni più apprezzate di Mondovisione, cantata chitarra e voce sulla passerella.

Siamo a metà spettacolo e c’è una bella sorpresa per i fan. “Questo è il momento più bello del concerto” spiega divertito il Liga al centro dello stadio, «ho deciso di prendermi una pausa, quindi ora cantate voi”. I ragazzi della band suonano e lui da il tempo al pubblico “un, due, tre” e giù con alcuni dei suoi successi più belli: “Hai un momento Dio”, “Viva” e “Marlon Brando” che l’Arena della Vittoria canta con perfetta scelta di tempo, intonazione ed energia. Il giochino piace al cantante e, sempre al pubblico, fa introdurre “Tu sei lei”, che poi intona riprendendo posto in mezzo al palco.

“A che ora è la fine del mondo?” e “Piccola stella senza cielo” sono due must prima che torni sotto le luci il nuovo Liga politicamente arrabbiato. “Il sale della terra” è introdotta sullo schermo da frasi di grandi personaggi della cultura contro la mania del potere e durante la canzone scorrono le cifre dei costi della politica in Italia.

Il concerto si avvia alla conclusione con “Il meglio deve ancora venire” e “Tra palco e realtà”.

“Sono fortunato” dice il Liga e ringrazia pubblico e band presentando i suoi compagni di palco ad uno ad uno. E’ il momento dei bis, tra i quali spicca “Certe notti.

La chiusura “Con la scusa del rock ‘n’ roll” è un bel modo di celebrare una carriera strepitosa, con spezzoni video a mosaico sul mega schermo tratti dagli oltre vent’anni di esibizioni del cantante.

Fan appagati e Liga sorridente. Luciano può essere soddisfatto: con la scusa del rock ‘n ‘roll, tanti nuovi sogni sono pronti a dare forma al mondo.

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Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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