Lilli Totaro: l’economia pugliese ha molto di inespresso

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Comprendere le esigenze delle aziende per capire meglio le dinamiche dei mercati, con la consapevolezza di una crisi lunga e profonda, ma che non deve spaventare. Ne abbiamo parlato con Lilli Totaro, presidente Confindustria Giovani Imprenditori Bari – Bat. 35 anni, putignanese, si è laureata in Scienze Politiche Internazionali presso l’Università degli Studi di Siena ed è direttrice del personale dell’azienda di famiglia: Mafrat. Con sede a Putignano e clienti in Italia ed Europa, Mafrat opera nel childrenswear, comparto che vive un momento di profonda riflessione e di revisione delle proprie dinamiche, ma capace di conservare l’immagine della qualità italiana rinnovandosi e aprendo le sue frontiere.

Quanto conto la gavetta di ieri per la crescita di domani? 

“La gavetta la faccio ancora oggi! Sinceramente non mi sento di aver raggiunto un traguardo, ma credo di avere tanto da imparare da chi ha più esperienza di me. Chiaramente, con il tempo ho acquisito più sicurezza e più competenze. Lavoro nell’azienda di famiglia dal 2001, produciamo abbigliamento per bambini. Ho iniziato facendo davvero di tutto anche per sperimentare i vari ambiti e comprendere meglio quali erano le mie attitudini. Oggi sono direttrice del personale e, dal momento che nell’azienda lavoro con dei brand in licenza, mi occupo dei rapporti con le varie maison dalla fase contrattuale a quella più operativa”.

Come giudica l’economia nostrana?

“Un’economia a tratti inespressa: in Puglia abbiamo delle realtà aziendali di tutto rispetto spesso bloccate dalla burocrazia, dai costi del lavoro attanaglianti e dal particolare momento storico che sicuramente non aiuta. Non per questo siamo autorizzati a piangerci addosso. Bisogna avere fiducia e continuare a crederci. Le potenzialità ci sono tutte”.

Quali sono i suoi nuovi obiettivi aziendali?

“In questo momento puntiamo molto sul nostro canale retail: stiamo aprendo dei negozi a marchio “Quore” in cui vendiamo i brand che produciamo garantendo alta qualità e prezzi convenienti. Al momento siamo a quota 36 in tutta Italia”.

Cosa pensa delle start up e dei fondi europei in un Periodo in cui le aziende chiudono e si sente odore un ritorno alla terra?

“Ben vengano le start up, purché si tratti di progetti seri e non siano una moda e una propaganda. Gli incentivi alla nuova imprenditoria sono uno strumento positivo e non è da escludere che una start up e il ritorno alla terra possano coincidere”.

Quanto hanno influenzato secondo lei le liberalizzazioni sul potere dei grandi gruppi commerciali e l’indebolimento dei piccoli negozi?

“Il mercato non è un concetto statico, ma in continuo movimento: è vincente chi riesce ad adeguarsi alle varie trasformazioni. Il rafforzamento dei grandi gruppi commerciali è una realtà impossibile da contrastare, tanto vale sfruttarla”.

Lei è anche presidente di Confindustria giovani Bari e Bat, come lo vede il futuro delle aziende della regione?

“I nostri giovani sono brillanti, illuminati, motivati. Dai nostri incontri e dai nostri confronti vengono fuori feedback  e idee di cui mi stupisco io stessa. Il futuro non può che essere positivo”.

Parlare di futuro in questi anni è sempre una criticità. Quali sono i vostri obiettivi e la vostra mission?

“Durante la mia presidenza sto dando ampia priorità alla formazione che si realizza su due fronti: la stretta collaborazione con istituti scolastici e università per orientare e supportare i giovani che stanno per avvicinarsi al mondo del lavoro, e al contempo la formazione di noi associati che perseguiamo con workshop specifici e viste aziendali presso le eccellenze del territorio italiano. In generale credo che l’associazionismo porti ad un confronto costante e costruttivo e il confronto si tramuta inevitabilmente in crescita”.

Che consiglio si sente di dare agli under 40 che si cimentano nell’impresa di una attività autonoma?

“E’ giusto perseguire le proprie idee con tenacia e determinazione, senza però trascurare analisi e valutazioni accurate per comprendere quello di cui il mercato ha bisogno. Come accennavo, viviamo in un’epoca di cambiamenti repentini, occorre avere un approccio il più “camaleontico” possibile per domare e cavalcare l’onda della trasformazione”.

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Maria Pia Ferrante
Nata a Bari nel 1982, laureata in Farmacia, è insegnante e pubblicista. Appassionata di cinema e musica, vivrebbe ovunque purché davanti un palco o un grande schermo. Mischia cucina e alchimia. Sunset victim; rock fanatic. Girovaga per festival e si commuove sempre sulla sigla di Fuori Orario

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