L’Italia in crisi, il ruolo del gioco d’azzardo e la lotta pugliese contro il GAP

0

Una situazione spesso insostenibile per le famiglie, che faticano a trovare il proprio equilibrio. Un tempo poteva bastare lo stipendio di un solo membro, oggi spesso non ne sono sufficienti due. È il prezzo da pagare alla modernità, un conto salato che passa da tentazioni a cui non è semplice rinunciare. Come il gioco d’azzardo, che si presenta come una scorciatoia per la rivincita sociale ed economica. Più spesso non è così, ma quando si realizza il suo impatto nella vita è troppo tardi.

È l’analisi che trapela da un rapporto sull’Italia, qui consultabile, che prende in considerazione il momento delle famiglie italiane. Quasi la metà di loro (48,3%, contro il 47,2% di inizio 2016) non riesce a sbarcare il lunario, aggravata da continue spese. La goccia che fa traboccare il vaso si rivela essere le cure mediche, non preventivate e per questo devastanti nell’economia di una famiglia. Tanto che un quarto delle persone non riescono a sostenere l’esborso, con tutte le conseguenze del caso. Il 21,2% degli intervistati si è dichiarato abbastanza povero, il 3% addirittura molto povero. Numeri che si teme possano aumentare in futuro, anche per la preoccupazione che sta destando il fenomeno del gioco d’azzardo.

Contrariamente alle aspettative, la diffusione delle scommesse prolifera proprio tra chi non ha soldi da sperperare. Lo stato di povertà può dipendere da diverse cause, ma la dipendenza da gioco è riconosciuta dal 38% degli intervistati. La ludopatia interesserebbe circa il 5% dei giocatori (800.000 su 16 milioni), ma arriverebbe a toccare punte del 49% presso i disoccupati. Non risulta complicato ipotizzare il procedimento psicologico nascosto dietro questi numeri. La mancanza di uno stipendio costringe alla ricerca di tanto denaro in poco tempo, con tutti i mezzi. Le slot machine sembrano costruite apposta per questo intento: potenzialmente bastano pochi minuti per fare jackpot, in realtà se ne impiegano molti per tornare a casa con il portafogli ancora più vuoto. La disperazione ha però la meglio sul ragionamento razionale, soprattutto quando non ci sono alternative.

In un momento nel quale lo Stato non sembra riconoscere l’importanza del problema, sono le istituzioni locali a muoversi in difesa dei cittadini. La Puglia è stata una delle prime regioni ad adottare una legislazione contro il gioco d’azzardo patologico, prevedendo tra le altre misure anche il famoso distanziometro. L’applicazione non è ancora completa, ma si spera di avere risultati concreti nel prossimo futuro. Intanto si procede alla difesa e alla correzione dei refusi di quanto già previsto, sperando di costruire basi solide per ulteriori interventi. La regione ha già dimostrato di voler investire nella lotta alla ludopatia mettendo a bilancio 50 mila euro per misure di prevenzione del gioco compulsivo per il 2017, prevedendo poi la stessa cifra per 2018 e 2019. Una mossa significativa per dare un segnale ai comuni, spesso in balia del mancato accordo tra governo centrale e proposte locali. Se la crisi economica continuerà a portare i suoi effetti, non tutte le zone d’Italia si faranno trovare impreparata. Almeno per la ludopatia, la malattia più silenziosa del ventunesimo secolo.

Condividi
Redazione
#raccontiamolapuglia. Quotidiano online indipendente di carattere generalista con un occhio particolare alle tante eccellenze della nostra regione.

Nessun commento

Commenta l'articolo