Lyoness e Cashback, raccolta punti, fidelizzazione, multilivello? Proviamo a fare chiarezza

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C’è una multinazionale che ha trasformato la classica raccolta punti fedeltà del supermercato, in una rete trasversale di consumatori ed esercenti, capace di attrarre a sé oltre un milione di iscritti e 12mila imprese convenzionate, solo in Italia. Hubert Freidl è l’austriaco fondatore che nel 2003 ha lanciato Lyoness, una piattaforma utile a gestire la “shopping comunity” e che, tra sconti sugli acquisti futuri e sistema cashback, attira sempre più clientela.

Abbiamo deciso di parlarne con Giuseppe Pino Ciannella, vice-Presidente Lyconet, ovvero dell’insieme di rappresentanti di questa società, da loro chiamati “marketer”, che gestiscono una determinata comunità commerciale.

Ciannella, anzitutto chiariamo un punto. Il cashback è un sistema di fidelizzazione della clientela o un modo per fare soldi? C’è confusione su questo.

Il cashback, come dice la parola stessa, è un ritorno di denaro su una spesa che comunque il cliente avrebbe effettuato, e siamo tutti clienti su questo Pianeta. Il cashback è l’evoluzione del classico sconto (una perdita netta per le attività commerciali che era diventata così eccesiva da costringere diverse attività ad abbassare il livello dei servizi e dei prodotti, pur di rimanere sul mercato). Essendo il cashback una soluzione intelligente ed apprezzata anche dai clienti che non amano chiedere lo sconto in cassa (ma lo vorrebbero), ha coinvolto sempre più Partite Iva.

In genere quando parte un movimento di massa, dietro può anche crearsi un business. LYONESS è stata l’inventrice del Cashback e sapendo già dal 2003 che sarebbe stata imitata, ha registrato il suo Brand di proprietà “CASHBACKWORLD”. Quindi ogni volta che si sente parlare di cashback, si sta facendo pubblicità indiretta.

Il sistema Lyoness è molto innovativo. Un mix tra punti fedeltà, ritorno in danaro sugli acquisti utilizzato dal payback di American Express, e la possibilità di fare carriera in stile multilivello assicurativo. Alcuni blog su internet lo assimilano al metodo Ponzi. Che può dirci a riguardo?

Secondo la legge italiana 173/2005 vengono ritenuti “sistema Ponzi” tutti quei sistemi che si reggono su fee (tassa, ndr) d’ingresso o vendita di corsi. Noi ci reggiamo invece sulle percentuali che mettono sul piatto tutte le attività commerciali che firmano un contratto con noi, entrando nella nostra Comunità d’Acquisto perché ne ricevono vantaggi. Infatti le PMI pagano queste percentuali solo dopo aver incassato dal cliente.

Le multinazionali nominate da Lei non fanno altro che utilizzare un sistema intelligente quale quello del cashback, confermando la validità del nostro business. I punti chiamati da noi Shopping Points sono ulteriori vantaggi per i clienti oltre al cashback, e sono anche un guadagno per chi decide invece di “aiutare a costruire” la nostra comunità.

Quest’ultimi vengono retribuiti, giustamente, in base a quanto fatturato spostano nel nostro circuito, e l’unità di misura del loro lavoro viene valutata in shopping points stessi.  In base a quanti SP crea la propria comunità d’acquisto ogni mese si raggiunge un livello che permette un guadagno.

Le vostre convention, a cui ho assistito, prendono molto spunto dagli stili comunicativi dei guru motivazionali. È questo il segreto del vostro successo? La motivazione?

Le business info, che sono il primo approccio al pubblico come dice la parola stessa, sono un’ora di informazione sul nostro business, quindi non hanno nulla di motivazionale perché servono solo a dare dati ed informazioni. Noi non usiamo mai leve motivazionali, invece a chi ha già deciso di formarsi offriamo corsi sulla comunicazione che ritornano utili in ogni ambito della propria vita.

Il nostro successo è dovuto al fatto che tutti siamo consumatori e tutti vorremmo, a parità di qualità del prodotto e servizio, un vantaggio economico, magari senza neanche chiederlo. Se poi oltre a quest’ultimo ci uniamo l’appartenenza ad un gruppo, magari ad un club sportivo, l’alchimia è presto spiegata.

Esiste la possibilità di fare carriera nel mondo del cashback, e le cifre di cui si parla sono mirabolanti. Anche i profili Facebook dei vostri “marketer” ostentano un certo sfarzo. È una élite raggiunta dai primi ad avventurarsi che poi guadagnano su tutta la rete sottostante, o è ancora possibile raggiungere determinati traguardi?

Beh, se in alcuni profili si ostenta qualcosa, è perché si sono fatti sacrifici. È inutile prendersi in giro, alla gente piace fare la bella vita. Nessuno direbbe “no preferisco lavorare come un matto tutta la vita”, senza pensione e con posti di lavoro meno stabili. Se dall’altra parte invece c’è la possibilità concreta di vivere una vita migliore grazie ai cambiamenti che ci sono oggi, che chiaramente qualche decennio fa non erano possibili senza talune tecnologie, è evidente che guadagnare con la rete sia molto più intelligente.

Essendo in democrazia uno può scegliere, se si decide di lavorare con noi, non è il primo a guadagnare di più (altrimenti sarebbe un sistema piramidale, ed è illegale. Noi siamo certificati), ma chi si struttura meglio e vuole addentrarsi in questo sistema. Essendo i tempi maturi, oggi è molto più semplice guadagnare rispetto a qualche anno fa, inoltre stanno aderendo importanti gruppi sportivi che danno sicurezza al pubblico.

Quindi, andando a concludere, chi entra oggi nella nostra rete può ottenere più successo di chi è entrato nottetempo.

Nel vostro sistema si parla anche di cloud ed importanti adesioni, dalla Moto GP a squadre di calcio e non solo. Ma se i cosiddetti big player cominceranno a fare fidelizzazione, non verranno spazzati via tutti i “piccoli imprenditori” della catena?

La domanda non è posta bene, perché come già detto la “catena” è illegale, e si spezza. Noi invece siamo una comunità d’acquisto circolare. Mentre, i big player non fanno altro che accelerare i guadagni delle PMI, perché se la Moto GP fa registrare i propri tifosi, essi spenderanno nelle piccole e medie imprese attive sul circuito.

Tutto il contrario quindi, molti imprenditori lo hanno capito e stanno accelerando gli ingressi. Abbiamo 400-500 nuove attività al mese che entrano nel circuito, con un trend in forte crescita.

Sappiamo che per i consumatori l’App è gratuita, ma una attività commerciale per avere i vantaggi della visibilità su Lyoness, e quindi la possibilità di incrementare i propri guadagni grazie all’adesione nella shopping community, che costi sopporta?

Sì, per il cliente l’App è gratuita e si hanno solo vantaggi, vantaggi che le attività decidono di mettere sul piatto in base alla categoria merceologica. E nella loro percentuale di costo, si paga il vantaggio per il cliente, il vantaggio per chi ha portato il cliente nella rete, e per chi costruisce. Per potere entrare nel circuito ci sono tre pacchetti marketing.

Quello base (lite) costa 399,00€ + IVA una tantum, in questo modo si è presenti sulla App e si possono ricevere clienti registrati da altre attività, ad esempio dalla grande distribuzione. A fronte di ciò gli affiliati mettono a disposizione una percentuale sulle transazioni, ma pagano solo dopo avere incassato il denaro. Il secondo pacchetto (basic) costa 699,00€ + IVA una tantum (più una mensilità di 29,90€ fissa), perché si hanno ulteriori strumenti. Ad esempio la creazione di deals, ovvero volantini digitali che permettono ai clienti che hanno shopping points di spenderli nelle loro attività. Ed è sempre il titolare d’azienda che decide se e quando farlo, oltre ad ottenere cento card brandizzate. L’ultimo è il pacchetto professional a 999,00€ + IVA una tantum più 69,90€ al mese, che prevede il CRM (Customer Relationship Management). In soldoni si possono mandare mail ai clienti, ricevere feedback sugli acquisti, comunicazioni costanti ed automatizzate. In questo caso si hanno 250 card brandizzate, con il logo della propria azienda, fidelizzando maggiormente i propri clienti.

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