Meridione biodegradabile, come i sacchetti

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Dal 1° Gennaio 2018 sono obbligatori i sacchetti di plastica ultraleggeri biodegradabili (al 40%), o meglio ancora, per essere più precisi sulla polemica e non sulla questione ambientale, ne è obbligatorio il pagamento.

Andiamo con ordine, il 3 agosto 2017 il Parlamento ha approvato la legge 123, che recepiva la direttiva 720 dell’Unione Europea, che a sua volta, era figlia di una esperienza italiana! In parole povere l’Europa si è conformata alle leggi italiane, ma poi l’Italia era in infrazione per non avere recepito a sua volta, con un atto formale, le disposizione europee. Un po’ come se chi copiasse a scuola avesse un voto più alto: “Per l’originalità del tema.”

Eppure Matteo Renzi su Facebook sbotta: (…) La storia è molto semplice. Nel 2017 l’Italia ha attuato una direttiva europea che tende a eliminare la plastica dai sacchetti. L’obiettivo sacrosanto è combattere l’inquinamento alla luce degli impegni che abbiamo firmato a Parigi e che rivendichiamo. (…)

Non è in realtà così semplice. Anzitutto non si comprende perché il provvedimento sia figlio del “Pacchetto Mezzogiorno”, o al Sud siamo green, o volevano smaltire l’ennesimo pruriginoso balzello in un decreto omnibus.

Infatti questi sacchettini, utilizzabili una solta volta, nella pesatura e acquisto di frutta, verdura, pane, o prodotti in farmacia, non è che prima non fossero obbligatori nel nostro Paese, come dicevamo prima, ma semplicemente erano gratuiti. Il sacchetto va computato a parte sullo scontrino, perché l’obiettivo della norma è quello di rendere più sensibili i consumatori al tema e magari più parsimoniosi nello spreco, dando visibilità all’esborso.

L’aggravio per le famiglie, in base alla mole di accessi al supermercato, può variare da 6-7 euro annui ai 50 euro annui. E cosa molto importante, la busta che viene in contatto con gli alimenti dev’essere vergine.

Eppure la normativa europea, a dispetto di ciò che giustifica il Governo e di ciò che replica l’ex Premier, dice esattamente il contrario della legge nostrana: “Gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi.”

È chiaro l’inganno e la strumentalizzazione, no? Noi abbiamo imposto l’esatto contrario, e per di più non v’era nessuna costrizione a renderli a pagamento, quindi abbiamo fatto l’inverso del “ce lo chiede l’Europa.”

La diatriba politica è entrata nel vivo della campagna elettorale, e le stilettate al PD riguarderebbero “aziende amiche” nella produzione di queste bustine. Vero o falso che sia, c’è di fatto che si avranno due effetti negativi.

Il primo, l’ennesimo balzello sul carrello della spesa, di cui non sentivamo nessuna esigenza in una economia stagnante; Il secondo, la probabile contrazione del mercato (e non l’espansione) di codeste aziende produttrici, perché molti più consumatori rigetteranno la fornitura del sacco a pagamento.

Per produttori e clienti, di ultraleggero, potrebbe rimanerci solo il portafoglio.

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