Il miracolo della Vidua Vidue, tutti insieme appassionatamente

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Primo colpo di cannone. La gente in Piazza del Ferrarese riconosce il richiamo e s’incammina verso la muraglia. Secondo colpo di cannone. L’hanno sentito tutti, anche nelle corti più inaccessibili, nelle viuzze più tortuose, nei sottani più infrattati. Terzo colpo di cannone. “La vì, la vì” (la vedi, la vedi), grida un ragazzino, seguendo con un dito la parabola del colpo appena sparato. “La vidue, la vidue” (la vedova, la vedova), lo canzona suo zio, giocando con suoni e termini dialettali, vicini nella pronuncia, lontani nel significato. Il sindaco sta per prendere parola. Una fitta selva di piedi corre a perdifiato verso il fortino di Sant’Antonio. La folla è gremita. Il primo cittadino si schiarisce la voce e inizia a ricordare la fine dell’assedio saraceno, nel 1002 d.C. Ringrazia Venezia e la sua flotta. Nonostante Bari e Venezia fossero all’epoca acerrime rivali, perché si contendevano il controllo delle coste adriatiche, in quella circostanza collaborarono fianco a fianco per scacciare il nemico saraceno. Evviva Venezia, evviva i veneziani, evviva il doge Orseolo II.

Dopo 46 anni ritorna La Vidua Vidue, l’omaggio che la città di Bari dedica alla Serenissima Venezia in ricordo dell'”inusuale” alleanza che allontanò i saraceni dalle coste pugliesi nel lontano 1002. Il fortino di Sant’Antonio sarà il cuore della manifestazione, che si terrà nel centro storico di Bari il 18 ed il 19 ottobre: un mercato medievale, rappresentazioni teatrali negli angoli meno conosciuti della città vecchia, mostre, spettacoli musicali, visite guidate e il tributo alla città lagunare – senza colpi di cannone – con il sindaco Antonio Decaro che chiuderà i festeggiamenti domenica 19 alle 12:30.

Sino al 1968, la Vidua Vidue era una tappa obbligata del maggio barese. L’anno successivo si decise di calare il sipario sulla ricorrenza, per non calpestare i riti dell’ascensione e non sovrapporli alla rievocazione storica dell’arrivo delle reliquie di San Nicola a Bari. Eppure, la Vidua vidue compare già nelle memorie storiche dell’epoca tardo rinascimentale, e un cospicuo materiale fotografico documenta la partecipazione dei baresi alle celebrazioni a partire dalla fine del secolo XIX.

“Recuperare la tradizione della Vidua Vidue significa riscoprire una parte dell’identità perduta della città – spiega Paola Di Marzo, storica dell’arte e presidente di Arta, l’associazione che coordina l’organizzazione dell'”edizione zero” della recuperata Vidua Vidue – Questo è il primo tassello per ricostruire una base forte identitaria in cui tutti i baresi possano riconoscersi parte di una storia comune”.

Ispirata dagli scritti di Antonio Loprieno, la volontà di rimettere in moto una tradizione ormai estinta ha unito associazioni, compagnie teatrali, scuole e case editrici, per un totale di venti soggetti eterogenei. Il miracolo della Vidua Vidue, forse, sta proprio lì: oggi, come nel 1002, mette insieme esperienze distanti che si alleano per creare un fronte comune e arginare minacce e presagi di decadimento e declino, che siano saccheggi turchi o l’allontanamento dalle proprie radici.

Anche per questo, gli organizzatori parlano di edizione zero: “Quest’anno abbiamo voluto dare alla manifestazione una forte connotazione pedagogica – spiega Paola – Dopo anni di silenzio, ci è parso giusto riprendere le fila del discorso e spiegare a tutti il perché della Vidua Vidue, cosa ricorda e a quale Bari appartiene”. Una Bari bizantina ricca e fiorente, così remota da essere ancora priva del suo simbolo, quella Basilica di San Nicola che sarà eretta solo 74 anni dopo, nel 1076.

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Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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