Monti, incostituzionale la Spending Review

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“Non prevede, nel procedimento di determinazione delle riduzioni del Fondo sperimentale di riequilibrio da applicare a ciascun comune nell’anno 2013, alcuna forma di coinvolgimento degli enti interessati, né l’indicazione di un termine per l’adozione del decreto di natura non regolamentare del ministero dell’Interno”.

Con queste parole la Corte Costituzionale dopo il ricorso presentato al TAR del Lazio da parte di due comuni pugliesi, Lecce ed Andria, boccia sonoramente la legge 95 del 2012. Illegittimità costituzionale delle norme, non solo per una questione tecnica, il taglio di 2.250 milioni di euro è stato orizzontale, senza tenere presente le peculiarità territoriali.

Ma la questione è molto più di principio: ”La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante”. Insomma non è possibile, a detta della Corte, determinare riduzioni delle spese senza salvaguardare l’autonomia finanziaria dei Comuni ed il loro necessario approvvigionamento di risorse per fare fronte alle attività di pubblica utilità.

La perequazione non può avere limitazioni. I fondi perequativi infatti sono vasi comunicanti che permettono alle risorse di venire redistribuite dai Comuni o dalle Regioni virtuose, che sono in surplus, a quelle con maggiori difficoltà economiche.

Non è possibile quindi esautorare le casse locali senza coinvolgerle in programmi di revisione della spesa seri, oculati e proporzionati alle reali necessità.

Veritas filia temporis dicevano i latini, e infatti il tempo sta smascherando tutte le incongruità di una condotta legislativa tenuta dagli esecutivi tecnici, non conforme ai basilari principi della democrazia.

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