Oikos: inaugurata a Bari la comunità per minori

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Inaugurata a Bari la comunità educativa per minori Oikos gestita da Lavoriamo Insieme, cooperativa sociale aderente a Confcooperative e Consorzio Meridia e impegnata da 30 anni nella città vecchia di Bari nel campo dell’educazione, della tutela e della promozione dell’agio dei minori. Oikos è una comunità di accoglienza per minori da 3 ai 12 anni, italiani e stranieri vittime di maltrattamento o abusi e sottoposti a provvedimento dell’Autorità giudiziaria. La comunità può accogliere fino a 10 minori oltre 2 posti per situazioni di pronto intervento e si avvale di personale esperto e costantemente formato composto da coordinatore, psicologo, responsabile di struttura, responsabile sanitario, educatori professionali e ausiliari.

“Questa vuole essere una esperienza di famiglia allargata. – dice monsignor Franco Lanzolla parroco della Cattedrale di Bari – Il bambino ha bisogno di casa e di relazioni sociali sane. Ogni bimbo ha bisogno di un villaggio per diventare adulto. Non c’è però solo la fragilità del bambino da curare ma anche quella dell’adulto. È anche l’adulto fragile nella sua proposta educativa, e questo è un tentativo di aiutare i bimbi a non rimanere fragili come i loro genitori”.

Presenti all’inaugurazione anche Pietro Petruzzelli, Rosy Paparella e Francesca Bottalico. Di seguito riportiamo le dichiarazioni dei rappresentanti istituzionali presenti.

Pietro Petruzzelli: “Una comunità che cresce all’interno di un tessuto ben strutturato come quello della città vecchia svolge meglio il proprio ruolo educativo”. “I problemi della nostra città che viene occupata da quella parte non sana si combattono attraverso la presenza della parte migliore che occupa pezzi di quartiere. Come questa comunità. E quindi genera un effetto positivo e non lascia spazi a quella parte non bella”.

Rosy Paparella: “Quello che vedo mi sembra ben pensato. Possiamo sempre fare meglio ma questa è una struttura che è un ottimo punto di partenza. E a differenza di altre che ho visitato, siti in luoghi remoti, questa è nel cuore del centro antico. Una comunità funziona quando si apre all’esterno e fa entrare il mondo. Con questo si può creare un radicamento al tessuto territoriale che deve appartenere ai bambini”.

Francesca Bottalico: “Con questa comunità si può ricreare la dimensione della famiglia perché anche se questo servizio accoglierà bambini e persone che hanno bisogno di protezione l’idea deve essere di rimanere in un circuito sociale. Infatti il centro di aggregazione all’interno di questa struttura permetterà di far rimanere rimanere i bambini nella comunità sociale e facilitare il riavvicinamento alla famiglia. Il lavoro sociale degli educatori è quello di accompagnare le famiglie e far fare un percorso parallelo che si unisce e si rafforza” .

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