Omicidio Stradale? In Italia si oscilla e non c’è mai una vera pena

0

Prosegue la nostra inchiesta sull’omicidio stradale e sulla necessità di dotarsi di una vera e propria fattispecie normativa specifica.

Come viene affrontato, oggi, questo caso dai giudici? Proviamo a capisci qualcosa in più.

Il Parlamento italiano non ha ancora approvato alcun disegno di legge che prevede l’introduzione del reato di omicidio stradale avvicinando la legislazione italiana a quella tipica dei paesi anglosassoni. Lo scorso 9 ottobre la Camera dei deputati ha soltanto approvato il disegno di legge concernente la riforma del codice della strada con cui si delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge – quindi è necessario attendere la conclusione dell’iter legislativo di approvazione – uno o più decreti legislativi di riordino del codice della strada.

Quanto all’omicidio stradale, tuttavia, tra i vari principi e i criteri direttivi, il disegno di legge delega il Governo, tra l’altro, a definire, “anche in coerenza con eventuali modifiche del codice penale che introducano il reato di «omicidio stradale», i confini del grado di colpevolezza del conducente che cagioni la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale e della tipologia di violazioni in relazione alle quali saranno previste le sanzioni amministrative accessorie di revoca della patente e inibizione della guida sul territorio nazionale a tempo indeterminato, che comunque verranno disposte nelle ipotesi previste dall’articolo 589 commi 3 e 4 del codice penale.

Sembrerebbe che l’omicidio stradale e la riforma del codice della strada, con la sola previsione espressa di una definizione del grado di colpevolezza dell’autore dell’omicidio commesso violando il codice della strada viaggino, dunque, su due binari paralleli. Sul primo il treno è già partito. Sul secondo vi sono pochi vagoni fermi, rappresentati da proposte di legge popolari o disegni di legge relativi all’introduzione del reato di omicidio stradale (sia colposo che doloso) rimasti assegnati alle rispettive commissioni parlamentari competenti.
Rimane un dubbio. Anche se indirettamente l’introduzione del reato di omicidio stradale è prevista nell’ambito un intervento legislativo ad hoc sul codice penale, non si esclude espressamente che il Governo delegato possa iniziare una sostanziale introduzione di tale reato all’interno del codice della strada.

In attesa della conclusione dell’iter di approvazione del predetto ddl, occorre chiarire alcuni passaggi fondamentali che agevolino la comprensione delle ragioni di affiancare all’attuale omicidio colposo per violazione del codice della strada il c.d. “omicidio stradale”, che da più parti se ne invoca l’introduzione nell’ordinamento italiano.

Il problema di fondo è duplice.

Da un lato v’è il diverso ed eccessivamente distante trattamento sanzionatorio conseguente alla commissione di due reati che, se pur diversi sotto l’aspetto psicologico, comportano, entrambi, la perdita di uno tra i beni più importanti a livello costituzionale: il bene della vita.

Il primo, quello ritenuto più grave dal legislatore italiano, è l’omicidio doloso, previsto dall’art. 575 codice penale, che punisce con la pena non inferiore ad anni ventuno di reclusione chiunque cagioni la morte di un uomo. Si tratta di un reato commesso con l’intenzione di realizzare l’evento mortale. Attesa l’intenzionalità, è prevista una pena severa che può aumentare, nell’ipotesi in cui l’omicidio sia commesso in presenza di alcune circostanze aggravanti, sino a raggiungere l’ergastolo.

Il secondo è l’omicidio colposo, previsto dall’art. 589 codice penale, che punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque cagiona colposamente la morte di una persona. L’elemento soggettivo è la colpa, che se collegata alla violazione di qualsiasi norma sulla disciplina della circolazione stradale, la pena aumenta da due a sette anni di reclusione. Se, invece, l’autore del reato, al momento della commissione del fatto, è in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’art. 186, comma 2, lettera c) CdS oppure sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, l’aumento della pena arriva sino a dieci anni di reclusione.

Nonostante la vita di un essere umano viene meno a causa di una condotta umana, il diverso atteggiamento psicologico dell’autore del reato può creare una distanza abissale in punto di sanzione penale. Se questa è la regola per gli operatori del diritto, attesa la copiosa manualistica dottrinale e gli innumerevoli interventi giurisprudenziali in materia, dal punto di vista del cittadino comune, ancor più se si tratta di familiare o parente del de cuius, la differenza tra le due fattispecie si nebulizza, rimanendo solo la scomparsa del proprio congiunto.
Altra problematica è la forbice edittale prevista per l’omicidio colposo che, al di là delle due ipotesi specifiche di commissione del fatto da parte di ebbri o ubriachi, rimette nell’esclusiva discrezionalità del giudice la commisurazione della pena detentiva. E’ più che naturale, in questo caso, che il calcolo varia da giudice a giudice, a seconda della gravità del fatto ma anche di tutte le circostanze emergenti nel procedimento penale.

Accade, così, che sovente ci si trovi al cospetto di sentenze di condanna a una pena condizionalmente sospesa (che molto probabilmente non verrà mai eseguita), perchè ad esempio il giudice ha tenuto conto di circostanze attenuanti e ha pronosticato che l’imputato, soggetto incensurato, non commetterà più reati.

La volontà di introdurre il reato specifico di omicidio stradale si inserisce in questo calderone per evitare che la condanna per il reato di omicidio colposo commesso in violazione delle norme del codice della strada non sia in grado di soddisfare il bisogno sociale di una punizione più severa nei confronti di chi sulle strade cagiona la morte di vittime innocenti, colpevoli solo di trovarsi per mera sfortuna nel posto sbagliato al momento sbagliato. Prevedendo pene più alte, correlate a specifiche violazioni del codice della strada, si otterrebbe un sistema di graduazione della pena predeterminato dal legislatore che, nonostante la discrezionalità del giudice, impedirebbe di pervenire alla condanna a pene esigue.

In realtà il vero problema rinviene dalla difficoltà di accertare l’elemento psicologico del reato, che ha comportato oscillazioni nella giurisprudenza italiana.

Si badi bene, l’omicidio commesso alla guida di un veicolo in dispregio della disciplina sulla circolazione stradale, infatti, ben potrebbe essere contestato nella forma più grave qual’è quella volontaria di cui all’art. 575 codice penale, integrata dal dolo c.d. eventuale.

Qui si passa, però, al labile confine stabilito tradizionalmente dalla giurisprudenza italiana tra colpa cosciente e dolo eventuale. Si ravvisa la colpa cosciente nell’atteggiamento di chi, pur rappresentandosi l’astratta possibilità di realizzazione del fatto, ne respinge il rischio, confidando nella propria capacità di controllare l’azione. Quindi il reato è colposo. Nel caso di dolo eventuale, invece, sussiste l’accettazione del rischio (quindi la volontà) che si realizzi un evento diverso, concretamente possibile, ancorchè direttamente non voluto.

Tali differenze, in quanto derivanti da un atteggiamento meramente intimo dell’autore dell’illecito, non sono di facile accertamento probatorio, ecco perchè la stragrande maggioranza delle imputazioni formulate dai pubblici ministeri nei confronti di chi ha commesso un omicidio alla guida di un veicolo hanno ad oggetto il reato colposo previsto dall’art. 589 codice penale.

Resta da capire come viene affrontata la fattispecie negli altri Paesi, per poter fare un raffronto ed arrivare alla conclusione che in Italia c’è ancora tanta, ma tanta strada da fare.

Le altre puntate della nostra inchiesta:

#iononsonoinvisibile: celebrata la Giornata Mondiale Onu in ricordo delle vittime della strada

Vittime della Strada: qualcuno non vuole l’omicidio stradale

Omicidio stradale, ma cosa bolle in pentola?

Giustizia per le vittime della strada

Nessun commento

Commenta l'articolo