Opa sul centrodestra: Matteo Salvini cala il suo asso

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“Chiamarlo partito sarà riduttivo. Io voglio costruire una alternativa culturale a Renzi, che abbracci tutti, anche gli uomini e le donne di Forza Italia e Fratelli d’Italia.” Un grande contenitore, un programma snello e secco su pochi punti: “Euro, immigrazione, tasse, autonomie territoriali, occupazione”, condivisibili dal più ampio spettro d’elettorato e che vada in parallelo con la Lega Nord, in modo tale da garantirsi un soggetto Nazionale senza traumi o scossoni che de facto farebbero franare il progetto.

Per dirla in breve, il Segretario federale leghista punta ad una riedizione della “Casa delle Libertà” senza i gravi errori commessi da Gianfranco Fini e dal PdL in generale, che si vide marcire al suo interno senza marciare verso una solida presenza politica.

Stizzite e laconiche sono state le risposte degli altri partner, visto che il titolo di “LiberoQuotidiano” nella intervista fiume non è piaciuto agli alleati: “Mi prendo il centrodestra.”

Così le stilettate, oltre che da tutto l’entourage berlusconiano, giunte con ciliegina sulla torta dal Consigliere politico azzurro, Giovanni Toti che ribattendo nell’intervista su “IlGiornale”, predica attenzione e calma tradendo un forte nervosismo: “Salvini stia attento, chi prescinde da Berlusconi, fa la fine di Monti o Fini.”

Ed oggi (06.11.14) anche Giorgia Meloni ci tiene a precisare che lei ci starebbe in una alleanza per riprogettare dalle fondamenta la destra, però, a patto che il primo punto dello statuto verde decada: “Padania libera, con secessione.”

L’ultimo big nell’ala di più stretta opposizione al renzismo dominante (Forza Italia in fondo flirta parecchio col governo) è Raffaele Fitto che se la cava con una battuta: “Matteo Salvini è passato dalla secessione alla successione. Ci sono temi che mi trovano d’accordo, altri meno. Però le primarie sono lo strumento migliore per rifare un programma.”

I sondaggi, comunque, danno per il momento la golden share agli eredi di Bossi. “L’altro Matteo”, oggi è forte di una Lega al 9% (il record è stato del 10,5% con un centrodestra in forma smagliante e vincente, quando gli azzurri andavano sopra il 30%, ora fermi al 14%). E ancora di più, veleggia il gradimento personale secondo solo a Matteo Renzi. Addirittura, Alessandro Amadori, analista di Coesis Research, simula in uno scontro alle primarie la vittoria schiacciante del giovane ruspante nei confronti di Silvio Berlusconi, 55 a 45 per cento.

Di sicuro l’effetto novità e la mancanza sulla scena di alternative credibili, gioca a favore dell’unica alternativa oggi imperante al PD. Non ci resta che aspettare il 24 novembre (data scelta da Salvini, giorno dopo le Regionali in Emilia per presentare la “Lega gemella”) e vedere quanto lontano brillerà la sua stella.

di Andrea Lorusso
Twitter @andrewlorusso

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