L’operazione Slapstick: la Puglia in mano agli Alleati

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Nel maggio 1943, le forze alleate sconfissero le truppe italo tedesche in Nordafrica.

Due mesi dopo, gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia, conquistando l’isola. Successivamente, gli Alleati spostarono l’attenzione sull’Italia peninsulare, progettando tre sbarchi.

L’operazione Baytown puntava alla presa del porto di Reggio e Villa San Giovanni; l’operazione Avalanche prevedeva che la V Armata statunitense sbarcasse a Salerno e aveva Napoli tra gli obiettivi prioritari; l’operazione Slapstick, infine, pianificava uno sbarco in Puglia, per prendere i porti di Taranto e Brindisi.

Tra le tre operazioni, quella in Puglia ebbe anche un importante ruolo politico, poiché, nel frattempo, si registrò l’armistizio italiano con gli Alleati e la fuga del re a Brindisi.

L’operazione “Slapstick” (in italiano “spatola” o “bastone”) fu pianificata in breve tempo e, per realizzarla, venne scelta l’unità aviotrasportata britannica che, in quel momento, era dispiegata in Tunisia.

A causa della mancanza di aerei e alianti, tutti impegnati nell’assalto a Salerno e nello sbarco in Calabria, i paracadutisti furono trasportati a Taranto dalla Royal Navy.

Le prime navi partirono dal porto di Biserta alle ore 17:00 dell’8 settembre, dopo aver caricato uomini, mezzi e rifornimenti.

L’ammiraglio Andrew Cunningham riteneva che la flotta italiana a Taranto avrebbe potuto attaccare gli incrociatori britannici che non erano in grado di difendersi adeguatamente, essendo sovraccarichi per l’invasione. Di conseguenza, fu ordinato all’HMS Howe e all’HMS King George V, con i loro sei cacciatorpediniere di scorta, di salpare da Malta e unirsi alla flotta d’invasione.

Alle 18:30 dell’8 settembre, mentre il convoglio era in mare aperto, il generale Eisenhower comunicò che, nel frattempo, l’Italia aveva chiesto la resa.

Quando la flotta inglese era ormai giunta a Taranto, le navi da battaglia italiane Andrea Doria e Caio Duilio, con tre incrociatori, lasciarono il porto e fecero rotta verso Malta, dove, in base agli accordi tra il governo italiano e gli Alleati, si arresero.

La flotta inglese raggiunse il campo minato posto a protezione del porto di Taranto. Il cacciatorpediniere di scorta, HMS Javelin, attraversò l’area minata ed entrò nel porto. Due ore ore dopo, la Javelin fece ritorno con un marinaio italiano a bordo che indicò agli Alleati dove passare per evitare le mine.

Tutte le navi inglesi giunsero così sane e salve al molo, dove fecero sbarcare le truppe e i rifornimenti.

I parà inglesi si diressero rapidamente nell’entroterra, pronti a combattere in caso di attacco tedesco. In realtà, quando entrarono in città, furono accolti pacificamente dai difensori italiani e vennero informati che i tedeschi se n’erano già andati, quindi si diressero verso nord.

Il Quartier Generale inglese venne allestito all’Hotel Albergo Europa e e il suo primo atto fu quello di accettare la resa ufficiale del comando militare italiano.

Completata questa parte dell’operazione, il 12º Squadrone Incrociatori tornò a Biserta per imbarcare il resto delle truppe.

Le uniche vittime dello sbarco si registrarono il 10 settembre, quando, mentre manovrava vicino al molo, l’HMS Abdiel colpì una mina subacquea ed affondò: le vittime furono 106, i feriti 154 e la riserva di munizioni dell’intera divisione andò perduta.

La notte del 10 settembre, la 4ª Brigata Paracadutista inglese guidò l’avanzata nell’entroterra.

All’alba, i soldati inglesi raggiunsero Massafra, dove ricevettero il benvenuto dalla popolazione. Il giorno dopo arrivarono a Mottola, ancora occupata dai tedeschi, ma ebbero rapidamente ragione della resistenza nemica.

Entro 48 ore dallo sbarco a Taranto, la divisione aviotrasportata raggiunse e occupò i porti di Brindisi e Bari, senza nessuna opposizione.

L’11 settembre, il fianco sinistro della divisione si incontro con la 1ª Divisione di Fanteria canadese e l’avanguardia dell VIII Armata britannica, sbarcata in Calabria.

L’obiettivo successivo era il campo d’aviazione a Gioia del Colle. La Royal Air Force, infatti, necessitava di aeroporti per spostare i caccia dalla Sicilia e supportare lo sbarco a Salerno.

Gioia fu raggiunta e conquistata nella notte tra il 16 e il 17 settembre. Due giorni dopo giunsero dalla Sicilia sei squadroni di aerei da caccia.

Tra il 20 e il 24 settembre, la 1ª Divisione Aviotrasportata ricevette l’ordine di fermarsi e consolidare le difese: i tedeschi, infatti, potevano contrattaccare e i parà avrebbero dovuto proteggere un’area troppo estesa.

Iniziò invece la seconda fase dell’operazione in Puglia.

Il Quartier Generale del V Corpo d’Armata britannico sbarcò a Taranto il 18 settembre e preparò l’arrivo di altre due divisioni. La 78ª Divisione di Fanteria britannica giunse a Bari il 22 settembre, seguita dall’8ª Divisione di Fanteria indiana, sbarcata a Taranto il giorno seguente.

Il 24 settembre, la 1ª Brigata Paracadutista e la 1ª Brigata Aviotrasportata cominciarono una nuova avanzata. Il 27 settembre, le due brigate e la 78ª Divisione raggiunsero Foggia. Da lì, la divisione aviotrasportata fu fatta ripiegare fino a Taranto, da cui, a novembre, venne fatta tornare in patria.

L’operazione Slapstick era terminata: la Puglia era ormai sotto il controllo degli Alleati.

1 commento

  1. 24.5.18 – I vs. sono resoconti storici bellissimi – personalmente fui testimone dello sbarco a Taranto, avevo 5 anni ed abitavamo in viale Virgilio, 11 e, dal secondo piano cui eravamo, seguii tutta l’avanzata della colonna delle truppe alleate che si insediarono in questa città – Chiedo solo se esistono libri che documentano quanto da Voi pubblicato – grazie SIMONE Giovanni. 368.7801542

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