Palazzina della morte. De Gennaro: “Serve una indagine epidemiologica”

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Il caso della “Palazzina della morte” è noto da tempo. Il fatto è ormai diventato di portata nazionale grazie anche all’irruzione de Le iene nella conferenza stampa di mercoledì mattina per la presentazione della Fiera del Levante.

La iena Gaetano Pecoraro (in foto qui di fianco) nella sua intervista al presidente Emiliano aveva chiesto, tra le altre cose, il perché del mancato coinvolgimento del barese Gianluigi De Gennaro, scienziato di fama europea, sul caso della palazzina di via Archimede. Il presidente della Giunta oltre ad aver ricordato che ci sono le indagini in corso aveva affermato di non conoscere il professore barese.

Abbiamo quindi deciso di sentire il professor De Gennaro, docente di chimica dell’ambiente al Dipartimento di biologia dell’Università di Bari.

Buongiorno professore, ha ricevuto una telefonata da Emiliano o dai magistrati in questi giorni?

No, Emiliano non mi ha chiamato. Il fatto che lui possa non sapere quello che facciamo noi qui in Dipartimento, ci può anche stare. Non ci occupiamo di argomenti così popolari. Può capitare che ti conoscano in Europa e qui no. Non ci vedo nulla di scandaloso. E’ anche vero però che i suoi collaboratori e assessori certamente mi conoscono.

Tra l’altro è stato anche in Arpa Puglia, vero?

Sì, sono stato lì per due anni. Ma siamo sinceri: non so quanto il presidente (Emiliano n.d.r.) sia stato coinvolto. Probabilmente la magistratura avrà seguito un altro percorso.Stesso discorso vale per Arpa. I giudici avranno fatto delle valutazioni e valutato prioritario il rischio fisico e non quello chimico. Neanche l’Università è stata mai chiamata. Di certo non potevo andare io dal magistrato a candidarmi.

Nel palazzo in questione i residenti hanno fatto una indagine in proprio riscontrando un numero di ventisette casi di tumori. Lei ha mai avuto modo di fare un sopralluogo sul posto?

No, mai.

Ma che idea si è fatto del caso?

Guardi a mio avviso c’è un problema legato ad una valutazione epidemiologica che va necessariamente fatta. Quei numeri vanno analizzati per vedere la significatività. Forse la Asl avrà fatto una relazione. Certo è che la gente preme e le istituzioni potrebbero comunque procedere ad una indagine.

Quando parla di Asl intende per conto dei giugici?

Gli inquirenti avranno valutato anche che un approfondimento fatto oggi per allora, con tutti i rischi che comporta, non è detto porti a risultati.

In che senso?

Se la sorgente è ancora accesa si può fare un raffronto, diversamente no.

Mi scusi professore, ma come è possibile che a pochi metri di distanza, nelle palazzine affianco non è stato riscontrato nessun caso di tumore? Esistono casi analoghi di sua conoscenza?

Possono essere fenomeni a cortissimo raggio. Se ci fosse rischio fisico è chiaro che la distanza incide ma questo vale anche per il rischio chimico. Il fenomeno non è sconvolgente.

Occorre capire se il fenomeno è significativo. il fatto che ci siano tutti quei tumori non vuol dire nulla. Ogni tumore può avere una genesi diversa. Due malattie che non sono oncologiche possono avere stessa origine mentre due patologie oncologiche possono avere diversa origine. Il fatto che i casi siano un po’ diversi fra loro induce a chiedere una attenta analisi.

 

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