Pascali e Ghirri, un incontro dove il mare si congiunge col cielo

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Pascali-Ghirri (foto di Cosmo Laera)

L’orizzonte, ideale punto d’unione tra il cielo e il mare, è racchiuso nella più grande delle sale della Fondazione Museo Pino Pascali; costituito dalla compresenza di due grandi opere quali i 32 mq di mare circa di Pascali e l’Infinito di Luigi Ghirri del 1974, questo orizzonte “anomalo” rappresenta la prima tappa di un percorso di ricognizione nel “paesaggio contemporaneo” intrapreso per indagare “le analogie e le differenze tra il lavoro di Pascali e il rinnovamento della visione che molti fotografi […] rivoluzionarono capovolgendo la vecchia immagine-Italia non più corrispondente ai processi di modernizzazione in atto”.

La rassegna, che proseguirà nella prossima primavera con una mostra incentrata sulla nuova costruzione visiva del “paesaggio mediterraneo”, prende avvio da questo suggestivo confronto tra due artisti, mettendo in scena un incontro tra Pascali e Ghirri che non è mai avvenuto.

Inaugurata nel giorno del settantanovesimo anniversario della nascita dell’artista pugliese, l’esposizione, a cura di Rosalba Branà e Anna D’Elia, è una ghiotta occasione per poter vedere una delle opere più importanti di Pino Pascali, la più caratterizzante e in qualche modo autobiografica, che difficilmente – per motivi tecnici legati alla sua manutenzione – si potrebbe ammirare negli ambienti della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, luogo in cui è conservato il capolavoro; una griglia geometrica composta da trenta vasche in lamiera di ferro riempite d’acqua colorata all’anilina che è, per Pascali, la simbolica raffigurazione dell’elemento cui è più legato, in quanto rappresentativo della sua terra d’origine.

Dall’altra parte, Paesaggio contemporaneo presenta uno dei lavori più suggestivi di Luigi Ghirri, una serie di 365 scatti fotografici che corrispondo ad altrettante “vedute celesti” realizzate durante tutto l’anno solare 1974. Le foto (Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università degli Studi di Parma), tratte da negativi 9×14 e assemblate in un unico grande pannello con un criterio che tiene conto delle assonanze cromatiche e luminose e non del tempo, sono diventate di fatto il “manifesto” visivo dell’impossibilità di racchiudere la natura negli stretti spazi dell’opera d’arte.

Minimalismo e Concettuale, componenti che si rintracciano facilmente nelle due opere, si congiungono quindi in un dialogo silenzioso e atemporale tra due reinvenzioni geniali, specchio dello spirito e dell’estro di due importanti rappresentanti di quella nuova visione della natura e del

Paesaggio che si sviluppa nei decenni Sessanta e Settanta del Novecento. Un duetto che restituisce una visione multipla, anzi infinita, del mare e del cielo.

 

Le fotografie della gallery sono state realizzate da Cosmo Laera.

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Nicola Zito
Dottore di Ricerca, collabora presso la Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Bari.

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