Patrizia Panico sulla Pink Bari: “La motivazione azzera le distanze”

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Signore e signori, Patrizia Panico: tredici volte capocannoniere della Serie A femminile, capitano della nazionale, migliore realizzatrice assoluta con la maglia azzurra, 22 trofei vinti – fra Scudetti, supercoppe e Coppe italia. Classe ’75, è l’unica calciatrice italiana in attività ad aver disputato la fase finale di un Campionato del Mondo, negli Stati Uniti nel 1999. Icona del calcio femminile italiano, al pari di Carolina Morace, oggi veste la maglia del Verona, dove forma con Melania Gabbiadini una coppia d’attacco letale. Sabato le forti scaligere sono attese all’Antonucci di Bitetto dalla Pink Bari di Isabella Cardone.

Valori diversi ma occhio alle motivazioni. Le veronesi sono seconde in classifica, ad un punto dalla capolista Mozzanica. Sabato scorso hanno vinto per 1-0 lo scontro diretto contro il Brescia, con un gol della Panico. La Pink Bari viene invece dal brutto ko interno contro l’Orobica. La partita di sabato 13 sembra avere un esito scontato anche perché le scaligere, in piena corsa per il titolo, non scenderanno certo in Puglia per concedere sconti. “Dobbiamo vincere se vogliamo lottare per qualcosa di importante – racconta Patrizia Panico – Ci sono dei valori diversi in campo ma le squadre più piccole, con le giuste motivazioni, possono azzerare le distanze e sfoderare ottime prestazioni”. La Pink è comunque avvisata: “A prescindere dalla avversarie di turno, noi sappiamo che per lottare per lo Scudetto dobbiamo vincerle tutte“.

Calcio femminile, si può dare di più. Parlare con la Panico, 20 anni di carriera alla spalle, è una buona occasione per mettere a fuoco il sistema calcio femminile italiano, la sua crescita e le possibili ambizioni dell’intero movimento. “Dagli inizi della mia carriera, sinceramente, il calcio femminile è cambiato poco – spiega l’attaccante – Talenti e pubblico c’erano prima e ci sono ora. Abbiamo gettato al vento moltissime grandi occasioni per rilanciare questo sport“. La mancata qualificazione ai prossimi Mondiali di calcio femminili – sfuggita nel playoff perso 2-1 contro l’Olanda, lo scorso 27 novembre, proprio a Verona – è solo l’ultimo rimpianto. Una ferita non ancora ben rimarginata. “Se riesci a qualificarti per il Mondiale tutto il movimento ne giova. Noi non ci riusciamo da 16 anni”.

E adesso? Pazienza e dedizione sono fondamentali per la crescita dell’intero movimento: “C’è bisogno di programmazione e di riforme per far crescere sia l’interesse dei media che il tasso tecnico-tattico del calcio femminile italiano. Soprattutto – prosegue – bisogna incentivare le ragazze a giocare a calcio, e fare in modo che i talenti più promettenti non abbandonino la carriera sportiva quando le si chiede di scegliere se continuare l’attività o lasciarla per dedicarsi a studio o lavoro”.

Verona, l’eterna gioventù in un bicchiere di vino. Luca Toni, 37 anni, da 2 stagioni furoreggia fra le file del Verona maschile, dove segna agli stessi ritmi di Firenze e Monaco di Baviera. Patrizia Panico, 39 anni, è ancora lì, in testa alla classifica marcatori, con 15 gol in 8 partite. Qual è l’elisir di lunga vita che si nasconde nella città di Giulietta e Romeo? La Panico non ha dubbi: “Il vino – ride di gusto – Il segreto è il vino veneto“.

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Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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