Pd: in direzione psicodramma lavoro

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Matteo Renzi ne ha per tutti, in un profluvio di retorica mixato ad un cocktail letale di accuse e pizzicate alla vecchia guardia. Così, messi in spolvero i vari D’Alema, Bersani, Civati e Orfini, riesce a spaccare la minoranza dem e a rendere più forte la sua posizione.

L’articolo 18, che tanto sangue sta facendo versare nei sindacati e nell’ala più sinistra ed intransigente del partito, ottiene un’altra piccola rimodulata per tenere buoni gli allarmisti. Il reintegro, afferma il segretario, oltre per i motivi discriminatori resterà per quelli disciplinari illegittimi. Quindi sarà abolito soltanto per motivi economici, avvicinandosi molto alla revisione già effettuata dalla riforma Fornero, che udite udite, ci ha già resi più flessibili della Germania! Ma ciò non basta, serve più flessibilità. Serve più competitività, serve comprimere i costi salariali per portare i nostri prodotti a prezzi inferiori.

Fa sorridere tra l’altro la teoria dell’ex sindaco, che afferma: “Per dare tutele a tutti, dobbiamo togliere a chi ha di più e dare a chi non gode di nessuna tutela, ferie, malattie, contributi previdenziali, ecc.” E di sicuro, ha ragione quando attacca le lapalissiane colpe del sindacato, che invece di intercettare i precari, ha fatto finta non esistessero. Tuttavia, la fallacità di questo discorso è alla base. Le tutele sociali non sono una coperta dalla dimensione fissa, rigida, e quindi se tiri da una parte resti scoperto dall’altra. Il paradigma dovrebbe essere allungare le protezioni dei garantiti a chi oggi è escluso, e non rendere precari tutti.

Comunque sia, nonostante la timida intenzione di riaprire la concertazione, la ferita creata da questo riformismo “troppo liberale” non si sanerà facilmente.

Il gaudo in cui s’è cacciato Renzi è spinoso. Per Forza Italia le rifiniture al Jobs Act sono un imbroglio, e per i suoi avversari interni i ritocchi sono solo uno specchietto per le allodole. Insomma, comunque vada sarà un insuccesso.

Non c’è un solo imprenditore che ponga come dirimente, indefettibile, imprescindibile, improcrastinabile, la riforma del lavoro. Se non le multinazionali estere che cercano mercati emergenti dove fare rapidi profitti a basso costo e poi andar via, in beffa ad ogni politica industriale del Paese. Dobbiamo dunque capire cosa vogliamo e come.

Altrimenti, continueremo ad accettare le aspirina senza domandarci il perché ci sia venuta la febbre.

Di Andrea Lorusso
Twitter @andrewlorusso

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