Pd, valgono davvero le primarie aperte?

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I dem domenica 30 aprile hanno sancito il ritorno in grande spolvero dell’ex premier ed ex segretario, che ha costruito in maniera egregia la sua uscita di scena e la rimonta in pompa magna per riproporsi alla guida del Paese.

1 milione e 800 mila votanti ed il 70,01% portato a casa, a dispetto del 19,5% di Orlando e del 10,49% di Emiliano. Circa un milione di votanti in meno rispetto al 2013, ma comunque un risultato ragguardevole dato il contesto e le scissioni degli ultimi tempi.

Nonostante non ci siano grossi scollamenti, raffrontando con le votazioni dei soli Circoli PD, Renzi ha guadagnato un + 3,28%, Emiliano + 2,48% e Orlando ha perso il 5,76%.

Se pure non sarebbe cambiato l’esito del voto coronando Matteo Segretario, le primarie aperte sono un bel problema per i movimenti e le loro strutture. I militanti sono stati mortificati in ogni dove dal mercimonio e dall’ondata di votanti a 2€ (prezzo stabilito per i non tesserati, firmando una “impegnativa morale” ai valori del Partito Democratico), non proprio partecipi né affini alle logiche interne della militanza.

Il Ministro della Giustizia ad esempio, è l’unico ad avere subito una flessione percentuale significativa, negativa, questo perché il suo peso all’interno del partito è molto più forte che nel Paese. Le milizie giovanili e gran parte di chi vive davvero lo spirito ideologico, preferiva la sua figura a quella del rottamatore.

Questo disguido viene creato anzitutto dalla commistione tra Segretario e Candidato Premier, due figure ben diverse quando si tratta di gestire l’indirizzo politico del proprio “comitato” d’appartenenza e quando si diventa invece il rappresentante di tutti gli italiani, incarnando una immagine più inclusiva.

Fare Primarie aperte a tutti è un suicidio di partito. Ne viene smembrata l’ossatura, si pesca in elettorati diversi dai propri e si confondono i bacini, dimenticando che non si sta facendo campagna elettorale per le Politiche. Quando Renzi coccola l’elettorato di Forza Italia od Emiliano invoca l’apporto grillino, qualcosa non sta funzionando.

Quella gente che ha scelto il Segretario, che solo e soltanto in quel giorno si è presa la briga di graffiare l’urna, il giorno dopo non sarà nei Circoli, non militerà nelle sezioni, probabilmente nemmeno voterà il partito su cui ha inficiato scelte, indirizzo, e genesi. Un impianto trans-elettorale volto a sfigurarne la matrice naturale.

Renzi è un candidato premier naturale, nelle doti e nelle qualità,  ma è divisivo ed arrogante all’interno della sinistra italiana. Si può salvare il Partito e prendere voti alle elezioni scindendo le cariche, oppure vincere Primarie e premiership chiudendo man mano le sedi, sino a scoprire che anche della cosiddetta “Terza Repubblica”, non sarà rimasto nulla.

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