Pescatore ucciso a Vieste, giallo risolto

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Un delitto che, fino dalle prime indagini, era già stato chiarito in tutti i dettagli. C’era l’arma del delitto (un fucile ritrovato nella barca), il probabile assassino (cognato della vittima), il movente (litigi tra i due che si trascinavano da anni), un testimone oculare che ha visto tutto ed ha raccontato come si sono svolti i fatti agli inquirenti. Mancava soltanto, purtroppo, il ritrovamento del cadavere.

Nella tarda serata di domenica, nello specchio di mare antistante località ‘Vignanotica’ in territorio di Manfredonia, carabinieri, vigili del fuoco e militari dell’Ufficio circondariale marittimo hanno riportato a galla il cadavere di Antonio Di Mauro, il pescatore 37enne di Vieste ucciso con un colpo di fucile il 16 ottobre scorso mentre era a bordo della sua barca tra Vieste e Peschici.

Il corpo è stato recuperato alle 21.20 dopo l’individuazione di un sub dilettante durante una battuta di pesca che ha immediatamente lanciato l’allarme.

 

Per il delitto è in carcere il cognato della vittima, Riccardo Bramante, di 37 anni, di Vieste. Un colpo di fucile esploso in mare aperto, dritto al petto; una pallotta che parte da lontano spinta da vecchie ruggini di natura familiare e – pare – anche economiche. Questa la tesi alla quale sono arrivati i carabinieri di Vico del Gargano e Vieste che hanno ricostruito dinamica e movente dell’omicidio del pescatore viestano di 39 anni, ucciso al largo di Vieste, a circa 2 km dalla costa.

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Redazione
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