Piano di riordino ospedaliero: quel “buco” al centro del Salento

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La presentazione da parte della Giunta Regionale della bozza del nuovo piano della rete ospedaliera e territoriale, se da un lato vede aprire ad un percorso di partecipazione e confronto con il territorio apprezzabile nel merito, dall’altro suscita qualche preoccupazione.

In maniera trasversale e bipartisan, infatti, in questi giorni si accumulano le osservazioni soprattutto su alcune situazioni teoricamente di grave disagio che rischiano di concentrarsi in Salento.

“Dopo il paventato ridimensionamento (con soppressione dei reparti di ostetricia e ginecologia) dell’ospedale di Copertino, in modo del tutto inatteso la Giunta – sottolinea il consigliere regionale Ncd Andrea Carroppo – si propone di sopprimere i medesimi reparti e quasi oltre 30 posti letto all’ospedale di Scorrano. Orbene, considerato che negli scorsi anni sempre la Giunta Vendola ha ritenuto di chiudere del tutto gli ospedali di Maglie e Poggiardo, il fortissimo ridimensionamento dell’unico nosocomio ancora presente nella zona centrale del Salento comporterebbe che quella zona resti del tutto priva di una struttura ospedaliera completa. Tutto mentre il progetto dell’ospedale del sud salento – annunciato nel 2012 – sembra restare un miraggio”.

Ma bacchettate sull’assessorato alla Sanità arrivano anche dalla maggioranza. A parlare è Sergio Blasi (Pd)

“Incontrerò l’assessore Pentassuglia, per il quale come è noto provo stima, per farmi spiegare come mai si stia procedendo a colpi di riorganizzazioni prima di attivare il potenziamento della rete di assistenza territoriale che la Regione ha previsto da tempo. In questa fase, come è evidente, le misure di riorganizzazione ospedaliera non adeguatamente compensate rischiano di non essere comprese da chi guarda alla sanità del territorio come a un diritto da garantire in maniera omogenea e continua a tutti i cittadini. Oggi apprendiamo della chiusura dei punti nascita di Gallipoli e Scorrano. E non possiamo non dirci in assoluto disaccordo. Per ciò che riguarda Gallipoli parliamo di una città che per molti mesi all’anno moltiplica la propria popolazione, quindi il suo ospedale ci si aspetterebbe andasse potenziato invece che depotenziato. Invece oggi, pur presentando ottimi requisiti per continuare a ospitare partorienti e neonati, come la presenza di un reparto di rianimazione, di uno staff medico e infermieristico eccellente, quella struttura viene privata del suo punto nascita. A fronte di ciò viene promessa l’attivazione di un trauma center che potrà essere utile solo in alcuni casi, vista la contestuale assenza di neurochirurgia, chirurgia toracica e vascolare”.

“Allo stesso modo – prosegue Blasi – incomprensibile è la scelta di tagliare il punto nascita a Scorrano: qui la fascia adriatica del Salento viene ad essere sguarnita di un servizio fondamentale. Fatta eccezione per l’ospedale ecclesiastico di Tricase, come punto nascita pubblico resta solo il Vito Fazzi di Lecce. Mi chiedo se questa sia la scelta migliore che si poteva fare, nell’interesse dei salentini e di una sanità equamente garantita a tutto il territorio”.

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Redazione
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