Politica: due Leghe con una Fava

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L’assessore alla Regione Lombardia Gianni Fava (della giunta Maroni per intenderci) lancia il suo guanto di sfida al Segretario Federale Matteo Salvini e corre contro il tempo per raccogliere mille firme di delegati, valide per ottenere entro il 14 maggio l’ingresso alle primarie, in modo tale da contendere la leadership della Lega Nord il 21 Maggio al Congresso.

Le chance di vittoria salvo colpi di scena improbabili, sono nulle. Ma questo lo sa benissimo anche lui, lo snodo centrale non è questo infatti, quanto quello di andare alla conta e garantire alla Lega delle origini uno spazio di dialettica, di numeri e di rappresentanza, degni di questo nome: “L’idea federalista e indipendentista è più attuale oggi di vent’anni fa. Molti militanti hanno paura che la Lega smetta di essere la Lega, che perda le sue radici. Per questo ho deciso di candidarmi come segretario.”

È da tempo che si vocifera della maretta sotto l’insegna del Nord, a causa della svolta lepenista e nazionalista di Salvini. Lo sbarco al Sud non è stato digerito da tutti, e i fedelissimi del celodurismo rinnegano la presa di Roma.

Umberto Bossi non passa giorno che non spari a vista contro Matteo, ed in maniera sibillina ci si organizza per scardinare l’attuale Segretario, ma come  è possibile detronizzare un modello funzionante, vincente, e che ha rianimato in maniera eccezionale il movimento? “Voglio un congresso vero, con un solo candidato sarebbe stato di plastica e senza contenuti. La svolta lepenista è un dato di fatto, noi vogliamo fermarla. Il Front National è uno dei blocchi più centralisti e conservatori d’Europa, cosa c’entra con noi? Non siamo mai stati di estrema destra. I dirigenti del Fn hanno quasi tutti il doppio cognome, noi siamo il partito degli straccioni.”

Fava evidentemente non ricorda che, da “straccioni”, c’erano i voti al 3% dopo gli scandali famigliari e finanziari, rischiando di estinguersi totalmente. Post dimissioni dell’Umberto nel 2012, prese in mano il partito Maroni, guidato dalla corrente dei Barbari Sognanti di cui lo stesso Fava ne faceva lautamente parte.

Intanto spunta una gruppo chiuso di sostenitori su Facebook che riporta le parole del candidato: “Non faccio calcoli, perché la mia è una battaglia di principio per tenere insieme la Lega e dare voce a quella componente che vuole che si parli dei nostri temi e di autonomia. Se temessi per il mio futuro, sarei tra quelli che si stanno mettendo in fila per avere un posto nel listino di Salvini. Ma non sono fatto così. La politica per me è prima di tutto passione, che va al di là dei calcoli personali. Io non cerco strappi: sogno una Lega pluralista, di larghe vedute, con capacità di dialogo e confronto interno e che mantenga fede ai principi per cui è nata e che sono ancora validi. Voglio avere una Lega che continui a fare la Lega Nord.

Sulla carta non dovrebbe esserci il sostegno ufficiale di nessun big, se non fosse per sincerità, perlomeno per opportunità politica, il giorno dopo il Congresso sarebbero falcidiati. Fava giura di non sapere come voterà il suo Presidente di Regione e che Bossi non vada pazzo per lui, resta il fatto che il Senatur è l’unico ad avere votato contro le regole di questo Congresso, innervosendo Salvini: Ti sei lamentato per la mancata celebrazione del Congresso e ora cosa c’è che non va? Allora, Umberto, perché non ti candidi tu alla segreteria?”

“Non mi candido, perché non voglio legittimare un Congresso antidemocratico.” Sigaro e canotta o felpa e barba?

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