Referendum: Italiani all’estero, dopo Renzi arriva D’Alema. E ci proviamo anche noi!

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Caro italiano all’estero,

qualche giorno fa hai ricevuto una lettera firmata da un tale Matteo Renzi, che sarebbe il tuo Presidente del Consiglio, in cui c’erano elencati tutti i motivi per votare “si” al referendum sulla riforma della costituzione italiana. Spero tu non abbia cestinato la busta senza prima averne letto il contenuto, perché il senso di quelle parole è molto importante per il tuo futuro, in un senso o nell’altro. Ma, come ben ricorderai, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non il tuo (altrimenti non te ne saresti andato). Per questo la prossima settimana, democraticamente, riceverai un’altra lettera, stavolta a firma di Massimo D’Alema, in cui ti verranno elencate le ragioni per votare “no”. Perché il tuo voto è fondamentale, anche se hai scelto di vivere lontano dalla tua Patria.

Avrai avuto i tuoi buoni motivi per fare la valigia e abbandonare le tue radici, ci mancherebbe! D’altronde, il tuo è stato solo un passo più lungo di quelli che lasciano il sud dell’Italia per andare a costruirsi una vita al nord, ma le motivazioni che vi hanno spinto sono, forse, le stesse. Non è che un ragazzo si sveglia al mattino nella sua casetta a Pozzallo e, prima che il padre e la madre si vadano a rompere la schiena per portare un piatto caldo a tavola, dice: “Mamma, papà! Io vado a Milano perchè voglio andare ogni sera all’Hollywood e a fare le vasche in via Como! Mi date un po’ di soldi?”. Se un giovane lascia la sua terra è perché vuole studiare, vuole lavorare, vuole avere una dignità. E se prima di Chiasso non trova nulla da fare, si rimbocca le maniche e va ancora più su, magari cominciando a lavare i piatti in qualche ristorante di Londra o a fare il panettiere a Berlino. E a quelli che ti dicevano che il potevi fare il pane o lavare i piatti in Italia tu rispondevi che, almeno, da qualche altra parte ti pagavano dignitosamente. Perché altrove il lavoro è sacro.

Forse sei laureato e hai fatto fortuna a Strasburgo, forse sei un informatico e ti hanno assunto nell’Europa dell’Est. Potresti essere un pensionato che ha scoperto di poter vivere in Spagna arrivando alla fine del mese con qualche spicciolo nella tasca. Qualsiasi sia il tuo caso, hai avuto i tuoi buoni motivi e, per quanto siamo un popolo di bamboccioni, tu hai deciso di compiere il salto nel vuoto. Con la differenza che tu non sei un bamboccione vero e proprio, perché i tuoi genitori non sono politici con la facoltà di alzare la cornetta e sistemarti in qualche ruolo prestigioso grazie al tuo cognome. Tu sei quel tipo di bamboccione che suda per guadagnare uno stipendio dignitoso mentre senti una maledetta mancanza degli affetti dei tuoi genitori e dei tuoi amici, oramai troppo lontani. Così, la sera torni a casa, stanco ma gratificato perché puoi permetterti di non chiedere a nessuno i soldi per campare, ma ti senti solo perché ti mancano le rotture di scatole di mamma e papà. Sei come un astronauta in missione nello spazio, un’eroe. Stai rischiando tutto ma, molto probabilmente, tu troverai una nuova casa altrove e non tornerai stabilmente tra le tue vere mura e sulla tua vera terra.

Noi che siamo rimasti sappiamo come stanno andando le cose qui. Il bombardamento mediatico continuo, gli appelli, le accuse, la nascita di presunti padri e madri costituenti e populismi ruspanti. Promesse di sgravi fiscali per le assunzioni e dati statistici senza senso, non truccati o manipolati, ma solo concepiti tramite calcoli ridicoli. Gente che fa finta di sbattere i pugni contro i grandi capi dell’Europa perché i grandi capi dell’Europa vogliono le riforme nel tuo paese. Altra gente che se la prende con l’Europa che vuole comandare e non con chi impedisce al popolo di andare in piazza per protestare senza beccarsi una dose di manganellate gratuita. Oh, aspetta caro elettore all’estero! Non è colpa delle forse dell’ordine! Quelli sono messi come te, forse pure peggio. Rischiano una pallottola per una miseria al mese e una targa sul luogo del delitto (se tutto va bene). Sono solo costretti a fare quello che gli viene ordinato, quando non sono mele marce come talvolta capita, ma sono dipendenti del tuo Stato a cui hanno giurato fedeltà. Se si ribellano scatta un golpe, e non sarebbe il caso, a meno che non lo fai maccheronico come quel deficiente turco: allora sì che davvero diventeremmo definitivamente gli zimbelli dell’occidente e a te comincerebbero a prendere per il culo perggio di quando ti dicono “pizza, mafia e bunga bunga”.
Ecco, ti ricordi del bunga bunga? Bene, da allora non è cambiato nulla. Solo che si parla meno di mignotte, ma i magnacci sono rimasti.

Caro elettore all’estero, non voglio dirti cosa votare. Quella è una tua scelta, se e cosa. Hanno fatto i diavoli per scoprire il tuo indirizzo e romperti le scatole con queste lettere, a te che hai ben altro a cui pensare. Ma per loro sei importante, ADESSO, perché puoi spostare l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, dato che qui il numero di indecisi è molto alto. Per loro puoi fare la differenza, quella che non hanno mai fatto loro per te. Sei un numero in una scheda elettorale quando gli fa comodo, se poi ti stai dimenticando anche il tuo accento è un altro discorso e, a loro, non importa manco di striscio.

Il mio unisco auspicio è che tu ti informi, ponderando le conseguenza della tua scelta che, personalmente, non cambierà per nulla la tua vita. Tu oramai sei altrove e della riforma della costituzione italiana te ne frega meno di zero, alla faccia del senso d’amore per una patria che ti ha costretto ad andartene. E non hai torto.

Voglio solo dirti una cosa, dal profondo del cuore, da italiano, da elettore che spera un giorno di poter tornare a votare in una nazione democratica: resta dove sei.

Qui siamo ad un passo, dalla parte sbagliata, del baratro.

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