Porto di Taranto, l’appello di Stefàno al Governo

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I ritardi burocratici ed i continui ricorsi amministrativi rischiano davvero di uccidere il porto di Taranto, relegandolo a poco più di uno scalo merci, mentre il capoluogo jonico ed il suo terminal hanno tutte le potenzialità per poter essere davvero uno dei poli internodali di scambio merci via mare più importanti dell’intero Mar Mediterraneo.

Se a questo ci si aggiunge la situazione dei 570 lavoratori del terminal, attualmente in cassa integrazione e che rischiano seriamente di vedere compromessa la propria situazione lavorativa a causa dei ritardi nei lavori (la cassa integrazione scadrà tra pochi mesi, ma i lavori sono ben lungi dall’essere conclusi), il quadro è molto preoccupante.

“Il governo prenda a cuore le sorti del porto di Taranto e dei 570 lavoratori di Taranto Container Terminal. Si renda effettivo l’accordo del 2012 perchè ci sono in gioco l’ammodernamento dello scalo, il mantenimento del porto jonico nelle rotte e il futuro lavorativo dei dipendenti”. Lo chiede il senatore pugliese Dario Stefàno in una interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai ministri dei Trasporti e del Lavoro.

L’accordo, come si legge nell’interpellanza, è quello per lo Sviluppo dei Traffici Containerizzati nel Porto di Taranto e il superamento dello stato d’emergenza socio economico ambientale siglato il 26 aprile 2012, che individuava gli interventi, le azioni necessarie ed i tempi per il rilancio dello scalo jonico. Purtroppo una serie di ricorsi alla giustizia amministrativa ha portato ad un ritardo nella messa in opera dei lavori di adeguamento della banchina del terminal container di Taranto.

“Gli ultimi avvenimenti – sottolinea Stefàno – con la Taranto Container Terminal che ha annunciato uno stop operativo della movimentazione dei container per via dei lavori, l’eliminazione dello scalo jonico dalle  rotte oceaniche della compagnia Evergreen, e contestualmente lo sciopero dei lavoratori in cassa integrazione preoccupati per il loro futuro, impongono un’accelerazione.

La Presidenza del Consiglio convochi tempestivamente un tavolo con tutte le parti al fine dare seguito ad un progetto di fondamentale importanza per la continuità dell’operatività dello scalo jonico, mentre al Ministro dei Trasporti chiedo di  agire per non vanificare l’individuazione del porto di Taranto quale Zona Franca”.
“Senza dimenticare – conclude Stefàno – i  570 addetti di TCT : si consideri la opportunità di prorogare la cassa integrazione, la cui scadenza è prevista per maggio 2015, mese in cui i lavori al terminal non saranno completati”.

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Redazione
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