La Puglia protostorica

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La Puglia è sempre stata una terra di “forestieri”. Nel corso dei secoli, per la nostra terra sono passati davvero tanti popoli, alcuni provenienti anche da molto lontano: pelasgi, messapi, iapigi, peuceti, dauni; e poi celti, greci, minoici, romani, goti, longobardi; e ancora albanesi, slavi, ebrei, turchi, saraceni, bizantini, franchi, spagnoli, tedeschi, svevi, normanni, arabi, bulgari e armeni.
I primi ad insediarsi dalle nostre parti furono, tra gli inizi dell’età del Ferro e la conquista romana, furono una popolazione indoeuropea proveniente dall’Illiria, gli japigi. Arrivati in Puglia, si divisero territorialmente, da nord a sud, in tre grandi gruppi etnici: dauni, peucezi e messapi, creando quindi la Daunia (l’odierna Capitanata), la Peucezia (la Puglia centrale) e la Messapia (l’antico Salento).
Ma che gente erano e come vivevano questi nostri antenati?

I Dauni

Traggono il nome da Dauno, loro condottiero nel trasferimento in Puglia. Erano per lo più contadini e, dall’esame dei corredi funerari e dei resti dei loro abitati, è possibile affermare che nei primi secoli il potere era detenuto da ristretti gruppi dominanti, riconoscibili nelle tombe principesche di Lavello o Canosa, mentre nel VI secolo tale ceto emergente andò estendendosi, diminuendo il distacco dal resto della comunità.
I dauni svilupparono non pochi contatti con le popolazioni vicine, pur mantenendo, tuttavia, una precisa “indipendenza” culturale. Tra i reperti più significativi di questa civiltà, spiccano senz’altro le famose “steli daunie”, blocchi lapidei scolpiti, risalenti al VI secolo a.C., trovate nella piana sud di Siponto, presso Manfredonia. Rappresentano figure umane maschili e femminili fortemente stilizzate ed erano infisse verticalmente nel terreno, in corrispondenza delle sepolture di coloro che raffiguravano.
I principali centri dauni erano Casone (presso l’odierna San Severo), Lucera, Merinum (Vieste), Monte Saraceno (presso Mattinata), Siponto, Salapia (nell’attuale agro di Cerignola), Arpi (presso Foggia), Aecae (presso Troia), Vibinum (Bovino), Castelluccio dei Sauri, Ausculum (Ascoli Satriano), Ripalta (presso Cerignola), Canosa, Melfi, Lavello e Venosa.

I Peuceti

Derivano probabilmente il loro nome da Peucezio, fratello di Enotrio e figlio di Licaone, a sua volta figlio del leggendario re Pelasgo. Fu il primo a mettere piede nella Puglia meridionale da dove fu spinto più a nord dalle popolazioni locali che, ben organizzate, respinsero quella invasione. Nacque così a Peucezia, una vasta area che comprendeva il territorio a nord di Egnazia sino a Bari e oltre, e, a occidente, sino ad Altamura e Gravina, al confine con le bellicose popolazioni lucane. Bari non era una città molto importante di questo territorio, soprattutto se paragonata alle fiorenti città di Canosa, Silvium (l’odierna Gravina in Puglia), Bitonto, Azetium (l’odierna Rutigliano), Norba e Trani. Anche questa popolazione era dedita all’agricoltura e si distinse per la particolare pratica di sepoltura dei defunti: l’inumazione del corpo. Il morto veniva inumato in una fossa scavata nella terra e ricoperta da “tumuli” o “specchie”, cioè da monticelli di terra o di pietre, di forma solitamente circolare o ovale, costruiti sopra la sepoltura, che poteva essere tanto individuale quanto collettiva. In queste tombe, a volte lastricate con pietre, dapprima grezze e successivamente squadrate, è stato possibile trovare depositi di resti ossei animali, interpretati come segno di sacrifici, e altri piccoli oggetti di uso quotidiano, oltre a numerosi oggetti di ceramica policroma a decorazione geometrica, di ottima fattura.

I Messapi

La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia (cioè “Terra fra due mari”), era abitata invece dai Messapi, popolazione di origine egeo-anatolica, che prende il nome da Messapo, un eroe beota (proveniente cioè dall’antica Beozia o Tessaglia) che guidò, pare, una spedizione di coloni nella nostra Puglia, e li condusse ad una “illuminata” integrerazione con le popolazioni autoctone.
I Messapi si diedero anche una precisa organizzazione giuridico-militare che raccoglieva i dodici centrio più importanti in una sorta di grande “dodecapoli”. Le città principali, in realtà, dovettero essere almeno 13 e tra queste certamente: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Hodrum/Idruntum (Otranto), KaÏlia (Ceglie Messapica), Manduria, Mesania (Mesagne), Neriton (Nardò), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Thuria Sallentina (Roca Vecchia) e, ai limiti settentrionali della penisola, l’importante città di Egnazia.
I Messapi, oltre all’agricoltura, erano dediti al commercio, alla pastorizia, all’allevcamento, alla pesca e all’artigianato.
Caratteristico della loro produzione era, per esempio, il vaso detto “trozzella” cosÏ chiamato per le decorazioni sulle anse a forma di rotella.
Dall’esame delle tombe che hanno lasciato (molte, spesso, decorate con pitture murali), si evince che usavano seppellire i loro morti in posizione rannicchiata o supina.
Japigi, Messapi, Peucezi e Dauni, per molti secoli, quasi sempre alleati tra di loro, raramente in contrasto, rivendicarono il loro diritto ad esistere e ci riuscirono, conservandolo per secoli, almeno sino a quando Roma, con la sua potente macchina da guerra, lentamente ma con determinazione, dovendo aprirsi spazi per la conquista dell’Oriente, non li sottomise.

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Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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