La Puglia ai tempi dell’Antica Roma

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I Romani si accorsero presto quanto poteva essere strategicamente importante controllare la Puglia e la conquistarono intorno al 267 a. C. Tuttavia, ci vollero circa due secoli, perché il territorio si integrasse definitivamente nel sistema politico e culturale romano. Analogamente all’organizzazione politico-amministrativa dell’intera penisola, anche le città pugliesi furono inquadrate all’interno di due fondamentali tipologie: la colonia e il municipio. Si trattava in sostanza di comunità autonome, governate da tre istituzioni fondamentali: il collegio dei magistrati, il Consiglio dei decurioni e l’assemblea popolare.

Bari, per esempio, una volta conquistata, godette della qualifica di municipium cum suffragio, status che offriva la possibilità di legiferare e creare delle proprie istituzioni, pur dipendendo di fatto da Roma. Il capoluogo poté creare addirittura una zecca e realizzò un pantheon, dedicato alle sue divinità pagane.

Brindisi, intorno al 240 a.C., venne elevata al rango di municipio e ai brindisini fu riconosciuta la prestigiosa cittadinanza romana. La città adriatica divenne un porto trafficatissimo e caposcalo per l’Oriente e la Grecia. Molti romani illustri transitarono da lì, diretti in Grecia: Cicerone scrisse le “Lettere Brindisine” e Marco Pacuvio realizzò alcune sue tragedie; a Brindisi, infine, morì Virgilio, mentre tornava da un viaggio in Grecia.

Con la conquista romana, tra il 269 a.C. e il 267 a.C., Lecce latinizzò il suo nome in Lupiae e da “stazione militare”, si trasformò in municipium (comunità cittadina affiliata a Roma). La città conobbe un periodo di notevole magnificenza, sotto la guida dell’Imperatore Marco Aurelio e venne arricchita, negli anni, di un teatro, di un anfiteatro e di un efficiente porto (oggi San Cataldo).

Va sottolineato, infatti, come il dominio romano favorì in tutta la Puglia la realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche, in particolare alcune importanti arterie stradali, vero fiore all’occhiello dell’edilizia romana. Tra tutte emerge la via Appia che, passando da Taranto e Oria terminava di fronte al porto di Brindisi: la fine di quella che, non a caso, venne chiamata Regina Viarum, è segnata ancora oggi da due imponenti colonne.

Da Brindisi partiva anche la via Traiana, la quale passava da Egnazia (città che segnava il confine del territorio messapico e l’inizio di quello peuceta), Bitonto, Ruvo, Canosa e l’antico centro di Ordona (Herdonia). Di quest’ultima città rimangono ancora oggi i segni di una fiorente attività: i resti di un Macellum, del Foro, delle terme e della stessa via Traiana. Siponto e Vieste, invece, grazie ai loro porti, goderono dell’importanza di essere utili e necessari avamposti sull’Adriatico.

Testimonianze documentate da Strabone e Plinio il Vecchio vogliono l’esistenza sul Gargano anche di una città scomparsa, Yria, oggi chiamata Uria,che probabilmente svolgeva un ruolo importante nel periodo romano dato che aveva il permesso di coniare moneta.

Come in tutte le città romane, anche in quelle pugliesi, il centro della vita religiosa e civile era rappresentato dal foro, costituito da un’ampia piazza di forma rettangolare, delimitato su un lato dalla curia, dove si riunivano i decurioni, e sugli altri lati da botteghe, templi e colonnati, dove si ponevano le statue degli imperatori e dei cittadini illustri.

Sul foro si affacciava la basilica, un grande edificio rettangolare, colonnato all’interno, che rappresentava uno dei più importanti luoghi della vita cittadina: vi si amministrava la giustizia, si tenevano riunioni e manifestazioni, si discutevano problemi politici, si svolgevano affari.

Uno spazio apposito era destinato al macellum, il mercato per la vendita giornaliera di pesce, carne e frutta. Alle spalle del macellum vi era il quartiere artigianale, dove si producevano ceramiche per uso domestico, tegole, vetri e metalli. Vi erano anche un grande complesso termale ed un anfiteatro, posto in una zona periferica per facilitare il deflusso degli spettatori, oltre che per ragioni di ordine pubblico. Anche attraverso queste cose, la Puglia romana conquistava la “prima scena”.

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Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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