Regione. Al via la discussione sulla legge elettorale. E dovrà essere la volta buona

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Sarà la volta buona? Una cosa è certa: la Regione Puglia non può più permettersi il lusso di rimandare ulteriormente non soltanto l’approvazione, ma perfino la stessa discussione sulla legge elettorale.

La situazione è grave, anche se in pochi ne hanno avuto contezza. In Puglia non abbiamo ancora una legge elettorale, dopo la sonora bocciatura che il Vendolum ha subito dalla Corte Costituzionale nella passata legislatura sul premio di maggioranza attribuito in maniera tale da rendere incerto il numero dei consiglieri regionali. La vicenda è nota: nel 2010 vennero attribuiti alla coalizione vincitrice, quella che ha sostenuto Nichi Vendola, otto consiglieri regionali in più per poter, secondo quanto stabilito dalla normativa regionale, riportare i rapporti di forze tra maggioranza ed opposizione ad un 60%-40%.

Nomina che però non è stata convalidata dalla Corte Costituzionale, che ha considerato questa parte della legge approvata in fretta e furia a due mesi dalle elezioni contraria allo Statuto regionale, che limitava il numero degli eletti a 70.

Altro importantissimo aspetto: in virtù della riforma voluta dal governo allora presieduto da Mario Monti, il numero dei consiglieri regionali che spettano alla Puglia sono passati da 70 a 50. Lo Statuto regionale ne ha preso atto e si è adeguato al numero di seggi per la prossima legislatura.

Ma non esiste, ad oggi, una legge elettorale che possa assegnare i 50 seggi: non ci sono le ripartizioni in circoscrizioni, non c’è il metodo nel calcolo dei resti su 50 seggi, non c’è il numero di seggi spettanti ad ogni circoscrizione, non ci sono limiti e sbarramenti tarati, soprattutto non c’è, in tutto lo spirito della normativa che attualmente dovrebbe essere in vigore (ovvero la legge precedente caducata degli articoli incostituzionali) il riferimento al nuovo quadro normativo statutario. Che secondo la nostra gerarchia delle fonti, è primario ed inderogabile dalla legge regionale, qualunque essa sia.

Intanto la Commissione si mette al lavoro: dopo la riunione introduttiva di questa mattina, a partire dalla settimana prossima si riunirà ogni mercoledì per entrare nel merito della questione, con il supporto dei presidenti di tutti i gruppi consiliari. L’obiettivo è quello di  puntare alla massima convergenza possibile per fare in modo che venga trovato  l’accordo nella stessa commissione allargata e procedere ad un’approvazione rapida in Consiglio regionale.

Intanto i vendoliani ci riprovano con la parità di genere. Dopo la bocciatura (sonora e clamorosa) dell’anno scorso il capogruppo di Sel Michele Losappio ha presentato, con il capogruppo de LPpV Antonio di Sabato, 8 emendamenti di cui 5 riguardano la parità di genere (con la previsione, in particolare,  dell’innalzamento della soglia di ogni sesso dal 40 al 50%) e 3 che  adeguano lo sbarramento al numero di consiglieri da eleggere (che è stato ridotto precedentemente da 70 a 50) , portandolo al 3% per le liste coalizzate ed al 4% per la lista o il gruppo di liste che non è collegato ad altri.

Chi parla della necessità di un coinvolgimento di tutte le forze presenti in consiglio è Ignazio Zullo (Forza Italia). “Il percorso per l’elaborazione della legge elettorale deve essere partecipato e non confezionato solo da noi Consiglieri, per evitare che possa essere orientato ai nostri, seppur inconsci, desiderata”.

“E’ opportuno – dice il capogruppo di Fi – prevedere un processo di condivisione con i partiti in cui si stanno formando le classi dirigenti che ambiscono a rappresentare i cittadini. Nel riformare il testo, è necessario che si parta dall’impianto della legge esistente, coerentemente con quanto indicato dall’Ufficio di Presidenza al gruppo tecnico di lavoro che ha generato la bozza di oggi, incardinata su due questioni principali: la prima, il rispetto dei rilievi della Corte Costituzionale; e la seconda, il recepimento della riduzione del numero dei Consiglieri. Pensare di elaborare una nuova legge elettorale è pericoloso perché, per il tempo che ci resta dalle prossime elezioni –conclude- si rischierebbe di produrre una legge censurabile dalla Consulta e che non consentirebbe, quindi, di nutrire quell’indispensabile certezza sul futuro istituzionale della Puglia”.

Giuseppe Romano, capogruppo del Pd, ha sottolineato che “dopo la consultazione all’interno del nostro gruppo, questa mattina non abbiamo presentato alcun emendamento per non rallentarne la discussione. Riteniamo che la VII Commissione, estesa ai capigruppo, sia la giusta sede dove ricercare la maggiore convergenza politica possibile, perché la nostra opinione è che le regole vadano scritte insieme”.

Restano, però, alcuni nodi da sciogliere: “Per noi – prosegue Romano – sono essenzialmente due: la doppia preferenza, sulla quale siamo comunque favorevoli e la modifica della legge elettorale nell’accoglimento di un meccanismo che tuteli la ripartizione dei seggi su base provinciale, come stabilito dal disegno di legge stesso. Avendo ridotto il numero di consiglieri, da 70 a 50, vorremmo mettere in sicurezza il numero dei consiglieri, espressione della rappresentanza territoriale. Sulle altre questioni (sbarramento, incandidabilità e utilizzo del proporzionale) – conclude il consigliere Romano- non abbiamo nessuna preclusione su ipotesi di modifica alla legge elettorale avanzate o che saranno avanzate”.

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