Regione Puglia: la legge di Penelope e il coraggio che non c’è

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Tessi e disfa, disfa e ritessi: come perdere tempo senza avanzare di un centimetro. Spazio alle più disparate ed a volte strampalate proposte, pur di perdere tempo. Rinvii, urla, abbandono del proprio posto in Commissione. Non ci facciamo mancare niente.

Proprio non riesce ad andare avanti il percorso della legge elettorale nella settima Commissione del presidente Giannicola De Leonardis e mentre si “aspetta Godot” lo scenario è sempre lo stesso: Forza Italia chiede l’ennesimo rinvio con motivazioni abbastanza deboli. Sel invece che invoca il rispetto per la rappresentanza femminile prima di ogni altra cosa, e pensa bene di lavarsene le mani abbandonando i lavori, il Pd che minaccia di andare direttamente in Aula con le cinque firme verificata la impossibilità di trovare una sintesi in Commissione dopo tre mesi di “nulla di fatto”.

E dallo scorso mese di settembre, come tante sartine, inforcati gli occhiali, ago e filo pronti, i commissari pugliesi cercano affannosamente di trovare il bandolo della matassa di una legge che se a parole tutti vogliono, nei fatti rischia di restare senza alcun padre.

Ancora una volta dunque siamo costretti a registrare il nulla di fatto di una legge che il Consiglio regionale ha l’obbligo (non solo morale e politico, ma anche giuridico) di approvare, ma che non piace a nessuno.

Prima del rinvio, la Commissione ha ascoltato il coordinatore regionale di Alternativa Comunista, Miche Rizzi e il rappresentante del Movimento 5 stelle, il deputato Giuseppe D’Ambrosio.

Sono state consegnate alla Commissione le proposte emendative alla legge elettorale dei due movimenti politici.

In particolare Alternativa Comunista punta sulla necessità di una legge proporzionale quindi senza soglie di sbarramento e premio di maggioranza, l’attenzione alla rappresentanza femminile con la scelta del 50/50 e il diritto di tribuna ai candidati presidenti delle regionali, al fine di consentire una normale dialettica democratica e partecipativa: “per questo – ha detto Rizzi – a loro va assegnato il diritto di essere parte del Consiglio regionale e delle Commissioni consiliari senza diritto di voto ma di proposta”. Un modo come un altro per garantirsi l’ingresso in Consiglio, sia pure dalla finestrella di servizio.

E’ facile pensare, come banale conseguenza di questa proposta, le decine e decine di moderni tribuni della plebe creati ad hoc con il compito di intasare i corridoi e le aule della Regione Puglia.

Più complessa e articolata la proposta dei pentastellati. Si parte dalla idea che si possa applicare il democratellum come base elettorale per la Puglia con piccoli aggiustamenti.

Le proposte scaturiscono dalla consultazione via web dei cittadini con l’obiettivo di “selezionare gli eletti, evitare degenerazioni clientelari e favorire la governabilità” – ha spiegato D’Ambrosio. Secondo il movimento non è necessaria una norma specifica che garantisca la parità, anche perché nella proposta vi è una sola preferenza. Anche i candidati alla presidenza non eletti se rappresentano una lista alla quale è stato assegnato un seggio, entrano  in Consiglio regionale.

Come si voterebbe con la proposta dei 5 stelle? L’elettore riceve due schede una con i simboli dei partiti e l’altra con i candidati. La vera novità sta nella possibilità di cancellare il nome di un candidato nella lista esprimendo quindi un voto negativo. Alla fine si sommano i voti che ciascuna lista ha ricevuto, togliendo però la penalizzazione derivante dalle cancellature dei candidati sgraditi. I seggi si distribuiscono secondo la formula proporzionale del divisore.

Insomma, mentre la tela di Penelope veniva tessuta di giorno e sfilata di notte, in via Capruzzi si tesse nel fine settimana e si distrugge di lunedì. Tanto nessuno vuole prendersi la responsabilità di una legge che, da qualche parte, qualche scontento lo deve pur fare. Ed alla Regione Puglia non brillano certo per coraggio. E’ nella evidenza dei fatti.

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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