La Resistenza a Bari: il generale Bellomo, Michele Romito e le donne di Barivecchia

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La storia siamo noi cantava Francesco De Gregori, e contributi dati alla libertà di un popolo come quelli delle donne di Barivecchia, del giovane Michele Romito (nella foto, www.pugliantagonista.it) e del generale Nicola Bellomo dimostrano come spesso le grandi narrazioni sono figlie delle “seconde linee delle storia”, magari meno appariscenti sui libri di scuola ma oggettivamente più “di sostanza”. In poche ore, piccoli protagonisti di una città intera hanno scritto una pagina di storia non solo memorabile ma determinante per l’evolversi delle vicende belliche della Seconda Guerra Mondiale e per i primi, timidi passi di un’embrionale consapevolezza: “mai più guerre, mai più dittature”.

“Era la mattina di giovedì 9 settembre 1943. Da poche ore la radio aveva diffuso la notizia dell’armistizio – racconta Pasquale Martino, Associazione Nazionale Partigiani Italiani – Bari riversava, come tutte le città italiane, in condizioni disagevoli. La fame e gli sfollati erano i protagonisti indiscussi: il pane, nero e pessimo, era razionato e si ritirava con le tessere; molti generi alimentari scarseggiavano, di carne ce n’era poca; i bombardamenti degli alleati avevano raso al suolo diverse abitazioni, e la gente trovava rifugio nelle periferie o in aree meno colpite dagli attacchi nemici, anche a centinaia di chilometri dalla costa”.

Bari era una città sul “chi va là?”. “Tutti si aspettavano un’imminente fine della guerra, o per lo meno l’uscita dell’Italia dal conflitto: la caduta di Mussolini del 25 luglio era stata vista come preludio a tutto ciò. Eppure, nulla era ancora andato in quella direzione”.

Nonostante questo clima d’assoluta incertezza, Bari viveva anche quella mattina quell’impensabile “normalità” che ci si attende, a posteriori, dalle fasi belliche. Gli uomini erano al lavoro, e la città vecchia era un assoluto brulicare di donne e ragazzini.

L’armistizio colse tutti impreparati. Le truppe italiane di stanza a Bari non ricevettero alcun ordine dai propri superiori: nessuno sapeva più con precisione quali fossero “i nemici” da colpire o verso cui era necessario difendersi.

Confusione, una città dove casalinghe e bambini regnavano mentre gli adulti erano al lavoro, e un Porto al di là delle mura che era prelibata installazione strategica da porre sotto il proprio controllo per gli ormai ex alleati tedeschi. Bari sembrava abbandonata a sé stessa, un boccone davvero facile da inghiottire per i carri armati nazisti. Eppure, questo non avvenne.

“Nel disordine generale, fu il generale Nicola Bellomo a prendere in mano la situazione e decidere sul da farsi – racconta Martino – Senza aspettare ordini dall’alto, radunò civili, ragazzini e soldati, impartì ordini e consegnò armi per difendere Bari dall’avanzata tedesca verso il Porto”. Fu il passaparola delle donne ad aggiornare in tempo reale i soldati – veri o improvvisati – sull’avanzata dei mezzi tedeschi, che tentarono di raggiungere il Porto imboccando l’arco di San Nicola per occupare il centro storico e rendere impossibile la difesa dell’obiettivo a quanti vi si stavano organizzando.

Qui accadde l’impensabile: entra in scena Michele Romito. “Michele era un ragazzo di 14 anni, un giovanissimo proletario che aveva già lavorato saltuariamente al Porto come scaricatore o facchino. Prese con sé 4 bombe a mano e si diresse, con altri ragazzini, verso il bastione di Barivecchia da cui i tedeschi si accingevano ad entrare. Fu lui a scagliare contro un blindato tedesco la bomba che ne causò l’esplosione e che di fatto bloccò l’accesso al centro storico, rendendo vani i tentativi tedeschi di occupazione del Porto”.

Spesso qualche secondo diventa così prezioso da congelare in sé  un gesto tanto coraggioso quanto folle, in grado di cambiare  la storia. “I tedeschi decisero di accorciare i tempi e trattarono la ritirata, che gli fu concessa”.

Ritirata che l’esercito tedesco non esitò a sporcare con il sangue in stragi come quella di Barletta, il successivo 12 settembre. Bari non sapeva che a distanza di qualche mese, il 2 dicembre, sarebbe stata teatro di un pesantissimo bombardamento da parte dei nazisti proprio su quel Porto difeso con i denti, che causò l’affondamento di 28 navi alleate, tra cui la statunitense SS John Harvey, carica di bombe all’iprite. Un’azione militare che causò oltre 1000 vittime.

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Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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