La riscossa delle cape de firr, un’App dedicata alle fontane dell’AqP

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I nostri nonni le chiamavano cape de firr. Qualche volta scherzosamente ti invitavano a bere qualcosa, con un rassicurante “tanto offro io”, e puntualmente il luogo della consumazione non era un bar o una locanda, ma una generosa fontana pubblica. Ai tempi dell’apericena, come tornare a dare il giusto valore alle fontane dell’Acquedotto pugliese che tante gole arse hanno dissetato in un secolo di storia? Nel corso della Fiera del Levante, l’Acquedotto pugliese ha lanciato FontaNinApp, l’iniziativa che punta a riavvicinare giovani generazioni e tradizione, nuove e vecchie tecnologie, scuole e vita quotidiana.

Si tratta di un concorso che coinvolgerà due diversi livelli formativi: per la raccolta dei dati – foto, indirizzi, coordinate, informazioni storiche – saranno impegnate le classi IV e Vdelle scuole elementari; fra i ragazzi delle classi III, IV e V delle scuole superiori, invece, verrà selezionato un gruppo di lavoro che avrà il compito materiale di realizzare una mappa e un’app. Sforzo dei ragazzi che non sarà vano: alle scuole che parteciperanno alla raccolta dei dati verrà regalata una biblioteca dedicata al tema dell’acqua; agli alunni verrà riconosciuto il titolo di “giovane esploratore dell’acqua pubblica”; al gruppo di ragazzi che realizzerà il progetto verrà corrisposto un premio in denaro di 1500 euro.

Breve storia. Anno 1914: le prime fontanine dell’Acquedotto pugliese, così come oggi le conosciamo, vengono installate nelle piazze dei comuni da Lesina a Castrignano del Capo. Altezza 128 cm, base circolare 38 cm, forma conica, corredata di cappello e vaschetta di recupero delle acque, totalmente in ghisa, rubinetto a getto intermittente con meccanismo interno in ottone, ancora oggi questi manufatti artigiani sono il simbolo dell’Acquedotto pugliese, così riconoscibili da aver addirittura sedotto Renzo Piano: per la realizzazione del nuovo santuario dedicato a Padre Pio in San Giovanni Rotondo, l’architetto richiese l’installazione di una batteria di 6 fontane nell’atrio d’ingresso della chiesa.

Fontanine che hanno insegnato a intere generazioni l’importanza dell’acqua come bene pubblico: già nella legge del 1902 per la costruzione e l’esercizio dell’Acquedotto Pugliese si disponeva che “il Consorzio dovrà costruire a sue spese in ciascun comune, in numero proporzionato agli abitanti, fontanine gratuite pel pubblico, restando in facoltà del Comune di disciplinarne l’uso, ed a suo carico il pagamento dell’acqua”.

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Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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