Ritorna “Nel gioco del Jazz” con “Ecotopia”

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Ecotopia è il titolo di un album innovativo degli Oregon, ma anche quello di un romanzo di Ernest Callenbach del 1975: il termine coniato da un mix di ‘ecologia’ e ‘utopia’ contiene in sostanza quella che è la trama dell’opera: pura fantascienza, come è facile immaginare. Ed è al romanzo che si è ispirata l’associazione Nel gioco del jazz per sua nona rassegna, presentata questa mattina in conferenza stampa.

Dopo i saluti di rito del presidente Donato Romito, come al solito è il direttore artistico Roberto Ottaviano che prende la parola e parla a braccio. L’apertura, quasi una premessa, è dedicata alla politica culturale della città, con le relative complicazioni che deve affrontare una programmazione sempre difficile da realizzare. “Per il jazz oggi Bari recita un ruolo importante a livello nazionale – ha detto il maestro – reggendo il confronto con altre città più grandi e attrezzate; ma il supporto delle istituzioni è sempre latitante, con bandi spesso discutibili nei criteri di applicazione”.

Si sente pertanto il bisogno di ricompattare il pubblico intorno al jazz, un genere che accoglie molti stimoli differenziati ma che non deve mai perdere il filo rosso con le sue radici. Sarà anche per questo che per allestire la X edizione del prossimo anno, si sta pensando di fare nell’ambiente newyorkese un sondaggio del jazz afroamericano per reperire i musicisti giusti.

Ottaviano ha poi parlato di “Ecotopia” e della scelta del titolo. L’ispirazione è nata dalla voglia di unire il luogo geografico, che spesso viene imposto, alle linee architettoniche del sito e alla musica che vi viene eseguita, per raggiungere una bellezza composita ma totale. E altro obiettivo da perseguire è quello di fare di ogni concerto non solo un evento, ma anche e soprattutto un momento di incontro, di scambio di idee, di dialogo con i musicisti: in questo modo la scena diventa un palco sociale e fondamentale elemento di crescita. “Il concetto di musica e musicista – ha concluso il sassofonista – non è avulso dalla realtà quotidiana, ma mette in sintonia personalità e individualità diverse.”

In dialogo poi con il coordinatore Pietro Laera è stato illustrato il programma. Si parte con quella che è stata definita una rassegna nella rassegna, tutta dedicata alla tromba: il 19 settembre Paolo Fresu con Uri Caine, il 23 Fabrizio Bosso, il 28 Flavio Boltro, il 5 ottobre Enrico Rava. Il cartellone prevede ben 17 concerti di cui sette fuori programma: citiamo Jakob Bro, la Bass Drum Bone, il sempre gradito ritorno di Jacqui Naylor, la emergente vocalist Camille Bertault, Ian Shaw, Tiziana Ghiglioni, il Kneebody Quintet; per il tango (quello colto) ci saranno Daniel Melingo e il Novafonic Quartet. Da incorniciare un Pandaric Flight che vedrà lo stesso maestro Laera al pianoforte, con esperimenti coreutici della compagnia di danza Equilibrio Dinamico; e il ritorno degli Area, storico gruppo di rock-progressive italiano degli anni ’70, guidati dal tastierista Patrizio Fariselli.

Altri concerti si potranno allestire secondo opportunità, mentre si sta pensando di organizzare lezioni sperimentali di jazz.

I concerti si svolgeranno tutti al teatro Forma, tranne il primo (Fresu/Caine) allo Showville e i due appuntamenti di ‘Bari Hi End’ allo Sheraton. L’abbonamento a 10 concerti ha un costo che varia da 120 € a 240 € secondo il settore del teatro, mentre per i 5 fuori rassegna 75 €, e 20 € per i due di ‘Bari Hi End’.

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