Il centrosinistra pugliese sull’orlo di una crisi di nervi

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Saranno le primarie ormai terribilmente vicine, saranno i sondaggi che preoccupano, o forse saranno le dure, durissime lotte intestine del centrosinistra pugliese tra una componente vendoliana ed una “rinnovatrice”, ma ormai le liti e la dialettica sterile della politica ha inquinato questi giorni di campagna elettorale. Nessun commento sui programmi, niente spazi alle proposte, nemmeno l’ombra di una idea di governo.

La parola d’ordine è soltanto una: denigrare il nemico. E non fa nulla se è del proprio stesso partito. Anzi, in questo caso l’attacco deve essere almeno a doppia intensità!

Protagonisti di una stagione che non fa certo onore alla Puglia ed ai pugliesi, e che promette di trascinarsi fino alle primarie (per poi miracolosamente ricompattarsi con l’abile salita sul carro del vincitore)

“La sanità in Puglia negli ultimi dieci anni è stato un vero e proprio disastro, andrà rimediato nei prossimi anni”. A parlare non è un consigliere di opposizione o qualche avversario di Nichi Vendola, ma Michele Emiliano, che va giù di ascia contro la situazione complessa e drammatica che i pugliesi stanno vivendo.

Ormai non si contano più gli scontri al vetriolo tra Stefano ed Emiliano, conflitti che hanno ben poco a che fare con la competizione interna al centrosinistra in occasione delle Primarie e che rimandano, invece, a visioni opposte ed antitetiche del governo della Regione, visioni opposte per il passato e per il futuro.

“La Sanità, nonostante un anno di assessorato affidato ad Elena Gentile, è un disastro in Puglia e purtroppo questo disastro andrà rimediato negli anni prossimi. Bisogna riconoscerlo. L’assessorato alle Politiche della Salute è stato nelle mani del PD solo nell’ultimo anno, proprio con la Gentile ed ora con Donato Pentassuglia; ma prima è stato tutto di Vendola che all’inizio con Tedesco e poi con Fiore ha gestito la sanità. La responsabilità di questa situazione è esclusivamente di Vendola”.

In pratica Emiliano ci vuol far credere che all’interno della Giunta regionale si lavori per compartimenti stagni: la mano destra non sa quello che fa la sinistra. E potrebbe aver dannatamente ragione, l’ex magistrato.

Certo, c’è da chiedersi (e lo fa prontamente Dario Stefàno) dove sia stato il Pd in questi dieci anni. Forse sull’albero del pero?

E’ puntuale l’elenco del senatore di Sel: “Ricordo che Michele è stato in questa regione segretario del Pd dal 2007 al 2009; presidente del PD dal 2009 al 2014; dal 2014 nuovamente segretario regionale; che Alberto Tedesco – da cui lui oggi prende le distanze – è stato eletto senatore del Pd nel 2009 (oltre ad essere stato suo sostenitore sia nel 2004 che nel 2009 alle amministrative a Bari). Non è stato un cittadino qualunque. Ripeto quello che ho detto venerdì parlando di Salute: il nostro compito è quello di rendere conto del lavoro svolto. Il giudizio su questo decennio possiamo esprimerlo, noi che ne siamo stati protagonisti, puntando il dito sugli altri, o guardandoci allo specchio”.

Finita? Nemmeno per sogno. Su entrambi entra a gamba tesa Sergio Blasi, esponente di rilievo della segreteria regionale e sostenitore di Guglielmo Minervini. Non si placano ancora, infatti, i postumi della lite mediatica tra Minervini e Procacci che il consigliere Blasi prende a sciabolate Emiliano e Stefàno.

“La commedia delle primarie pugliesi in cui Vendola ed Emiliano si riscoprono avversari mi convince poco – dice Blasi – negli anni trascorsi alla guida del Pd pugliese, anni di difficoltà e di colpi bassi da parte di entrambi, li ho visti sempre a braccetto, che tentavano di sabotare, uno da fuori l’altro e da dentro, il Pd e la sua funzione di primo partito della coalizione. Certo era un Pd diverso da oggi, in quel partito si facevano i forum sui territori, si raccoglievano le istanze, si decideva collegialmente, si portavano avanti davvero i giovani sperimentandoli in ruoli di responsabilità nella direzione del partito. Un modello di politica che Vendola ed Emiliano hanno sempre contrastato, data la loro abitudine alla gestione personalistica ciascuno dei propri orticelli”.

“Per questo considero Vendola ed Emiliano due facce di una sola medaglia. Del resto il primo indicava il secondo come suo successore in diverse interviste fino a un anno fa. La loro medaglia è quella della degenerazione di una stagione politica nata benissimo e finita male. E per questo – conclude Blasi – ritengo che tra i candidati alle primarie solo Guglielmo Minervini, che di quella stagione rappresenta il distillato migliore, vada sostenuto. Perché lo spirito della Puglia Migliore può continuare ad esistere solo se il carisma per portare in un tempo nuovo la significativa ed importante esperienza di questi anni passa dalla testa di un leader solitario alla testa di un leader collettivo che è il popolo del centrosinistra pugliese”.

Avremmo tanto voluto parlare di programmi e di idee. Aspettiamo che i candidati finiscano di giocare a “chi sono io e chi sei tu” per iniziare a discutere di come salvare la Puglia.

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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