Sanità: il Piano di Vendola, i dubbi del Pd, gli attacchi di Fi. E le certezze?

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La bozza del piano di riordino ospedaliera della Regione Puglia è il nodo da sciogliere, insieme alla nuova legge elettorale di questo scorcio finale di legislatura.  L’idea di base è di raggiungere la quota di posti letto pari a 3,7 ogni 1.000 abitanti. Ma un semplice calcolo aritmetico non è sufficiente. Bisogna calcolare gli Irccs e gli enti ecclesiastici (per esempio il Miulli di Acquaviva delle Fonti), razionalizzare i punti nascita distribuiti lungo il territorio. Soprattutto (ma questo è un nodo cruciale dell’intero piano) garantire i servizi territoriali indispensabili nei distretti colpiti dalla scure dei tagli.

E, prioritariamente, c’è da raggiungere un accordo politico che, innanzitutto all’interno della maggioranza, non è affatto scontato. Da una parte ci sono le elezioni e le tensioni tra sinistra vendoliana e Pd, dall’altra quest’ultimo che a più riprese ha sottolineato le criticità di un piano che sembra fatto apposta per creare polemiche.

E c’è chi addirittura sostiene che sarebbe necessario lasciar perdere tutto e rinviare la patata bollente alla prossima legislatura.

A sottolinearlo, con ironia, è il consigliere di Fi Aldo Aloisi. “Evidentemente siamo su ‘Scherzi a parte’ e si tratta di una barzelletta che non ci fa ridere ma che ci aspettavamo: è da settimane che sosteniamo che la sinistra pugliese avrebbe frenato l’attuazione del piano di riordino e così è stato. La sanità ormai è uno strumento nelle mani di Sel e del Pd da utilizzare a seconda delle loro convenienze elettorali”.

“E’ un’indecenza”, prosegue riferendosi al freno a mano tirato nei giorni scorsi dal Pd.

“Sapevamo che il dibattito di queste settimane fosse utile al Pd solo per nascondere lo sfascio del servizio sanitario regionale. I democratici hanno colto la potenziale impopolarità del piano sui territori e così hanno pensato bene di non attuarlo affatto, tentando di distrarci proponendo di valutare prima il piano delle emergenze (!). Apprendiamo anche dalla stampa la salvezza del punto nascita di Scorrano, come da noi auspicato. Ma ciò conferma che con i posti letto si stia facendo ‘il gioco dell’oca’, un passo in avanti e due indietro. Settimane di incontri, discussioni, proposte … tutto inutile perché… siamo su Scherzi a parte! Il Pd ha esibito il cartellino rosso all’assessore Pentassuglia e  il piano non si fa più perché qualcuno teme di perdere voti facendo quanto serve realmente alla Regione. I cittadini, però, non hanno l’anello al naso e certamente colgono l’assurdità e l’irresponsabilità di una sinistra che, nonostante abbia distrutto la sanità pugliese, continua a remare in direzione solo del suo opportunismo spicciolo e non del benessere della comunità. Se poi dal centrosinistra avranno uno scatto di responsabilità e vorranno attuare il piano, noi siamo pronti a collaborare. Altrimenti –conclude- facendoci interpreti delle ragioni dei cittadini, porteremo in piazza tutti gli sprechi, le incongruenze e la cattiva gestione della sanità”.

Parla senza mezzi termini di farsa Ncd, con la dichiarazione del suo capogruppo Antonio Camporeale.

“Poche volte abbiamo condiviso un orientamento, una posizione, un’indicazione del Presidente Vendola durante il suo doppio mandato.  L’ultima è stata in merito alla necessità di completare il Piano di riordino ospedaliero, perché era una responsabilità doverosa della maggioranza di centrosinistra, che aveva il dovere di ‘chiudere’ entro la fine del mandato, per poter poi tracciare un bilancio definitivo di una programmazione in materia sanitaria che ha comportato anni di sacrifici e scelte dolorose per la comunità pugliese, e presentarsi così alla pubblica opinione, e all’elettorato, in maniera franca e trasparente. Anche l’assessore al ramo Donato Pentassuglia, l’ultimo di una nutrita serie, si era espresso pubblicamente in questo senso, ma entrambi sono stati irrimediabilmente smentiti dalla loro maggioranza, ricompattata d’incanto dalla paura di pagare il conto in campagna elettorale di decisioni impopolari come chiusure e accorpamenti di reparti. Non ci resta allora che prendere atto dell’ennesima farsa, e confidare nel buon senso e nella delusione dei cittadini pugliesi, che meritano ben altra considerazione e rispetto.”

Un forte richiamo alla responsabilità del Consiglio Regionale arriva da Maurizio Friolo, vicepresidente della III Commissione Sanità.

“La politica deve decidere, ma  se la maggioranza non vorrà portare a compimento il Piano se ne assumerà le responsabilità. Non possiamo sottostare alla logica delle primarie e delle elezioni poi: le scelte devono essere fatte nell’interesse dei cittadini”. Queste parole le ha pronunciate martedì scorso l’Assessore alle Politiche per la Salute Donato Pentassuglia in un’occasione pubblica, e fanno onore alla persona e al suo senso rigoroso di intendere il ruolo istituzionale. Sono state però prontamente contraddette dal suo partito e della sua maggioranza, che hanno imposto a Bari uno stop al completamento del Piano di riordino ospedaliero per paura di ripercussioni elettorali. Un voltafaccia –anche rispetto alla volontà dello stesso presidente Vendola- che però si trasformerà in un boomerang per signori che credono ancora di poter continuare a prendere in giro i cittadini, con inaugurazioni e tagli di nastro farlocchi durante la campagna elettorale e chiusure dolorose, ma ampiamente annunciate e rimandate, ad urne chiuse. Uno spettacolo già visto, ma  che non merita né repliche né apprezzamenti”.

A fare chiarezza, dal suo punto di vista, è il capogruppo del Pd Giuseppe Romano, che rilancia la palla a Nichi Vendola, parlando con chiarezza di paure elettoralistiche.

“Ancora una volta il tema della salute in Puglia si affronta in maniera strumentale, a destra come a sinistra. Il dubbio che mi viene, però, è che proprio chi solleva questo dubbio sia il primo a temere di perdere consensi in seguito alle sue decisioni. Al pari di altre sensibilità politiche, il Partito democratico ha dimostrato negli anni di tenere molto alla salute dei pugliesi, difendendo le scelte giuste ma anche contestando provvedimenti che abbiamo ritenuto sbagliati. Lo abbiamo fatto combattendo a viso aperto, anche contro i cosiddetti ‘capi’. Ed è per questo che sul riordino ospedaliero, le nuove reti, le nomine dei Direttori delle Asl, riteniamo necessario prendere in esame alcuni elementi che si stanno invece tacendo. Innanzitutto, dobbiamo ricordare che il Patto per la Salute, entro il quale si sviluppa poi il Piano per la salute, prevede trenta regolamenti attuativi che il governo nazionale deve ancora licenziare. Del Piano per la salute, dunque, non c’è ancora neppure una bozza. Motivo per cui su questo tema non è stata neppure convocata la Conferenza Stato-Regioni. Vi sono ipotesi che rivisitano i Lea (Livelli essenziali di assistenza) sui quali, e sulle risorse necessarie per attuarli, lo Stato sta ancora ragionando. C’è anche una ipotesi che riguarda il Piano per la prevenzione, ma anche questo non è ancora Dpcm. Richiamo tutto questo per dire che il Governo italiano, in materia di Sanità, è impegnato a ridefinire i parametri offerta prestazionale-domanda dei cittadini sul piano nazionale. Ed è quindi tutto il Paese a essere in una fase di transizione”.

Dunque palla a Roma ed al governo. Ma chi sarà mai al governo dell’Italia in questi mesi?

Insomma, per la sanità pugliese i dubbi sono tanti, le certezze stanno in alto mare e la speranza che ci resta e di non averne mai bisogno.

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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