Sciopero: in piazza a Bari e Lecce per chiedere a Renzi un cambio di rotta

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Sei i cortei organizzati dalla Camera del Lavoro Metropolitana: i metalmeccanici sono partiti dalla zona industriale di Bari e numerosi sono arrivati in Piazza Prefettura aggiungendosi ai lavoratori dei trasporti partiti dalla stazione centrale e a quelli del’università, della scuola, agli studenti che si sono dati appuntamento in Piazza Umberto davanti l’ateneo barese. Due i cortei partiti da Corso Cavour: quello dei lavoratori dell’energia, chimici, tessili, comunicazione e quello che ha visto radunati commercio, servizi e banche. Altri due folti cortei sono partiti a distanza di poche centinaia di metri, dal lungomare di Bari alla volta del centro: i lavoratori del pubblico impiego e quelli dell’agrindustria, edili, insieme ai pensionati hanno sfilato mescolandosi tra loro.

Cgil e Uil con la manifestazione di oggi hanno chiesto al Governo un cambiamento che possa finalmente contrastare il lavoro debole e precario, cancellare la legge Fornero sulle pensioni, tutelare i lavoratori ingiustamente licenziati. Le due confederazioni avanzano, inoltre, alcune proposte come: l’universalizzazione degli ammortizzatori sociali; aprire rapidamente la contrattazione nei settori pubblici; investire realmente in vere politiche attive per il lavoro e contrastare la lotta alla corruzione, all’evasione agli sprechi, agli appalti al massimo ribasso.

“Una modalità organizzativa azzardata – ha sottolineato Pino Gesmundo, Segretario Generale Cgil Bari – ma riuscita perfettamente che è riuscita a dare visibilità al mondo del lavoro, grande la partecipazione di popolo dai pensionati agli studenti che hanno sfilato insieme a noi dando un grande contributo a questo sciopero che da il senso di un popolo non rassegnato e disposto a pagare la giornata di sciopero, quindi a lottare pagando le conseguenze della propria lotta”.

Presente a Bari anche Massimo Dalema, duramente contestato dai partecipanti allo sciopero. “Vattene via”, “siete dei porci”,”Sei morto vivente”, “Sei tra quelli che hanno rovinato l’Italia” alcune delle frasi rivolte a Dalema in piazza Libertà. Il politico non ha replicato alle offese.

“Rispetto alle contestazioni a Massimo Dalema – ha proseguito Gesmundo – si tratta di un brutto episodio che sicuramente non interpreta lo spirito della piazza. Le piazze della Cgil sono sempre aperte e accolgono tutti coloro che vogliono manifestare. Questo metodo non ci appartiene e non a caso viene rivendicato da gruppi organizzati minoritari non appartenenti alla nostra organizzazione. Tuttavia la politica rifletta sull’esasperazione e il disagio che comunque emerge dalle piazze e sul rischio che tutti i suoi rappresentanti vengano interpretati come  responsabili di quello che sta avvenendo in questo momento”.

Grande partecipazione di folla anche a Lecce, dove ha concluso il comizio il segretario generale della Cgil Puglia Gianni Forte.

“É stata una grande giornata – ha detto Forte – perché si é dato voce al disagio sempre più dilagante di una Puglia e di un Mezzogiorno che soffre, a cui vengono sottratte importanti risorse come i 3 miliardi e mezzo che nella legge di stabilità vengono tolti alle regioni dell’Obiettivo 1 e destinati all’incentivo per l’occupazione per il tutto il Paese, con dubbi risultati. Soldi che invece consentirebbero al Sud di colmare il divario con il Nord e produrrebbero occupazione. Invece si avverte una forte insofferenza legata a una idea di sviluppo basata sull’abbassamento dei diritti delle persone che vivono difficoltà ancora più amplificate nella nostra regione dove prevale lo scambio fra diritti e lavoro. Il governo non può ignorare i lavoratori e le loro richieste pertanto deve raccogliere questo grido di sofferenza e disagio e tornare a dialogare con il sindacato”.

Ad aprire il comizio sul palco della piazza di Lecce, due donne, lavoratrici precarie occupate in due comparti ritenuti fondamentali per Cgil e Uil per il futuro del Paese: Cultura e Ricerca. La prima a intervenire è stata la musicista dell’Orchestra Ico Tito Schipa della Provincia di Lecce Ketti Giulietta Ritacca, seguita dalla ricercatrice dell’Università del Salento Giovanna Occhilupo.

Sul palco anche il Segretario generale della Uil Lecce Salvatore Giannetto: “Caro presidente del Consiglio – ha esordito – eccoci, siamo qua in tutte le piazze d’Italia. ‘Stai sereno’: il Sindacato c’è stato, c’è e ci sarà fino a quando serve alla gente. Un Governo che non ascolta i lavoratori, che non ascolta i pensionati, è un Governo monco. È un Governo debole. E più è debole e più cerca di ridurre l’influenza delle forze intermedie. Le nostre iniziative non si fermeranno fino a quando il Governo non modificherà nel merito i tanti aspetti della Legge di Stabilità e del Jobs Act che non ci soddisfano, perché parliamo di manovre basate chiaramente sulla piattaforma di Confindustria. Oggi in piazza ci sono i lavoratori, i pensionati, i precari, i giovani, i disoccupati, i cittadini che pagano le tasse. Gli eroi sono questi. Oggi il nostro territorio è devastato dalla disoccupazione, quella giovanile ha raggiunto il 55%, quella femminile il 60%. Non si contano più le tante vertenze aperte solo sul territorio salentino, dietro a ogni vertenza c’è il futuro di migliaia di famiglie che non sanno più come andare avanti. Questi problemi drammatici non si risolvono con gli annunci, ma con i fatti, con gli investimenti pubblici e privati. È il lavoro che vogliamo, caro Presidente Renzi. E il lavoro non si crea togliendo i diritti ai lavoratori e favorendo le imprese che licenziano o non investono. Il Paese non si risana con i soldi degli altri. Il governo deve cambiare verso e affrontare  concretamente i problemi del lavoro per permettere al Paese di uscire dalla crisi. Noi – ha concluso il segretario Giannetto – non abbiamo né Governi amici, né Governi nemici, il nostro sciopero è a sostegno di proposte e cambiamenti concreti per il bene del Paese”.

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Redazione
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