Sequenziamento del genoma del gibbone: l’Università di Bari sulla copertina di Nature

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Una simpatica piccola scimmietta spunta sulla copertina di Nature, una delle più importanti riviste scientifiche esistenti a livello internazionale, vero e proprio riferimento per la comunità scientifica. In her genes – nei suoi geni –leggiamo sulla pagina, infatti un nutrito gruppo di biologi evoluzionisti si è occupato di trascrivere “il libretto di istruzioni” dei gibboni, una famiglia di primati, cercando di capire e conoscere alcuni dei segreti della loro evoluzione. Questo libretto di istruzioni altro non è che il genoma, l’insieme di tutte le informazioni che caratterizzano un organismo vivente. È questa l’informazione genetica: molecole di DNA costituite da quattro mattoncini, le basi azotate, che si susseguono nelle più disparate combinazioni. A seconda di come le quattro basi si alternano, cambia quell’informazione. Il sequenziamento è la tecnica usata per scoprire come le basi si succedono, e quindi per trascrivere, appunto, “il libretto d’istruzioni”, in questo caso del gibbone, così come è stato fatto per tanti altri organismi, incluso l’uomo.
Anche il Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari ha partecipato a questo interessante lavoro. Abbiamo intervistato a tal proposito Nicoletta Archidiacono, professore ordinario di Genetica e coautrice insieme a Mariano Rocchi, Mario Ventura, Oronzo Capozzi, Fabio Anaclerio e Giorgia Chiatante.

Professoressa Archidiacono, di cosa parla esattamente l’articolo pubblicato sul Nature?

Esistono numerosi progetti di sequenziamento di genoma di vari organismi quali scimpanzé, gorilla, oranghi, macachi e primati più vicini all’Uomo. I gibboni sono nostri parenti stretti, potremmo dire cugini di terzo grado, ed hanno la particolarità di essere simili tra loro per ciò che concerne le caratteristiche morfologiche – quelle visibili semplicemente guardandoli – ma mostrano genoma variabile da individuo ad individuo. Abbiamo sequenziato quest’ultimo per comprendere cosa li rende effettivamente così variabili.

Qualcuno potrebbe chiedersi “cosa ci interessa del gibbone”?

Tutti i fenomeni biologici presentano aspetti comuni: meccanismi genomici, mutazioni, evoluzioni. Facciamo tutti parte del grande Albero della Vita! Studiare cosa accade nelle varie specie ci aiuta a capire ciò che accade nell’Uomo, a giustificarne alcuni aspetti del “funzionamento”.

Questa è la ricerca di base.

Esattamente. La ricerca di base pone le fondamenta per quella applicativa, si studiano degli organismi modello per poter arrivare a risposte su forme di vita differenti. Per farle un esempio, anche le piante o la drosofila – che alcuni lettori conosceranno come moscerino della frutta – possono darci informazioni in questo senso. La Natura presenta organismi lontanissimi ma le sue leggi sono uguali per tutti. La struttura del DNA è sempre quella, la combinazione di quattro basi azotate, il genoma poi è organizzato in maniera differente per le differenti specie ma i “mattoncini” sono sempre quelli.

A cosa serve, quindi, studiare l’evoluzione degli esseri viventi?

L’evoluzione serve a comprendere da dove veniamo e dove andremo, come le leggi della Natura ci hanno plasmato e ci plasmeranno in futuro. L’Uomo si è mostrato evolutivamente vincente ma non è l’apice di questo meccanismo, è solo uno dei suoi rami. Certo, ha mostrato grande capacità di adattarsi e di cambiare l’ambiente che lo circonda ma, se non saprà calibrare questa sua peculiarità, finirà per distruggerlo. Studiare l’evoluzione è uno strumento per affrontare il futuro e non per prevederlo! Gli scienziati non hanno la sfera di cristallo però ci si può organizzare per evitare di sbagliare anche se, purtroppo, la Storia è ottima maestra di pessimi scolari.

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