Sgarbi e l’assoluta contemporaneità di Caravaggio presentata a Bari

1

Vittorio Sgarbi, anche quest’anno, è tornato a Bari per inaugurare il nuovo ciclo di “Incontri d’Autore” organizzato dalla Fondazione Giuseppe Tatarella.

La presentazione del suo ultimo libro, “Il punto di vista del cavallo – Caravaggio“, edito da Bompiani, si è svolta nella Sala Scuderia di Villa Romanazzi, dove un folto pubblico ha accolto il critico d’arte.

La lectio magistralis di Vittorio Sgarbi è stata introdotta da Annalisa Tatarella e dal Presidente dell’ Accademia delle Belle Arti di Bari, Giancarlo di Paola, che ha sottolineato la necessità di un fermento culturale per la città di Bari e le condizioni anomali della sede dell’Accademia.

Il lungo intervento di Vittorio Sgarbi dedicato alla vita e alle opere di Caravaggio, proiettate nel corso della serata, ha ipnotizzato il pubblico.

Il volume e la presentazione dell’autore, hanno permesso di ripercorrere tutta la carriera di Michelangelo Merisi, dalla prima formazione fino al trasferimento a Roma, dai suoi problemi con la giustizia, alla nascita di capolavori assoluti e contemporanei, per usare una definizione di Sgarbi.

Caravaggio, ha più volte sottolineato il critico, “è un artista più contemporaneo che figlio della sua epoca, poiché  la sua arte sembra raffigurare i nostri giorni e i problemi che ci attanagliano”.

Il successo di Caravaggio, ha proseguito, “segna la fine del manierismo e l’esordio di una pittura nuova, che per la prima volta guarda in faccia il male, la morte e la malattia, fotografando la realtà così com’è, imperfetta e terribile”.

Per l’autore, Caravaggio è il primo artista che dipinge la stanchezza, il sonno, l’incubo.

“Egli compie una rivoluzione nell’arte: riscatta i più deboli della società, che nei suoi dipinti non attendono miracoli, ma vivono scene di vita a-morale; riservava grande attenzione anche ai dettagli si sul piano sociale, come i piedi fangosi, le mani umili, prive di gioielli”, ha sottolineato l’autore.

Un pittore lungimirante, dunque, ma anche rivoluzionario.

Un “comunista”, lo ha definito il critico, con una sua originale iperbole, contrapponendolo a Raffaello e Michelangelo, che sarebbero più “democristiani” e vicini alla nobiltà della pittura.

Secondo l’on. Sgarbi, Caravaggio”preferisce la strada e i cortili ai palazzi nobiliari, le giovani alle donne mature per le sue madonne, bambini di strada con sguardi impuniti, come quello del quadro “Amor vincit omnia”, che rievoca il volto di Pino Pelosi, assassino di Pierpaolo Pasolini.

Tutta la pittura è incastonata in atmosfere ambigue, sin dalla sua prima opera che rappresenta un San Giuseppe pronto ad offrirsi all’angelo, approfittando del sonno di Maria Vergine.

“Quella di Caravaggio – ha concluso il critico – è una pittura che viene scoperta e apprezzata solo nel 1951, a Milano, e che si compiace della miseria e della realtà.

Condividi
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

1 commento

Commenta l'articolo