South Suite: gli appunti di viaggio di Silvia Camporesi in mostra a Bari

0
South Suite di Silvia Camporesi

Riparte la stagione espositiva di ARTcore, galleria barese che in questi giorni ospita la mostra di Silvia Camporesi, South Suite, risultato del viaggio che la fotografa romagnola ha compiuto nel Sud Italia per scoprire e immortalare località ed edifici abbandonati.

Secondo capitolo di un più ampio lavoro intitolato Atlas Italie, la personale della Camporesi mette in evidenza la sua attuale ricerca, legata al recupero delle “tracce della perdita” tra i ruderi dei luoghi in rovina, un cammino fisico e insieme psicologico finalizzato alla creazione, come afferma Ileana Mancia, autrice del testo critico che accompagna l’esposizione, di un “immaginario ricorrente […], fatto di attese e suggestioni, esperito e riconsegnato in una dimensione concreta e onirica allo stesso tempo”. Un lavoro, questo, che ratifica ulteriormente la scelta di Silvia Camporesi di rinunciare alla rappresentazione del corpo femminile che, al centro delle sue precedenti ricerche, è stata progressivamente estromessa a favore della raffigurazione paesaggistica.

La mostra, visitabile sino al prossimo 7 novembre, è realizzata in collaborazione con la Scuola di Fotografia e Cinematografia F. project, e si compone di una serie di stampe fotografiche in bianco e nero che rappresentano i dieci siti scelti dall’artista; sparsi tra Campania, Puglia e Basilicata, essi sono diventati dunque oggetto delle sue indagini, svolte nelle prime settimane di settembre.

Realizzate con un’attenzione e una sensibilità venate di una nostalgia che non trascura il sempreverde “fascino delle rovine”, le fotografie sono state poi colorate a mano dall’artista, un’operazione – eseguita dal vivo nella serata inaugurale – che si configura come un autentico intervento di “riattivazione” dei luoghi, i quali sembrano riprendersi quella vita e quella dignità che il tempo e l’abbandono avevano tolto loro.

Attraverso il colore restituito manualmente si compie un “delicato risveglio” che attribuisce una nuova identità ai siti fotografati, allontanandoli, almeno idealmente, dalla sorte inesorabile di decadenza a cui sembrano essere fatalmente condannati. Questo procedimento, memore delle colorazioni manuali degli albori della fotografia, risulta essere però anche un momento di riflessione personale sull’ambiguità del medium, strumento meccanico perennemente in bilico tra documento e opera d’arte, un’indeterminatezza di fondo che si configura come una delle costanti della ricerca di Silvia Camporesi.

Le fotografie esposte nella galleria ARTcore sono la testimonianza tangibile di questo percorso compreso tra il reale e l’immaginario, i due poli d’attrazione entro cui si muove, leggera come il tratto di una matita colorata, la sensibilità artistica di Silvia Camporesi, autrice di un’affascinante e puntuale mappatura di luoghi dimenticati e ora riscoperti, in equilibrio precario eppure persistente tra fotografia e pittura.

Condividi
Nicola Zito
Dottore di Ricerca, collabora presso la Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Bari.

Nessun commento

Commenta l'articolo