Svimez: nel Sud è emergenza sociale e produttiva

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Il Rapporto Svimez (l’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno) 2014 è una pesantissima scure sul Sud Italia. La situazione complessiva nazionale è molto complicata ovunque, ma è nel Mezzogiorno che sono esplose le due grandi emergenze nel nostro Paese: quella sociale con il crollo occupazionale, e quella produttiva con il rischio di desertificazione industriale, che caratterizzano ormai per il sesto anno consecutivo il Mezzogiorno.

 

Mentre in Europa si ragiona dello 0,1%, del rapporto deficit/Pil, e mentre in Italia sono tutti occupati sui tavoli della Leopolda, o nel confezionare il miglior annuncia, il Pil nel Sud continua a correre, ma con un segno negativo. Nel 2014 il 3,5% in meno. Un dato disarmante e molto, molto preoccupante, soprattutto se consideriamo che si tratta del sesto anno consecutivo, che i numeri sono in crescita (negativa) e che soprattutto le contromosse predisposte o in fase di studio sembrano assolutamente inefficaci.

Nel caso del Mezzogiorno la peggior crisi economica del dopoguerra rischia di essere sempre più paragonabile alla Grande Depressione del 1929. Gli effetti della crisi si sono fatti sentire anche al Centro-Nord, e non certo per colpa del Sud; ma anche l’area più forte del Paese rischia di non uscire dalla crisi finché non si risolve il problema del Mezzogiorno, in quanto una domanda meridionale così depressa ha inevitabili effetti negativi sull’economia delle regioni centrali e settentrionali.

Secondo la Svimez, dopo il fallimento delle politiche di austerità che hanno contribuito all’aumento delle disparità tra aree forti e deboli dell’Ue, è giunto il momento di mettere in campo una strategia di sviluppo nazionale che ponga al centro il Mezzogiorno, e sia capace di coniugare un’azione strutturale di medio-lungo periodo fondata su alcuni ben individuati drivers di sviluppo tra loro strettamente connessi con un piano di “primo intervento” da avviare con urgenza: rigenerazione urbana, rilancio delle aree interne, creazione di una rete logistica in un’ottica mediterranea, valorizzazione del patrimonio culturale.

In base a valutazioni Svimez nel 2013 il Pil è crollato nel Mezzogiorno del 3,5%, approfondendo la flessione dell’anno precedente (-3,2%), con un calo superiore di quasi due percentuali rispetto al Centro-Nord (-1,4%). Da rilevare che per il sesto anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno registra segno negativo, a testimonianza della criticità dell’area.

Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2013 è dovuto soprattutto a una più sfavorevole dinamica della domanda interna, sia per i consumi che per gli investimenti. Il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2013 è sceso al 56,6%, tornando ai livelli del 2003, oltre dieci anni fa.

Nel Mezzogiorno la forbice resta compresa tra il -1,8% dell’Abruzzo e il – 6,1% della Basilicata, fanalino di coda nazionale, che ha registrato un segno così negativo per la crisi dell’industria meccanica e dei mezzi di trasporto. In posizione intermedia la Campania (-2,1%), la Sicilia (- 2,7%), il Molise (-3,2%). Giù anche Sardegna (-4,4%), Calabria (-5%) e Puglia (-5,6%).

I consumi delle famiglie meridionali sono ancora scesi, arrivando a ridursi nel 2013 del 2,4%, a fronte del -2% delle regioni del Centro-Nord. Dal 2008 al 2013 la caduta cumulata dei consumi delle famiglie ha sfiorato nel Sud i 13 punti percentuali (- 12,7%), risultando di oltre due volte maggiore di quella registrata nel resto del Paese (-5,7%). In particolare, negli anni di crisi 2008-2013, sono crollati anche i consumi di beni alimentari, al Sud del -14,6%, a fronte del -10,7% del Centro-Nord; in caduta libera anche il vestiario e le calzature, -23,7%, quasi doppio che nel resto del Paese (-13,8%). Significativo e preoccupante anche il crollo della spesa delle famiglie relativo agli altri “beni e servizi”, che racchiudono i servizi per la cura della persona e le spese per l’istruzione: -16,2% al Sud, tre volte in più rispetto al Centro-Nord (-5,4%).

Copia di Schede Regionali 2014In Puglia (clicca per ingrandire la scheda) come nella tabella allegata, i numeri sono peggiori della media del Sud. Il che, tradotto, rappresenta l’estremo grado di difficoltà che la nostra regione sta subendo all’interno di una crisi senza precedente per durata e complessità.

Mentre il credito viene ulteriormente ridotto, gli Istituti sono sempre meno propensi a sostenere aziende ed imprenditori, richiedono garanzie superiori rispetto all’effettiva necessità, mettono in atto ogni pratica, anche ai limiti (ed oltre) dell’usura per scaricare ogni rischio sulle imprese, le famiglie non spendono più. Si sono ridotti i consumi, gli approvvigionamenti, gli accantonamenti del risparmio, vera e propria colonna portante della nostra struttura sociale fino a pochi anni fa.

L’analisi dei dati, o semplicemente la loro lettura, è disarmante.

In tutto questo ci aspetteremmo risposte immediate ed urgenti dalla politica. Peccato che i nostri rappresentanti siano troppo impegnati a litigare tra di loro per potersi occupare di questi problemi in maniera seria ed immediata.

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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