Tap in Puglia: e io pago!

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Si sta tanto parlando dell’approvazione del Ministero dell’Ambiente del progetto del TAP – Trans Adriatic Pipeline – che prevede la realizzazione di un nuovo metanodotto di importazione di gas naturale dalla regione del Mar Caspio all’Europa, lungo circa 870 km, con approdo sulla costa italiana nella provincia di Lecce – San Foca, marina di Melendugno. Il tratto italiano del gasdotto avrà una lunghezza, sulla terraferma, di 8,2 km. In realtà devono ancora essere note le prescrizioni che corredano il parere positivo.

Le posizioni sono molto distanti, tra favorevoli e contrari. Abbiamo parlato con il portavoce del Comitato NoTap, Gianluca Maggiore, per conoscere il loro punto di vista e capire come ci si potrà ancora muovere per impedire la realizzazione del gasdotto.

Quale è stato e quale sarà, alla luce delle ultime notizie, l’obiettivo del Comitato NoTap?

Il Comitato NoTap non è ambientalista e non è territoriale. Noi vediamo le grandi opere come un bene comune e non come fonte di profitto di pochi: intendiamo fermare la programmazione di tutto ciò che possa privare di risorse preziose gli italiani, che si parli di Tap, di Tav, che ci si trovi in Puglia, in Piemonte o in qualsiasi altro luogo dello stivale. Il gasdotto avrà un impatto non solo sull’ambiente ma sulla stessa economia del Paese.

Potrebbe spiegarci meglio come  il Tap possa influire sull’economia italiana?

I mercati del gas sono attualmente asfittici. Il consumo di gas previsto per il 2015 ammonta a 100 miliardi di metri cubi ma, in realtà, le cifre ci raccontano altro: nel 2013 c’è stato un consumo pari a 69 miliardi di metri cubi – pari a quello del 2001 – e la diminuzione è dovuta soprattutto all’efficientamento energetico ed, in parte, alle fonti di energia rinnovabile che, solo nella nostra regione, producono un surplus dell’86%. Le strutture già presenti in Italia permetterebbero di ricevere 120 miliardi di metri cubi di gas quindi già cominciamo a capire perché un ulteriore gasdotto sarebbe inutile.

I contratti per la gestione del gas sono di due tipi: take-or-pay, caratterizzati da una lunga durata – 20-25 anni – e dalla clausola che l’acquirente, in cambio della garanzia della fornitura, sottoscriva l’acquisto, impegnandosi al pagamento, anche in caso di flessione della domanda di gas, e spot, che si basano sulle leggi del libero mercato e che necessitano di infrastrutture quali i rigassificatori. Nella nostra nazione abbiamo molti contratti del primo tipo ma anche molte infrastrutture. Succede quindi che nel primo caso abbiamo tanti contratti già pagati, qualsiasi sia il consumo registrato, e che invece i rigassificatori, quando non c’è consumo, sono tutelati e vengono remunerati dallo Stato. Tutti soldi che il cittadino dovrà sborsare di tasca propria quando andrà a pagare la propria bolletta. La stessa struttura del Tap peserà sulle nostre finanze.

Il sito ufficiale www.conoscitap.it presenta una situazione rosea di sicurezza, rispetto del paesaggio, coinvolgimento della cittadinanza. Voi cosa ne pensate?

Noi pensiamo che non deve essere proprio così se il progetto ha ricevuto in precedenza due pareri negativi dalla Regione Puglia e dalla Commissione Via – Valutazione d’Impatto Ambientale – la quale ora ha dato il suo sì ma con prescrizioni.

La partecipazione dei cittadini non è stata assolutamente facilitata. Una nostra grande vittoria è stata riuscire a portare ben 15000 pagine di progetto alla portata di tutti. La Regione si è mossa con progetti partecipativi tardivamente – nel 2013 – ed in maniera, suo malgrado, inefficace in quanto, mentre in Francia ed in tutta l’Unione Europea, i processi partecipativi hanno un peso importante, in Italia non è così. Quando è stata votata la ratifica dell’accordo internazionale Tap, il governo si era impegnato a tenere conto del parere dei cittadini invece, come al solito, lo Stato è venuto meno alla promessa data.

La battaglia è persa o c’è ancora speranza di evitare un nuovo duro colpo per la situazione in cui versano gli italiani?

Non è ancora detta l’ultima parola, anzi! Quando saranno rese note le prescrizioni e con la pubblicazione del decreto Via, si potrà agire legalmente. I giuristi contrari alla Tap sono già pronti per i ricorsi, considerando i molti errori presenti nelle procedure.

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