Taranto, è scontro tra lavoratori del terminal e Authority portuale

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Un porto ed un molo polisettoriale che rischiano di vedere, nell’immediato, il disimpegno delle principali compagnie di navigazione commerciale a causa dell’inadeguatezza della struttura, di fondali non idonei e del grave ritardo dei lavori da effettuare. Non è stato sufficiente l’intervento del Governo per cercare di risolvere la questione, o perlomeno di allentare la tensione.

Per il porto di Taranto è un momento davvero difficile. Ed è scontro tra l’Autorità portuale e la Taranto container terminal (Tct), società partecipata da Evergreen e Hutchinson, che gestisce il molo polisettoriale, mentre scatta a partire da oggi una nuova protesta dei lavoratori con presidio davanti alla sede dell’Authority e di fatto bloccando la movimentazione del porto.

I lavoratori ed i sindacati hanno infatti indetto un sit in permanente sotto la sede dell’Autorità portuale per protestare contro i ritardi nella infrastrutturazione dello scalo e per manifestare preoccupazione per il loro futuro occupazionale. Sono 530 i lavoratori interessati dalla cassa integrazione a rotazione da oltre due anni.

L’Autorità portuale, intanto, preoccupata dello stop operativo annunciato, a seguito dei lavori, da Tct e dalla compagnia Evergreen chiede che la stessa Tct mantenga una minima movimentazione di container anche durante la fase di cantiere e lancia una proposta con una serie di condizioni. Tct risponde a muso duro, contesta all’Authority ritardi e inadempienze sul mancato adeguamento dell’infrastruttura, e dice che oggi il terminal container non offre le condizioni funzionali richieste dal mercato e dalla concorrenza nella portualità, soprattutto nell’area del Mediterraneo.

La polemica è scaturita negli giorni scorsi, quando Tct ha annunciato che, essendo prossimo l’avvio dell’intervento alla banchina, nel giro di un mese e mezzo i lavori del terminal, sarebbero stati completamente bloccati, con grave pregiudizio per la situazione occupazionale.

A peggiorare ulteriormente la situazione anche l’annuncio di Evergreen che ha annunciato l’uscita del porto pugliese dalle rotte oceaniche della compagnia perchè la compagnia adesso ha navi nuove il cui attracco richiede fondali più profondi che Taranto non ha.

Taranto container terminal, conclude la lettera di Tct all’Authority, “non è più in grado di garantire i servizi ai propri clienti”.

“Nessuno disconosce i ritardi e i problemi, – ha risposto Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale tarantina – così come è noto che l’adeguamento della banchina del terminal sinora non è partito a causa dei contenziosi promossi dalle imprese. La nostra proposta ha un altro senso: costruire un percorso comune con Tct per gestire la fase transitoria dovuta al prossimo avvio delle opere. D’altra parte, abbiamo offerto il completamento dei primi 900 metri di banchina nei tempi dell’accordo richiamato da Tct, ovvero entro dicembre 2015. A questo punto penso sia necessario un nuovo passaggio a Palazzo Chigi tra tutte le parti firmatarie dell’intesa sul porto”.

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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