Tasi, stangata in arrivo. Le valutazioni della Cgia e la replica di Decaro

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Una vera e propria stangata si sta per abbattere sui cittadini baresi. Ma è tutta colpa dell’amministrazione comunale? E i dati diffusi dalla Cgia di Mestre sono veritieri ed applicabili sic et simpliciter al capoluogo pugliese?

Secondo i dati diffusi dalla Cgia, tra le grandi città italiane le tasse comunali più elevate si registrano a Bologna, a Roma, a Bari e a Genova. L’Ufficio studi dell’associazione di Mestre è giunto a questo risultato calcolando il prelievo che una famiglia tipo di tre persone dovrà subire quest’anno per onorare il pagamento della Tari (la nuova tassa sui rifiuti), della Tasi (il tributo sui servizi indivisibili) e dell’addizionale comunale Irpef. La sola tassa sui servizi, aggiunge un altro studio del Servizio Politiche territoriali della Uil, arriva a costare in media 191 euro nei Capoluoghi, con punte di ben 429 euro.

Secondo l’istituto di Mestre, a Bari per un appartamento di tipo civile A2 si pagherà in media 1.414 euro, mentre per un A3 1.079 euro.

“Il forte aumento dalla tassazione comunale registrato in questi ultimi anni – commenta il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – è da addebitare, in particolar modo, ai pesantissimi tagli ai trasferimenti che lo Stato centrale ha praticato nei confronti degli enti locali. Tra il 2010 e il 2014, i Sindaci di Bologna, Roma e a Bari hanno subito una sforbiciata delle risorse del 48%: Milano del 63% e Venezia addirittura del 66%. Con questi tagli i Comuni sono stati obbligati a ridurre i servizi e ad aumentare le tasse locali, penalizzando soprattutto le famiglie meno abbienti”.

Ma il sindaco di Bari Antonio Decaro non ci sta, e dice la sua.

“Non intendo contraddire i media né i dati della CGIA di Mestre, ma ritengo necessario puntualizzare alcuni aspetti, perché un titolo a caratteri cubitali sulla stampa può incrinare un rapporto con i cittadini costruito faticosamente giorno dopo giorno”.

Per questa ragione abbiamo scelto di basarci sul reddito ISEE del nucleo familiare e non, come la gran parte della altre città, sulla rendita catastale degli immobili, che non rappresenta un criterio oggettivo della situazione socio economica del contribuente

“La scelta del reddito ISEE quale parametro per fissare l’aliquota TASI – ha sottolineato Decaro – è frutto di quel confronto continuo con i cittadini che mi ha aperto gli occhi sulle reali condizioni di molti baresi che magari hanno una casa ma non hanno un lavoro. In assenza di un parametro come l’ISEE che tiene conto di più elementi (reddito IRPEF, rendita catastale consistenza del nucleo familiare, presenza di persone disabili, conti in banca), si rischia di applicare un’aliquota standard a situazioni socio-economiche profondamente diverse”.

“Nella città di Bari invece, grazie al regime di esenzioni e detrazioni previste nel regolamento TASI, su 80.000 contribuenti, circa 10.000 famiglie il cui reddito ISEE è inferiore a 10.000 euro non dovranno pagare la TASI, mentre altre 15.000 famiglie il cui reddito ISEE è compreso tra 10.000 e 15.000 euro potranno avvalersi dello sconto previsto pari a 100 euro sulla tariffa“.

“A Bari la TASI – precisa Decaro – non si applica sulle seconde case – sarebbe prevista per i proprietari e anche per gli affittuari in una misura variabile fino al 30% – e sui locali commerciali e le azione dei. Lo abbiamo fatto per non gravare ancora sulle imprese ,che già pagano un’IMU molto alta, in un momento di crisi persistente. Lo abbiamo fatto per tutelare l’occupazione nella nostra città”.

“Stupisce il fatto che la CGIA di Mestre non abbia scelto  per stilare la sua classifica, appartamenti di dimensioni analoghe con analoghe rendite catastali, ma che abbia proceduto ad effettuare un raffronto partendo da dati oggettivamente disomogenei che oggettivamente ci penalizzano. Non a caso ai vertici della classifica della CGIA per importo della TASI ci sono tre città, Bologna, Genova e Bari che hanno i dati della rendita catastale e della superficie media degli immobili più alti di tutte. Occuperemmo ben altri posti della classifica se si fossero utilizzati dati omogenei”.

“Se poi la CGIA – ribadisce Decaro – che è l’associazione artigiana delle piccole imprese, avesse pubblicato la classifica della TASI applicata alle aziende, saremmo di certo all’ultimo posto perché a bari le aziende e i locali commerciali non pagano la TASI”.

“L’impegno – ha concluso Decaro – che sento di poter prendere è quello, per il prossimo anno, di provare ad abbassare la TASI attraverso un meccanismo di controllo della spesa che ha nella lotta all’evasione tributaria un punto cardine dell’azione amministrativa”.

Dunque non c’è una diretta smentita dei dati diffusi dall’associazione artigiana di Mestre, ma la precisazione che si tratta di dati disomogenei rispetto alle scelte politiche effettuate a Bari che portano a quelle cifre.

Un lungo intervento che, però, non ha tolto ogni dubbio. A Bari le tasse comunali sono tra le più alte d’Italia oppure no? Dall’ultima frase di Decaro, con l’impegno a porre un freno ed un ritocco per l’anno prossimo con i proventi della lotta all’evasione tributaria, sembrerebbe chiara la consapevolezza che per i cittadini baresi una stangata è comunque in arrivo. E che bisogna urgentemente prendere provvedimenti per dare fiato alle famiglie, non evitando però di controllare come i soldi incassati dal Comune sono stati spesi. Si poteva fare di più? Sono stati poi effettivamente erogati i servizi per cui paghiamo salate cartelle?

Secondo Filippo Melchiorre, consigliere di opposizione di Fratelli d’Italia, “Quando, a luglio, fummo i primi a denunciare l’aumento dei tributi locali (Tari, Tasi e addizionale Irpef) – attacca – ricevemmo solo una pietosa difesa d’ufficio della segretaria del Pd cittadino”.

“La diminuzione dei trasferimenti statali a Bari è stata nella misura del 47 per cento tra il 2010 e 2014 – prosegue Melchiorre – mentre a Venezia è stata del 66 per cento e a Milano del 63 per cento, ma entrambe non sono ai primi posti per la pressione tributaria. A questo punto si impone un’attenta e rigorosa analisi della spesa effettuata dall’amministrazione comunale di centrosinistra negli ultimi anni. Non vorremmo che l’utilizzo dei soldi pubblici in alcuni casi fosse stato funzionale alle aspirazioni politiche dell’ex sindaco Emiliano”.

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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