Al Torrione Passari l’Arte racconta della Politica, dell’Economia e della Società

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Luca Vitone - Eppur si muove (Foto Annamaria La Mastra)

Il nuovo incontro con l’Arte Contemporanea al Torrione Passari di Molfetta, a cura di Michela Casavola e Giacomo Zaza, è una collettiva che riunisce le opere di artisti di livello internazionale come Regina José Galindo, Luca Vitone, Lázaro Saavedra e Liudmilla & Nelson, mettendo in primo piano la riflessione sulle dinamiche politiche ed economiche che regolano il Mondo odierno, non più richiudibili in definiti contenitori ideologici nonostante la persistente influenza dell’appartenenza e della nazionalità.

Il titolo dell’esposizione, Eppur si muove, che prende le mosse dalla famosa frase attribuita a Galileo Galilei, coincide di fatto con quello dell’installazione creata da Luca Vitone nella sala circolare del Torrione, che rappresenta la conclusione, tangibile e concettuale insieme, di una personale ricerca sui Rom e sul loro atavico viaggio dall’India all’Italia. Un enorme globo nero, immenso mappamondo che invade letteralmente lo spazio, è completato da una ruota di carro, metafora della bandiera del popolo nomade, e da stralci di mappe geografiche che compongono non solo il tragitto dell’emigrazione, ma anche un’ipotetica profezia di rientro a casa.

Il potere, politico ed economico, è invece il bersaglio delle opere realizzate dagli artisti cubani; Lázaro Saavedra, esponente di spicco  della “Nuova Arte Cubana”, mette alla berlina le contraddittorie condizioni del suo paese traducendo questi paradossi in lavori da cui emerge uno spirito critico, venato di humour e cinismo, che si oppone a un’ideologia ritenuta ormai superata. Cuba ritorna, con la sua incoerenza, anche nelle surreali immagini del duo Liudmilla & Nelson, nelle quali si stratificano più vedute urbane di L’Avana, pensate per costruire – o ricostruire – qualcosa che non è più la realtà come la conosciamo, ma un ibrido documento-invenzione, crocevia tra periodi storici e congiunture politiche differenti.

Le azioni di Regina José Galindo sono, infine, la denuncia del dramma sociale di un Guatemala reduce da trentasei anni di guerra civile e sconvolto ancora oggi da ingiustizie e violenze; che sia nuda, rannicchiata e nera di carbone, o totalmente immobile e indifferente di fronte a una ruspa che le toglie letteralmente il terreno da sotto i piedi, o anestetizzata, l’artista parla per immagini – crude e affascinanti allo stesso tempo – delle tragiche condizioni di vita delle donne del suo paese, oppresse dalle discriminazioni sessuali e dai persistenti abusi di potere. Una storia che si ripete, purtroppo, in molti altri angoli del Mondo.

 

Le fotografie della gallery sono state realizzate da Annamaria La Mastra.

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Nicola Zito
Dottore di Ricerca, collabora presso la Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Bari.

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