Parte il tour per i teatri pugliesi de Il testamento di Don Liborio

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Dopo il successo del debutto al Teatro Angioino di Mola di Bari, “Il testamento di Don Liborio” di Umberto Rey prende il largo e parte con il tour per i teatri pugliesi.

Lo spettacolo che vuole portare in scena le verità nascoste dietro l’Unità d’Italia sarà il 4 maggio al Teatro Roma di Ostuni, l’11 al Cinema Teatro Italia di Francavilla Fontana, il 19 sul palco del J.F. Kennedy di Fasano e poi, sempre a maggio, il 27 approderà a Bari all’AncheCinema Royal. Prevista a luglio, proprio in occasioni di ricorrenze legate a Don Liborio Romano, una tappa a Patù, suo paese natale.

La piece misteriosa e profetica, tratta dall’omonimo libro da poco pubblicato per i tipi delle Edizioni Giuseppe Laterza, sarà rappresentata dall’autore nonché regista Umberto Rey, Armando Merenda, Bruno Verdegiglio e gli altri attori della Morfeo Production e Rey Theatre Company.

La colonna sonora e le sigle sono della professoressa Angela Montemurro mentre il disegno sonoro e voce narrante a cura di Giuseppe Aversa. La direzione di produzione affidata a Fabrizio Stagnani.

In parallelo al tour teatrale ne è previsto anche uno per la presentazione del libro, per entrambe maggiori informazioni sono sempre pubblicate sulla pagina facebook dedicata al progetto “Il testamento di Don Liborio” o chiamando il 3314336980.

Umberto Rey, autore e regista del progetto: “Chiedendo ad un italiano qualsiasi chi fossero, chi sono stai, i padri di questa nazione tutti mi rispondono, ci rispondono, Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini. E’ vero loro sono stati i padri, loro sono stati coloro che hanno fecondata l’Italia, ma chi l’ha allevata, chi ha formato l’Italia sotto il profilo morale, culturale e politico, sono stati anche Don Liborio Romano e la figura di Filippo Curletti. Questa verità è nella piece teatrale, nell’omonimo libro e domani in un film.

“Il testamento di Don Liborio”. – e sottolinea ancora – A partire dai libri scolastici ci viene raccontata una storia non attendibile in merito al Sud Italia. Si sa, sono sempre i vincitori a scegliere cosa raccontare, i Savoia in questo caso. Il meridione paga ancora questo scotto, ma con riferimento ad atti, documenti, verbali, citazioni e ricerche condotte da importanti storici è possibile cambiare punto di vista.”

Approfondimento sull’opera

Fulvio Bedin è un famoso scrittore, storico e docente universitario torinese di metà ‘800, di fama internazionale, noto per i suoi libri che, con documentata e attenta analisi, raccontano la storia e le evoluzioni politico militari d’ Europa.

Nel novembre del 1866, riceve nel suo studio una lettera di convocazione dall’ex Ministro degli Interni e della Guerra del Regno delle due Sicilie, ed in futuro deputato del neonato Regno d’Italia , il politico professor Liborio Romano, presso il palazzo Romano a Patu’, in provincia di Lecce. Incuriosito e attratto da uno strano “post scrittum” dell’invito che evidenziava che , a seguito di quell’incontro, il suo nome sarebbe rimasto nella storia, accetta e decide di presenziare all’incontro in data 25 dicembre 1866.

Arrivato puntualmente in Puglia nel giorno e nell’ora stabiliti, a palazzo Romano, fa conoscenza del notaio Cosimo Margiotta, un repubblicano, amico d’infanzia e professionista di fiducia del barone Romano.

I due, dopo pochi minuti, sono seduti con don Liborio Romano il quale svela definitivamente il motivo di quella strana ed inaspettata riunione.

Un tormentato, pentito e realista don Liborio dichiara loro la volontà di confidarsi, di raccontare e consegnare un autentico e veritiero testamento storico in riferimento ai fatti, episodi, atti, documenti e personaggi che hanno caratterizzato la cosiddetta” unità d’Italia” avvenuta nel 1860.

L’unica condizione che pone in modo deciso ai suoi due ospiti è che questo testamento storico e morale sia pubblicato e diffuso non prima del 2017, quindi, dopo 150 anni circa la data del loro incontro.

Il Bedin ed il Margiotta, accettando le condizioni imposte dal Romano, nel giro di pochi minuti, si ritrovano all’interno di un viaggio narrato e documentato che stravolge totalmente qualsiasi libro, articolo giornalistico e storia ufficiale da loro riconosciuta, una ingarbugliata rete di sovrani e stati europei complici dell’accaduto, tradimenti di generali insospettabili, storie di deportazioni e detenzioni che ricordano l’olocausto ebraico in Germania, il patto della neonata Italia tra stato e camorra e tanto altro.

In questo sconvolgente e rivoluzionario scenario, Fulvio Bedin, vestendo i panni non solo di storico integro e interessato esclusivamente alla verità, diventa nei suoi atteggiamenti e nel linguaggio quasi un pubblico ministero in cerca di risposte e prove convincenti. Dall’altra parte il Margiotta cerca di bloccare sul nascere la pericolosa confessione del suo amico e, non riuscendoci, tenta di motivare prima a se stesso e poi ai presenti la buona fede e le intenzioni non malefiche del suo amico don Liborio Romano, in riferimento agli episodi accaduti in quel 1860 in Italia.

Dopo una serie di colpi di scena, all’interno di questo palazzo cinque uomini, con le loro parole, dubbi, emozioni e punti di vista lottano come fossero in un incontro corpo a corpo tipico della Lotta Greco Romana, come anguille entrano ed escono dalle maglie strette della
coscienza e della comprensione cercando fortemente la verità e l’assoluzione, il reato e la condanna storica. Un mistero tenuto sepolto per oltre 150 anni, ora vede la luce, e nulla sarà più come prima.

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Redazione
#raccontiamolapuglia. Quotidiano online indipendente di carattere generalista con un occhio particolare alle tante eccellenze della nostra regione.

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