Trabucchi, presto una legge regionale li tutelerà

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La Giunta regionale pugliese per voce del suo assessore Angela Barbanente  ha relazionato oggi in settima Commissione consiliare il disegno di legge sulla valorizzazione e recupero dei trabucchi. Il provvedimento intende salvaguardare, tutelare, valorizzare un manufatto storico, caratterizzante, in modo particolare, il paesaggio costiero del basso Adriatico e che costituisce elemento del patrimonio identitario della Regione Puglia.
“La valenza storica del trabucco – ha riferito l’Assessore al paesaggio –  è data dall’essere strumento di una particolare tecnica di pesca, consistente nell’intercettare, con le grandi reti, i flussi di pesci che si spostano lungo gli anfratti della costa, sfruttando favorevolmente le correnti”.
“L’indubbio valore identitario del trabucco – ha continuato Angela Barbanente – deriva, quindi, dall’essere non solo testimonianza della tradizionale attività di pesca praticata in alcune zone della Puglia, ma anche dalla circostanza che tali strutture fragili, esposte a degrado naturale e bisognose di ripetuti interventi di manutenzione, rappresentano, ormai, una componente stabile del paesaggio costiero”.
Il disegno di legge si propone la preservazione del bene “trabucco”, anche attraverso sanzioni per chi li danneggia, degrada o rimuove senza autorizzazioni, oltre ad un censimento delle strutture esistenti e scomparsi.
“È importante evidenziare – ha concluso l’assessore – che il censimento e le linee guida sono essenziali per tutelare e valorizzare un patrimonio storico e paesaggistico di grande valore identitario con interventi di recupero o ripristino, indicando anche le funzioni compatibili, e per evitare il proliferare di costruzioni lignee sul mare che alla tradizione dei trabucchi si richiamano solo genericamente.

Ma cos’è il Trabucco? Una imponente costruzione realizzata in legno strutturale fatta di una piattaforma protesa sul mare ancorata alla roccia da grossi tronchi di pino d’Aleppo, dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall’acqua, due (o più) lunghi bracci, detti antenne, che sostengono un’enorme rete a maglie strette detta trabocchetto. Secondo alcuni storici sarebbe uan invenzione dei Fenici.

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Redazione
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