Trivelle in Puglia: Rotundo e la schizofrenia del M5S

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Il decreto “Sblocca Italia“, la volontà di fare della Puglia una fonte di idrocarburi nonostante i noti limiti dal punto di vista geomorfologico e paesaggistico, la confusione delle parti politiche che non sanno su quale cavallo puntare per accattivarsi il numero più alto possibile di elettori ed il solito inquietante e deprimente atteggiamento del Movimento 5 Stelle, fiumana umana che si consuma in rivoli di “ggente” in buona fede, complottisti acerrimi nemici della “kasta”, pochi – o forse nessuno – professionisti della politica e molti politicanti, opinionisti in cerca d’autore. Questo balza alla mente leggendo uno degli ultimi comunicati stampa del gruppo M5S di Lecce che parla della mozione presentata dal consigliere Antonio Rotundo, del Partito Democratico, contro le trivelle.

Dopo aver riassunto le azioni del gruppo negli scorsi mesi – la richiesta di ordine del giorno protocollata al Sindaco Paolo Perrone, al Presidente del Consiglio Comunale Alfredo Pagliaro e a tutti i capigruppo, affinché il consiglio si esprimesse contro lo Sblocca Italia, ivi compreso l’articolo 38 che riguarda le attività connesse allo sfruttamento dei giacimenti nazionali di idrocarburi, con trivelle e infrastrutture, che interesseranno anche il Salento, e diventeranno d’ “interesse strategico nazionale”, con titolo concessorio unico –  invece di mostrare soddisfazione per la mobilitazione di Rotundo, leggiamo dal documento: “Siamo felici che qualcuno si sia finalmente svegliato… meglio tardi che mai! Certo, risulta curioso che ad opporsi alle trivellazioni e a chiedere di impugnare lo Sblocca Italia sia, ora, proprio un esponente locale del PD, che è ideatore e Il promotore della legge. La solita ipocrisia politica, che a puri fini elettoralistici, tenta di gettare fumo sugli occhi dei cittadini. Richiami, Rotundo, il suo partito alle proprie responsabilità. Perché sarà proprio il suo partito, il PD, a trascinare questo paese nel medioevo, rendendoci ancora legati ai fossili, quali gas e petrolio, a danno dell’economia locale, marina, del paesaggio e della nostra salute”.

Ma con queste parole, in fondo, si fa campagna elettorale. Invece che pensare a fare fronte comune per un problema importante, viene colta la palla al balzo per infangare la concorrenza e neanche sottilmente, con sapienza, con quella competenza, intelligenza e, a volte, anche ironia dei Politici – e qui è necessaria la lettera maiuscola – di un tempo ormai lontanissimo. Ma con quel piglio che ormai conosciamo bene, quello del “popolo della rete“, la rispostina piena di livore da scrivere sui social network per ricevere tanti “Mi piace” da cittadini arrabbiati, stanchi, che si aggrapperebbero a qualsiasi cosa purché l’Italia smettesse di essere lo Stato di pochi e recuperasse quella democrazia di fatto a cui sicuramente anelavano coloro che la Costituzione l’hanno scritta.

Quindi tra una notizia e l’altra, tra il pericolo trivelle, le primarie del centro sinistra e molto altro, ci tocca anche beccarci la rabbia spesso senza costrutto di questa novità che il panorama politico italiano ci ha regalato. Ma non si potrebbe avere un po’ più di collaborazione e azioni tangibili – il riferimento non è alle manine sporche di nero petrolio in segno di protesta come farebbero dei genuini ed idealisti liceali – per una nave che sta affondando invece che questa quotidiana e avvilente ira funesta?

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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