“Viaggiamo stipati e non accomodati”. Lo sfogo degli operai turnisti pendolari tra Foggia e Melfi

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Non accade sempre. Ultimamente spesso e quando accade il disagio è enorme. Lo si sente sul corpo specie per chi deve trascorrere otto ore in fabbrica a lavorare in piedi sulla catena di montaggio.

La notizia è di circa due settimane fa. Prima di renderla pubblicaè stato indispensabile effettuare le verifiche del caso. Il servizio di trasporto che conduce i lavoratori foggiani presso la zona industriale di San Nicola di Melfi, da quanto si è appreso e si è visto, ha dimezzato i mezzi.

Un tempo erano tre i pullman con corse di andata e ritorno; oggi è uno pur mantenendo doverosamente le stesse corse agli stessi orari. Colpa della riduzione, la chiusura temporanea, con cassa integrazione degli operai, dello stabilimento Fiat-Sata che da Foggia da lavoro a centinaia di concittadini.

Una scelta ponderata e responsabile da parte dell’azienda regionale dei trasporti, la S.I.T.A. Oggi che la cassa integrazione è rientrata con punte limitate in alcuni turni, e il flusso dei lavoratori è ritornato quasi nella normalità, quella che un tempo impiegava i tre mezzi è diventato un ricordo. Oggi le corse previste impiegano un solo pullman.

A quanto pare però la S.I.T.A. sembra che non se ne sia accorta. Essa i conteggi li fa sul numero degli abbonati, giacché il servizio per l’area industriale pare sia fornito solo su abbonamento, mensile e settimanale. Ed ecco che nasce il problema.

Giorno 7 ottobre 2014 i lavoratori foggiani dell’area industriale di San Nicola di Melfi, alle 04:45, hanno come sempre preso il solito pullman per recarsi sul posto di lavoro. Sono 60 Km di strada, per la maggior parte rettilinea ma tortuosa per il cattivo stato del manto stradale, affrontati per 6 giorni la settimana in andata e ritorno. Circa un’ora in un mezzo che dovrebbe fornire comfort e sicurezza, molto spesso senza aria condizionata (come detto da chi viaggia), concedendo anche qualche spensierata pennichella sia per l’ora di andata, sia per  riposarsi dalle otto ore trascorse in fabbrica. Invece non è così. E ciò si sussegue da tempo. Difatti giorno 7 i turnisti del primo turno hanno dovuto viaggiare stipati nel pullman, dove 5 si son dovuti (diciamo…) accomodare sui gradini delle porte del mezzo.

“Il pullman era strapieno e 5 persone sono rimaste senza posto – ha affermato uno degli “stipati” che era a bordo del mezzo- Vi sembra normale? È da un po’ di tempo che si viaggia solo con un pullman e capita spesso che qualcuno rimanga in piedi. Si può fare qualcosa allertando stampa e telegiornali? –hanno chiesto gli operai pendolari-. Ora c’è solo un pullman e non vogliono mettere il secondo perché dicono che non si trovano con gli abbonamenti… C ‘è sempre qualche portoghese. Ma comunque il punto è che c’è gente – ha continuato uno di loro- che paga il mensile come noi e rimane in piedi. E poi se non si trovano con gli abbonamenti perché non fanno i controlli e le multe? Anche se la Fiat non lavora ancora a pieno regime, perché dobbiamo viaggiare in condizioni non sicure e al limite della sopportazione? Tra noi non ci sono solo lavoratori della Fiat, ma anche quelli della Barilla e di altre aziende meno importanti. La S.I.T.A. da priorità alla Fiat o alle persone? – Ha concluso un pendolare che mette in evidenza i problemi cui è sottoposto quotidianamente per recarsi sul posto di lavoro”.

Quando gli operai pendolari mi hanno contattato, abbiamo cercato di chiamare la S.I.T.A. Ci sono volute ore prima di conferire con la Responsabile Movimentazione Mezzi. Ad una precisa domanda come mai il servizio di trasporto per la zona industriale di S Nicola di Melfi avesse un solo mezzo e non i tre o al massimo i due previsti, dopo la cassa integrazione della Fiat-Sata, in sintesi mi è stato detto dalla responsabile che non sapeva niente della situazione e che l’autista del pullman non l’aveva avvisata. Tuttavia la responsabile ha assicurato che si sarebbe attivata per risolvere l’incresciosa situazione. Il ritorno, dopo le otto ore in fabbrica, da quanto è stato riferito da più lavoratori pendolari è stato più confortevole poiché il mezzo era di capienza maggiore, anche se qualcuno ha preferito farsi dare un passaggio da qualche amico che viaggia con la sua auto. Forse è questo il comfort sul ritorno? Certo non è la soluzione di una situazione che spesso si ripete.

Inoltre, sempre dai pendolari, mi è stato confermato che l’autista del pullman per il ritorno abbia detto che molto probabilmente all’inizio della prossima settimana (quella che era in corso durante l’accaduto, perciò ad oggi dovrebbe essere già attivo) la S.I.T.A. avrebbe messo in corsa due pullman. Ciononostante, il giorno dopo, il pullman in corsa era uno più grande ma i lavoratori pendolari erano di più tant’è che uno di loro è rimasto in piedi.

Ad oggi, 22 ottobre 2014, dopo aver riascoltato alcuni dei lavoratori pendolari, il servizio pare essere regolare in quanto il pullman in servizio è quello grande (50 posti a sedere) e i posti sono tutti, ripeto tutti, occupati. Se un foggiano di quelli che oggi prendono la propria auto e decidesse di ritornare al pullman rimarrebbe in piedi; le normative vigenti in materia di sicurezza, mi pare, non prevedono il trasporto in piedi.

A quanto pare la S.I.T.A. è recidiva per questi problemi. Già negli anni trascorsi si sono avuti di questi disservizi e la risposta è stata sempre la stessa, si conteggiano gli abbonamenti e si provvede al servizio. Tuttavia secondo i lavoratori pendolari non è normale che chi paga un abbonamento mensile debba usufruire di quel tipo di disservizio.

“Tanto per ricordare a chi giace negli uffici foggiani di Via Montegrappa –afferma un turnista pendolare-  50, e spesso anche più, uomini di età superiore ai 40 e 50 anni, che si alzano alle 4 del mattino, non possono viaggiare, seppur in condizioni non sicure, seduti sui gradini delle scale del pullman. L’età ha  le sue complicanze, i suoi acciacchi. Se c’è qualcuno che non paga, che non compra gli abbonamenti mensili o settimanali, la S.I.T.A. è pregata se non proprio dovuta,  di aumentare i controlli  e i cosiddetti controllori di multare chi viaggia senza abbonamento. Purtroppo -conclude il pendolare- così funziona in Italia: meno viaggiatori abbonati e aumento degli abbonamenti per far quadrare dei conti che non riescono a sopportare, pur sapendo dove risiede il problema e che la Regione Puglia dovrebbe sovvenzionare”.

di Nico Baratta
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Redazione
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