Vittorio Veneto, 96 anni fa la fine della Grande Guerra

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Quest’anno, oggi, ricorre il novantaseiesimo anniversario della fine della prima guerra mondiale. Con l’entrata delle truppe italiane vittoriose a Trento e Trieste, dopo quasi tre anni e mezzo di combattimenti, si concludeva la “Grande Guerra” e si completava il lungo e sanguinoso processo di unificazione nazionale. Tre anni dopo, il 4 novembre 1921, l’Italia si stringeva attorno alla figura del “Milite ignoto”. Due ricorrenze che, nella data del 4 novembre, uniscono le gesta del passato dei nostri connazionali che, con grandissimi sacrifici e sforzi inennarrabili riuscirono a riunificare la nostra Nazione.

Quando tutto sembrava perso, in quel lungo e piovoso autunno del 1918 si ribaltarono le sorti della guerra tra Italia ed Austria per il controllo del Trentino e del Triveneto, più in generale.

La svolta avvenne il 28 ottobre quando, a seguito del successo italiano nella battaglia di Vittorio Veneto, l’Austria chiese agli Alleati di iniziare le trattative per l’armistizio e in serata dette ordine all’esercito di ritirarsi. Nei giorni successivi prima la Cechia proclamò il distacco di Praga dall’Impero Austriaco, poi  fu la volta di Croazia e Dalmazia, che insieme a Sloveni e Serbi diedero vita a quella che, di li a pochi anni avrebbe costituito la Federazione Jugoslava. Il 30 ottobre a Vienna e Budapest esplosero grandi disordini, che il 1 novembre sfociarono in una vera e propria rivoluzione popolare.

La fine del conflitto ufficialmente avvenne il 3 novembre 1918, quando l’Austria firmò con l’Italia l’armistizio di Villa Giusti che entrò in vigore il 4, giorno in cui gli italiani entrarono a Trento e la Regia Marina sbarcò alcune truppe nel porto di Trieste. L’Italia aveva vinto la sua guerra ed ora poteva festeggiare la sua riunificazione.

Ma quanto sangue… quanta sofferenza… quanto dolore. Nessuna parte d’Italia rimase immune dallo sforzo bellico. Oltre 650.000 italiani morirono sui campi di battaglia, due intere generazioni vennero spazzate via dal fuoco e dalla furia distruttrice della Guerra. Nel mondo si contarono poco meno di 9.722.000 di vittime militari, con oltre 21 milioni di feriti, molti dei quali rimasero più o meno gravemente segnati o menomati a vita. L’enorme perdita di vite umane provocò un grave contraccolpo sociale: l’ottimismo della Belle Époque fu spazzato via e i traumatizzati superstiti del conflitto andarono a formare le “generazioni perdute”.

In occasione del terzo anniversario della fine del conflitto l’Italia decise di onorare in forma solenne tutti i propri connazionali che, senza nome, giacevano nei tanti cimiteri di guerra in tutto il nordest. Venne affidata a Maria Bergamas, la madre del volontario irredento Antonio Bergamas disperso in combattimento, la scelta di una salma tra undici bare di soldati non identificati caduti in vari fronti di battaglia. La bara prescelta fu deposta in un carro ferroviario che sfilò in tutta Italia fino a Roma, dove il 4 novembre 1921 fu prima deposta nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, poi traslata negli anni trenta al Vittoriano e da allora solennemente sorvegliata da un picchetto d’onore.

Oggi,  4 novembre, festa nazionale, ricorrenza dell’armistizio del 1918 e giornata delle Forze Armate, le più alte cariche dello Stato rendono omaggio al Milite Ignoto e si recano in visita al Sacrario di Redipuglia dove sono custodite le salme di 100.000 caduti nella guerra del ’15-’18, nonché a Vittorio Veneto. Una giornata per dire grazie a tutti i nostri militari, di allora come dei nostri giorni che quotidianamente sono impegnati per garantire la nostra sicurezza dentro e fuori i confini italiani.

 

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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